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Intervista a Willie Peyote, che oggi porta la sua Pornostalgia a Sogliano Sonica

williepeyote1Sin dagli esordi Willie Peyote si è dimostrato un artista carismatico e dalla penna affilata. La sua innata capacità di accostare testi pungenti e autoironici a musiche fresche, vivaci e ballabili è il suo marchio di fabbrica, in grado di conquistare gli amanti del dancefloor e dello svago così come gli ascoltatori più critici e attenti. Basti pensare a Mai dire mai (la locura), la hit portata sul palco di Sanremo nel 2021, una riflessione lucidissima e carica di sarcasmo su quello che è accaduto nel mondo dell’arte e dello spettacolo durante la pandemia, dai ritmi travolgenti e con un ritornello frizzante e catchy che si lascia canticchiare con leggerezza. E anche Pornostalgia, il quinto album di Willie, pubblicato lo scorso maggio, non tradisce questi presupposti, pur aprendosi a una nuova naturale evoluzione a livello di scrittura e arrangiamenti. In questo lavoro, infatti, il cui neologismo del titolo è un provocatorio riferimento all’abbandonarsi all’estremo piacere dei ricordi del passato per non pensare al futuro, l’artista torinese guarda alle sue origini musicali e rincara la dose per quanto riguarda gli argomenti d’attualità, seppur invertendo la prospettiva e osservando il mondo esterno a partire da se stesso e dal proprio personale modo di assorbirne gli impulsi.
Willie stasera sarà headliner al festival Sogliano Sonica, di cui siamo media-partner, per cui abbiamo approfittato dell’occasione per far due chiacchiere con lui sul disco e su come è cambiato il mondo – in particolare quello della musica – in questi fatidici e tormentati anni.

Ciao Willie. Pornostalgia è ricchissimo di spunti, collaborazioni e riferimenti puramente non-casuali alla nostra realtà attuale, a cui come sempre non lesini critiche dirette e incisive. Prima di entrare nel merito dei contenuti, partiamo proprio dal senso del suo titolo: da dove ha origine e dove conduce questa “pornostalgia”, che fa da fil-rouge tra i diversi brani?

Ciao a te. La “pornostalgia” del titolo, soprattutto la parte della “nostalgia”, deriva da una riflessione che ho fatto durante il primo lockdown. Arrivavo da un disco che parlava della nostra voracità, del nostro rapporto col tempo: fino a quel momento cercavamo sempre di guardare in avanti quasi con bulimia, verrebbe da dire, e invece poi è arrivato il lockdown e ci ha bloccati tutti, ibernando totalmente l’idea stessa del futuro. Così, non riuscendo più a guardare avanti, ci siamo ritrovati tutti a guardarci indietro. Ragionando su questa completa rivoluzione del modo di concepire la nostra quotidianità mi sono ritrovato a scrivere brani che fanno praticamente da contraltare al disco precedente, separandosi ma anche legandosi in qualche modo proprio per questa concezione, perché in fondo restiamo sempre inguaribilmente anacronistici: o guardiamo troppo avanti o ci guardiamo le spalle ma di fatto non viviamo mai bene il presente.

Tra i temi che affronti c’è come sempre ampio spazio per l’attualità ma ci sono anche riflessioni più ampie e universali, dall’ipocrisia diffusa come stile di vita al materialismo fino agli effetti della fama e del successo e ai comportamenti compulsivi a cui spesso non facciamo più neanche caso. Argomenti molto diversi tra loro, quindi. C’è un pezzo che secondo te da solo riesce a rappresentare in qualche modo tutto l’album?

