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Visti, rivisti, da rivedere – Il Nome Del Figlio

francescaarchibugiilnomedelfigliolocandinaPaolo e Simona aspettano un bambino e mentre lei è in radio a parlare del suo ultimo romanzo di grande successo e di poco spessore, lui va a cena da sua sorella Betta e suo cognato Sandro per rivelargli il sesso e il nome del futuro nascituro. Insieme a loro ci sarà Claudio, amico d’infanzia e di famiglia, che cerca sempre di sedare qualsiasi discussione possa nascere. Però la rivelazione del nome di questo bambino, porterà a galla rancori antichi, ma neanche tanto.

Sorretto da un cast di grandi nomi decisamente in parte e totalmente affiatati nel dare credibilità all’intensissima rete di sentimenti contrastanti che intercorrono tra i protagonisti che sono chiamati a interpretare, Il Nome Del Figlio, co-sceneggiato dalla regista Francesca Archibugi e da Francesco Piccolo, prodotto anche da Paolo Virzì (di cui si scorgono dei tratti soprattutto quando vengono mostrati i flashback del passato dei protagonisti), è un film attento a dare spessore ai dialoghi e ai rapporti interpersonali, ma anche a regalare emozioni senza eccedere in soluzioni eccessivamente melodrammatiche, riuscendo a rimanere impresso per il suo essere semplice e complesso al tempo stesso.

ilnomedelfiglio1Se da un lato, infatti, abbiamo il racconto di una cena in cui delle persone legate indissolubilmente dagli anni passati insieme e da rapporti indistruttibili si ritrovano a confrontarsi con durezza e dolcezza al tempo stesso, dall’altro abbiamo il racconto di una società sempre più contradditoria, divisa tra apparenza, ideologie e dogmi, pur essendo attraversata da ipocrisie e opportunismi di non poco conto.

Senza rivelare il nome del bambino che dà il via a quella che è la discussione che presto si scatenerà tra Betta, Sandro e Paolo, con Claudio che cercherà di fare da paciere e Simona che tarderà ad arrivare, basti dire che questo porterà i protagonisti ad attaccarsi su temi sociali e politici, per poi in realtà rivelare degli irrisolti dal punto di vista personale e famigliare. Tutto questo senza mai tralasciare i toni lievi che rendono il racconto a tratti anche commovente e un’impronta ironica che fa da perfetto contraltare al “dramma” di questi rapporti sì duraturi e intensi, ma al tempo stesso anche molto fragili e perfettibili.

ilnomedelfiglio2Tratto dalla pièce teatrale Le prénom, Il Nome del Figlio, ambientato all’interno della casa borghesissima di Sandro e Betta (lui, Luigi Lo Cascio, professore universitario e scrittore del tutto risucchiato dal mondo dei social, lei, Valeria Golino, insegnante e mamma un po’ stanca del suo ruolo di donna di casa, nonché brava figlia e sorella), ci trascina totalmente all’interno della bagarre scatenata da Paolo (Alessandro Gassman, mattatore assoluto, nei panni di un agente immobiliare pieno di sé, fissato coi soldi, sposato con la giovane e avvenente scrittrice di borgata, la sempre perfetta Micaela Ramazzotti), con il povero Claudio che si ritrova suo malgrado al centro di un colpo di scena finale che rimescolerà tutte le carte in tavola (Rocco Papaleo nei panni di un amico fraterno sempre in bilico tra lealtà, accondiscendenza e qualunquismo).

Spiati in qualche modo dal piccolo drone dei figli di Sandro e Betta, i cinque protagonisti attraverseranno gli alti e i bassi della loro storica unione, facendoci anche riflettere sull’evoluzione di concetti quali borghesia e cultura, destra e sinistra: tematiche affrontate senza risolversi in facili schematismi, ma con l’intelligente arma delle storie personali che si fanno emblema della società in cui si sono sviluppate, con momenti contrappuntati da un sapore nostalgico e coinvolgente, come quello in cui i protagonisti si riconciliano, anche se per poco, sulle note di Telefonami Tra Vent’Anni di Lucio Dalla.

Trailer del film:

ALESSANDRA CAVISI

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