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::Playlist:: by Enrico Lombardi – Musica accendi un fuoco in testa

enricolombardiAma giocare con il fuoco Enrico Lombardi, a cominciare dal titolo del suo primo album su lunga distanza, Niente paura, il fuoco, in cui le chitarre incendiano (è il caso di dire) l’anima dei brani nati da impulsi cantautorali ma sviluppati su scie alternative rock figlie degli anni 90.

Il percorso del musicista pescarese è stato lastricato da singoli che hanno segnato un percorso evolutivo ben riassunto dalle dieci canzoni che poi sono andate a comporre il suo debut album, ma per comprendere fino in fondo la sua musica l’artista ci ha regalato una playlist di brani che, ancora una volta, sono come fiamme ardenti che illuminano il suo cammino artistico.

Ognuna di queste dieci canzoni ha aperto la mia mente ad un nuovo sentire – ci racconta – A volte le canzoni ti raggiungono e sono come quegli eventi della vita che segnano uno spartiacque. Ognuna di queste canzoni è stata una boa del mio percepire“.

::Playlist:: by Enrico Lombardi – “Musica accendi un fuoco in testa

Paolo BenvegnùCerchi nell’acqua

Paolo Benvegnù mi ha insegnato a riconoscermi in un essere emozionale, ad accogliere in me le emozioni, queste entità così astratte, archetipo dell’immaterialità. Paolo Benvegnù sa toccare l’intangibile, che è quello a cui poi aspira ogni cantautore.

Marlene KuntzLieve

La poesia sonora dei Marlene Kuntz pervade tutto Catartica, loro debut album del 1994, e Lieve ne rappresenta l’apice, il climax. Maestosa come una ballata di uno spaghetti western, ruggente come una cascata che precipita nella nostra testa.

John LennonImagine

Nel video ho sempre avuto la sensazione che John Lennon, conoscendo il potere di questa canzone, ne fosse esso stesso un po’ intimorito, sicuramente malinconico in questa sua consapevolezza. Imagine ci denuda di ogni certezza, è una bomba per il nostro ego. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo il fallimento dell’essere umano, con l’individualità e con la guerra.

Skunk AnansieFollow me down

Testo alla mano, è quasi impossibile non piangere, colpa anche del videoclip. Chiunque di noi si è sentito, almeno una volta nella vita, devastato nel cuore talmente tanto da trasmetterlo al corpo. Per alcuni è una sensazione continua nel quotidiano, che si doma e si tiene in letargo, se si è fortunati in maniera consapevole.

Elvin BishopFooled around and feel in love (Live 1976)

Il brano composto da Elvin Bishop, ma sopratutto la voce di Mickey Thomas, imperiosa, morbida, che fa sembrare così facile intonare note impossibili, calde, avvolgenti. La canzone perfetta per i titoli di coda di qualsiasi film, il mio sicuramente.

Lucio DallaCom’è profondo il mare

Uno spartiacque per la mia formazione di cantautore. Troppo raramente una poesia ha l’amalgama sonora di una canzone, generalmente riesci a distinguere che la scrittura si è aggiunta a posteriori alla musica. Qui no, qui le parole sono un suono e ogni suono è una parola colma di significato, un unicum. L’Italia ha fottutamente bisogno di canzoni così.

Jimi HendrixCrosstown traffic

Il ritmo tribale del blues portato a velocità aumentata, adattato alla confusione cittadina di una metropoli, al senso di disorientamento per una società anonima, disattenta ai bisogni degli ultimi, dei disadattati e diversi, dei freak di cui Jimi si vantava orgogliosamente di far parte.

Pink FloydWelcome to machine

La psichedelica dei Pink Floyd mi ha sempre portato su un altro universo. Hanno sempre avuto le saette tra le mani, come degli dei. Ricordo di essermi ritrovato, ventenne, in un falò una notte d’estate: un pazzo del paese poi venuto a mancare l’ha intonata con una chitarra sgangherata e io mi sono accorto che ero l’unico ad essere commosso: conoscevo quel linguaggio, quell’urlo. Gli altri ridevano prendendolo in giro.

LitfibaLa musica fa

La canzone è tratta da Spirito, l’album più potente e maturo dei Litfiba. E lo dico solo per far imbestialire i fan della prima ora, delle loro convinzioni, del loro volere che nulla cambi in un’eterna reiterazione di solo quello che piace a loro. Un artista ha il dovere di cambiare, di cercare… per l’artista lo sbaglio è sempre un merito, ma non è certo questo il caso di uno sbaglio. Si ha più l’impressione di aver trovato una nuova miniera sconosciuta, che parla con una lingua più morbida ma dice cose dure e importanti, capace di farti tremare le gambe più di un terremoto.

Pino DanieleBella ‘Mbriana (Live RSI 1983)

Un cosmo di suoni e significato, con sede a Napoli e che trasmette in tutto il modo. La musica di Pino Daniele è riuscita come nessun’altra a rendere ugualmente presenti la profondità cantautoriale e la ricerca sonora di un collettivo di jazz-rock. Pino era un musicista enorme e insieme alla sua storica band ha scritto pagine che non torneranno più nella storia della musica italiana. Usando la lingua napoletana, da sempre la culla della “Canzone”. Quanta profondità da non lasciare svanire in questo tempo folle. Il mio cantautore preferito.

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