Un po’ in tutti i brani secondo me c’è un fil-rouge nel segnalare una sorta di cambiamento rispetto al disco precedente e anche un po’ un ritorno al passato. La nostalgia di cui si parla, infatti, è anche riferita al fatto che il disco rappresenta un ritorno a una scrittura più vicina a quella dei dischi vecchi. L’ultimo pezzo, però, Sempre lo stesso film, è un brano che parla molto di me, parla molto delle mie sensazioni. Questo accade in tutto il disco molto più che nei dischi precedenti, perché questa volta più che guardarmi fuori ho voluto guardarmi dentro, ma quel brano lì in particolare racconta bene le sensazioni di questi due anni in cui ci siamo mossi poco e quindi, di contro, abbiamo potuto studiarci in maniera più approfondita cercando di capire noi stessi. Fondamentalmente in tutto l’album cerco di raccontare diversi aspetti di queste riflessioni ma se devo dirti un pezzo solo che caratterizza meglio la novità della scrittura di questo disco ti dico Sempre lo stesso film. williepeyote2

Essendo nato in questi anni, comunque, è naturale che in Pornostalgia ci siano moltissimi riferimenti diretti alla pandemia e a tutto ciò che ha portato con sé. Qual è la cosa secondo te più importante che inevitabilmente il COVID19 ha cambiato nel modo di produrre, ascoltare e vivere la musica?

Non so dirti se definitivamente ma sicuramente sono cambiate tante cose in questi due anni. Sono cambiati forse anche i gusti stessi del pubblico. Se ci pensi, il momento tra la fine del 2019 e il 2020 è stato un momento in cui alcuni generi musicali avevano un determinato spazio e incontravano il gusto del pubblico in un modo diverso da quello che accade oggi. Nel tempo alcuni artisti hanno conquistato molto più di altri e ci sono artisti venuti fuori proprio in questi due anni che già stanno monopolizzando gli ascolti. Certo, non so dirti quanto tutto questo sia legato alla pandemia perché è successo contemporaneamente ma non so trovare un collegamento. È evidente però che adesso ci ritroviamo con tantissima offerta musicale, forse perché ci sono stati due anni di pausa e quindi tutti hanno sentito il bisogno di ripartire, di esprimersi. Spero che questo sia un momento di transizione, perché secondo me si deve ritornare a una situazione più organizzata, nella quale si può dare più tempo agli ascoltatori per approfondire, altrimenti, facendo uscire così tanta musica tutta insieme, è naturale che tutto passa in fretta ed è più difficile far affezionare il pubblico. Ecco, l’impossibilità di riuscire ad approfondire gli ascolti è secondo me una delle cose che la pandemia ha peggiorato nella musica.

Prima parlavi del tuo ritorno alle origini musicali, infatti è evidente che quello di Pornostalgia è un rap molto più vicino a quello dei tuoi primissimi dischi. È stata una scelta ragionata o un’esigenza spontanea?

Mah, è stato un momento… perché poi appunto in questi due anni ho ascoltato molto quel genere lì in particolare, anche nel modo nuovo di farlo, perché fortunatamente la musica cambia, e quindi mi è venuto spontaneo scrivere in quel modo lì. Non è una scelta calcolata, insomma, non più di altre. È stata davvero una necessità che avevo, poi dopo, mettendola in pratica, ho notato che il titolo si sposava perfettamente con questa esigenza, ma non è che l’ho fatto appositamente, semplicemente è venuto fuori un disco così, figlio di questi due anni. Sai, i dischi sono anche diretta emanazione di quello che abbiamo vissuto nel periodo in cui sono stati concepiti, infatti questo disco è così ma non so dirti come sarà il prossimo…

williepeyotepornostalgiacoverAnche perché Pornostalgia ha solo tre mesi, piccino: è un po’ prematuro pensare al prossimo!

Sì, infatti, è un figlio appena nato, diamogli il tempo di crescere! (Ridiamo, ndr)

A proposito, come sta andando la promozione con i primi live?

È bellissimo essere di nuovo in giro a suonare. Mi sto concentrando molto sul cercar di suonare di nuovo come una volta, con la gente che finalmente può ballare, saltare, divertirsi oltre che cantare. Secondo me la componente fisica dei concerti è molto importante, soprattutto nel nostro caso, per cui sono molto contento che si possa tornare a una dimensione nella quale il live può essere vissuto anche fisicamente. Dunque ti dico che fino ad ora sta andando molto bene.

