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Non Solo Star: Rob Zombie

lacasadei1000corpilocandinaUn artista che sicuramente non ha mai lasciato indifferenti, soprattutto quando ha fatto la sua comparsa nel mondo del cinema, dopo aver militato per anni solo in quello della musica, è indubbiamente Rob Zombie, ex-leader della band White Zombie e poi solista con diversi album all’attivo. Il motivo per il quale non ha lasciato indifferenti è che la “sporcizia” e il “cattivo gusto ricercato” che hanno contrassegnato la sua carriera da musicista, si è riversato specularmente e altrettanto ricercatamente anche nel linguaggio visivo e narrativo adottato all’interno delle sue opere cinematografiche.

Una carriera iniziata nel 2003 con il sorprendente esordio La Casa Dei 1000 Corpi, ancora oggi ricordato come cult-movie di serie b, e proseguita con opere che, escludendo le derive fin troppo mainstream del reboot di Halloween – The Beginning, hanno continuato a dimostrare le peculiarità e la rozzezza seventies del loro autore. In questo esordio Zombie racconta di quattro ragazzi che la notte di Halloween, fermandosi a fare benzina in una stazione sperduta, si ritrovano a visitare una sorta di museo tematico dedicato a vari personaggi e storie macabre e poi, caricandosi un’autostoppista, arriveranno a subire indicibili torture da parte di una famiglia disfunzionale e decisamente malata.

Soffermandoci, quindi, sull’opera prima, La Casa dei 1000 Corpi, la prima cosa che viene in mente è che, a partire dal nome di molti dei personaggi, così come dalla scelta degli interpreti chiamati ad impersonarli, passando per molte delle situazioni narrate e dell’estetica da “luna-park” del film, al di sotto dello strato di sporcizia di cui sopra, si denota in realtà una certa cultura inerente il cinema horror, soprattutto quello degli anni ’70 appunto, e se vogliamo anche una ricercatezza nell’omaggiare autori di un’epoca passata, persino antecedente gli anni del film più spiccatamente omaggiato in questa pellicola e cioè il seminale Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper.

C’è molto dei freaks di “browninghiana” memoria, così come si notano dei divertiti e divertenti omaggi al cinema dei fratelli Marx (la scelta dei nomi  per il Capitan Spaulding, Otis B. Driftwood e Rufus T. Firefly viene da lì insomma), senza considerare che tra gli interpreti ritroviamo molte icone del cinema di genere come Karen Black.

La Casa Dei 1000 Corpi, che tra l’altro vede l’esordio alla recitazione di Sheri Moon, moglie di Zombie (successivamente attrice feticcio del regista), mostra appunto un luna park dell’orrore e lo stile registico e stilistico trasmette le stesse sensazioni di instabilità e turbinio che si possono provare sulle montagne russe (basti pensare alla diversità di toni nell’utilizzo della fotografia, alla pellicola sgranata, agli split screen ripetuti, agli improvvisi ralenti e si potrebbe continuare a lungo). lacasadei1000corpi

Ma quello che più conta di quest’opera, se vogliamo derivativa ed evocativa di un modo di fare horror carnale e al tempo stesso minimale (non ci sono molti sottotesti né sofisticate elucubrazioni), è la sua ironia e il suo riferirsi specificatamente agli appassionti maniacali del genere con una serie di strizzatine d’occhio non indifferenti e con un’accelerazione voluta e insistita sullo splatter e sul gore, cosa che tra l’altro all’epoca fece incorrere il film in un arresto distributivo di non poco conto, dal momento che la Universal nel 2000 si rifiutò di distribuirla per paura del divieto sui minori e, quindi, il film vide la luce solo tre anni dopo grazie alla Lions Gate.

La Casa Dei 1000 Corpi, che racconta di due coppie di fidanzati alla ricerca di brividi la notte di Halloween (inutile rimarcare che trovano brividi, sangue, morte, orrore, devastazione e ogni sorta di efferatezza che possa venire in mente), ha avuto talmente successo da ispirare un sequel (l’altrettanto imperdibile La Casa Del Diavolo) e da consegnarci un personaggio a suo modo iconico come il capitano Spaulding, truccato da clown e sempre in bilico tra follia e lucidità.

RITRATTO DELL’ARTISTA

robzombieFino al 1998 è stato il frontman dei White Zombie, dodopochè si è dedicato alla carriera solista con sei album all’attivo e con una serie di collaborazioni che nel corso del tempo hanno rafforzato la sua figura nel mondo musicale alternative metal.

Nel 2003 ha esordito al cinema come regista dando vita appunto a La Casa dei 1000 Corpi a cui due anni dopo è seguito La Casa Del Diavolo.

Nel 2007, invece, ha fatto incursione nel mondo cinematografico più mainstream, pur rimanendo nell’ambito del genere horror, girando Halloween – The Beginning (sicuramente tra i meno personali dei suoi lavori), seguito, anch’esso a distanza di due anni, da Halloween II.

Successivamente, nel 2012, ha fatto parlare molto di sé per il film Le Streghe Di Salem che ha diviso nettamente in due fazioni sia i sostenitori del suo cinema sia la critica in generale.

Lo stesso discorso si è riproposto nel 2016 con 31, opera che non è riuscita del tutto a convincere gli spettatori più intransigenti.

Ad ogni modo, nonosante molto probabilmente non sia ancora riuscito ad eguagliare il lavoro fatto con i suoi primi due film, Rob Zombie con questi ultimi lavori è tornato comunque a parlare la stessa lingua dei suoi esordi.

ALESSANDRA CAVISI

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