Comunque, tornando ai contenuti del disco, le tue canzoni mi piacciono molto per la tua capacità di affrontare argomenti importanti con tanta autoironia, soprattutto accostando testi spesso critici con musiche orecchiabili, addirittura alle volte un po’ ruffiane. (Ridiamo, ndr). Come riesci a combinare l’importanza dei temi e dei messaggi con l’apparente leggerezza musicale?

Credo che questo sia sempre l’obiettivo della musica, nel senso che non si può essere solo pesanti e riflessivi così come al tempo stesso non si può essere solo mero intrattenimento senza pensare anche a cosa lascia quello che scrivi e che fai. Quindi partendo da questo presupposto cerco semplicemente di creare per come riesco il contesto migliore nel quale si possano fare entrambe le cose contemporaneamente. Nell’arte in genere, non solo nella musica, io ho sempre cercato questo tipo di sintesi, non è un caso infatti che sia un grande fan della stand up comedy, che riesce a far divertire affrontando spesso temi anche molto difficili, così come nella letteratura ho sempre cercato autori che fossero in grado di fare entrambe le cose, di essere cioè ironici e leggeri ma senza essere superficiali, andando in profondità nelle cose, perché se uno solo dei due ingredienti secondo me alla lunga annoia.

Parlando di stand up comedy mi hai fatto inevitabilmente venire in mente le featuring con Michela Giraud ed Emanuela Fanelli, due straordinarie artiste della comicità italiana intelligente che hai ospitato in questo disco. Com’è nata l’idea di collaborare con loro e come avete lavorato a questi brani?

Guarda, non è la prima volta che io ospito questo tipo di cose su un disco: in Sindrome di Tôret ho lavorato con Giorgio Montanini sul singolo 7 miliardi, ma ho sempre anche fatto aprire alcuni miei concerti a performer di stand up, mi piacciono molto i monologhi nell’arte. Nel caso specifico, Michela (presente nel singolo Fare schifo, ndr) aveva scritto un monologo proprio sul tema del fare schifo: lo stava portando dal vivo nel momento in cui io stavo scrivendo il brano e quindi sembrava una cosa fatta appositamente per quel pezzo lì, così l’ho contattata, visto che fortunatamente siamo anche amici, e le ho semplicemente chiesto di partecipare. Lei ha accettato subito e così è nato tutto. Nel caso di Emanuela, invece, è nato tutto per Risarcimento (skit). C’è anche con lei un rapporto personale ma a monte di questo, in generale, mi piace molto la sua capacità di prendere in giro tutti i ruoli, sia quello che interpreta lei che quello dell’ascoltatore, così come i luoghi comuni intorno ai vari personaggi che interpretiamo, e quindi volevo una sua apparizione sul disco. L’ho contattata e lei è riuscita a scrivere il suo monologo straordinario, che capovolge il punto di vista del brano che segue (Diventare grandi, ndr). Mi divertiva molto l’idea di essere preso in giro da un’artista come lei sul disco perché è sempre interessante mettersi a confronto con idee diverse dalle proprie.

Mi sembra di capire che quindi lasci sempre ai tuoi collaboratori totale libertà di gestire le proprie parti all’interno dei tuoi lavori.

Sì, questo vale sempre per tutti gli artisti con cui collaboro, nel senso che, trovata la collocazione, quello che scrivono o che fanno è tutta farina del loro sacco. Mi piace l’idea che ci mettano del loro. Ovviamente nel caso di Michela il suo monologo era già scritto e quindi abbiamo solo unito le nostre parti, mentre nel caso di Emanuela è stato scritto appositamente per il disco, così come tutte le strofe degli altri partecipanti, scritte interamente da loro. A me piace lavorare così, nel senso che non impongo a nessuno di fare qualcosa di specifico, non avrebbe senso: se chiamo qualcuno è perché ho rispetto e stima di ciò che fa per cui lo lascio fare. williepeyote3

Di collaborazioni ce ne sono infatti un bel po’ in questo disco (Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids, Samuel dei Subsonica, Speranza, Jake La Furia…). Cosa rappresenta per te l’incontro artistico con personalità affini ma al tempo stesso diverse dalla tua?

A me piace mischiare le cose. Ad esempio, uno può pensare che i FASK o Speranza facciano un genere di musica diverso dal mio ma a ben vedere io trovo in realtà tanti punti di contatto tra quello che facciamo. Con i ragazzi dei FASK siamo molto amici e la collaborazione è nata perché con Aimone in particolare abbiamo dedicato molto tempo a confrontarci su diversi temi e mi piaceva l’idea di avere nel disco anche persone con le quali mi sono appunto confrontato nell’arco di questi due anni, persone con cui ho potuto riflettere sui temi che poi compongono il disco stesso, mettendo dentro anche il loro punto di vista, anche perché magari confrontarmi con loro mi è stato utile proprio per capire meglio la mia idea. Volevo restituire anche questa dimensione di vita reale al disco, insomma. Tutti gli artisti con cui collaboro in Pornostalgia sono persone che stimo e con cui riesco a intravedere diverse affinità nonostante facciamo tutti cose diverse e siamo tutti molto peculiari, anche perché secondo me i punti di contatto vanno cercati al di là di quella che può essere la prima impressione.

Parliamo del festival di Sogliano Sonica di cui oggi sarai headliner. Vuoi anticiparci qualcosa su come sarà strutturato il tuo set, la scaletta, eccetera? Ci sarà qualcosa di diverso rispetto alle altre date dei tuoi concerti?

Mah guarda, quello che posso dirti è che proporremo non solo il disco nuovo e quello precedente che in qualche modo è stato interrotto nel suo percorso, per la pandemia, ma faremo un excursus su tutto il repertorio e tutto il percorso che ci ha portati fino a qua, quindi ci saranno molti pezzi anche del passato. È un set strutturato, come ti dicevo, per cercare di far vivere al pubblico anche la parte fisica del concerto, per cui cercheremo di far ballare e saltare oltre che cantare. La partecipazione speriamo possa essere totale, nel senso che i concerti, per come li vivevo io da spettatore, sono momenti catartici nei quali è giusto essere attenti a livello mentale, a quello che si dice nei testi e nei messaggi, ma anche e soprattutto è giusto viverli fisicamente, cosa che secondo me aiuta a creare un momento unico, a farti staccare in qualche modo dalla realtà concedendoti un paio d’ore di pausa da tutto.

Non possiamo non chiudere questa intervista sottolineando come Sogliano Sonica, quest’anno alla sua prima edizione, sia un festival figlio della cosiddetta “ripartenza” dopo lo stop generale dovuto alla pandemia, e dunque, come dicevamo, tema caldo anche del tuo album. Ti va di salutarci lanciando un messaggio di “buon auspicio” a tutti gli organizzatori di eventi italiani, che non soltanto il virus ma anche la politica in questi due anni hanno messo a dura prova?

Fortunatamente stiamo ricominciando. Per la promozione del disco abbiamo avuto modo di fare già qualche data e la sensazione è che ci sia tanta voglia di ripartire, quindi auguro a tutti di riuscire a trarre da questa esperienza ciò di cui hanno bisogno, perché la musica, i concerti e tutti gli eventi servono anche per conoscere meglio noi stessi così come per conoscere persone nuove. Spero che l’approccio di tutti, da questo momento, sia mirato a creare una condivisione, a comunicare con il prossimo, cosa che ci è mancata molto negli ultimi tempi. Gli eventi servono a mettere in contatto le persone per cui il mio augurio è che sia a Sogliano Sonica che negli altri eventi di musica dal vivo ci si possa finalmente ritrovare con gli altri e con noi stessi.

Grazie Willie, faremo tesoro delle tue parole e intanto buon Sogliano Sonica!

Grazie anche a voi!

DORIANA TOZZI

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