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::NO RULES:: dooris selections Vol.5

::NO RULES:: Playlist senza regole. Volume 5

The first move – acoustic version (Gina Kaz): La voce morbida ed elegante di Gina è la delicata linea guida lungo una canzone solo in apparenza leggera, ma che in realtà cela una interiorità complessa e una profondità davvero emozionante. La chitarra acustica, gli archi e il soffice tocco dei synth danzano in un gioco di rimandi davvero coinvolgente, circondando le trame vocali come una coperta calda sotto cui scaldarsi. Gli arrangiamenti acustici, pur nella loro essenzialità, sono stati studiati per donare luce sottile al brano e far sembrare semplice ciò che non lo è.

Will they won’t they (Trinity Jo-Li Bliss): Una canzone fresca e solare che con il suo “pop da cameretta” si fa ascoltare con piacere. Le melodie delicate illuminano un paesaggio sonoro a tratti zuccherino e a tratti più aspro, ricco di sfumature sottili. La produzione valorizza ogni dettaglio grazie a sonorità pulite ma non troppo patinate, che si dimostrano incisive nonostante la loro frivolezza. Gli arrangiamenti costruiscono atmosfere piuttosto scanzonate senza però rinunciare a qualche sorpresa, fino all’ultimo istante, in modo tale da mantenere alta l’attenzione durante l’ascolto. Una curiosità: chi ha visto il film Avatar di James Cameron forse ricorderà questa artista, perché è l’attrice che interpreta il personaggio di Tuk.

Ettore (Santalucia): Santalucia, al secolo Donatello Deramo, dedica questo brano alla misteriosa storia dello scienziato Ettore Majorana riassumendone poeticamente i tratti attraverso uno stile delicato e sognante. L’esperienza dello scienziato, scomparso nel nulla proprio all’apice della sua carriera, diventa qui metafora di uno stato d’animo spesso condiviso da molti, ossia la voglia di “evaporare”, scomparire per non essere più trovati. La sezione ritmica trascina con determinazione e tenacia le trame melodiche evanescenti e in alcuni punti crepuscolari, mentre il cantato delicato vola lieve su di esse come una farfalla tra i fiori.

Oyos verdes (Cayu): Una canzone che è come due canzoni e mezzo in una: la prima metà, orecchiabile e funky, con una voce acuta che conduce una narrazione sostenuta, e la seconda metà, dove la parte strumentale prende le redini per tessere una narrazione comunque simile a quella del testo, concludendo inaspettatamente con l’imperturbabile calma di un pianoforte che proviene da un altrove imprevisto e imprevedibile. I dettagli e gli arrangiamenti concepiscono questa trama complessa restando freschi e coerenti.

Cold shoulder (Awake & Dreaming): Sasha Kristoff (voce e tastiere), Stefan Schneider (chitarre), Phil Lee (basso) e Ryan Dugal (batteria) vengono dall’Ontario e hanno una scrittura splendida, capace di creare melodie coinvolgenti, con arrangiamenti raffinati che, ogni volta pensi di averli inquadrati in uno schema, riescono a sorprendenti. Cold shoulder è, infatti, una canzone dall’ottima dinamica, che cresce un passo alla volta fino a esplodere nel finale ipnotico.

Naked legs (Charls Ava): Suoni lo-fi e soffici fanno di questa canzone un piccolo gioiello. Gli arrangiamenti essenziali ed eleganti fanno risplendere ancora di più la voce vibrante e sensuale dell’artista egiziana, capace di toccare l’anima liberando le parole come fossero sussurri in una notte stellata. Gli effetti vocali potrebbero sembrare un po’ eccessivi a primo acchito ma in realtà fanno perfettamente parte del gioco, contribuendo a creare proprio quel tipo di atmosfera rarefatta e impalpabile che fa di questa canzone un’esperienza molto intima e suggestiva.

Little red (Alexayndra): Elementi rock e influenze elettroniche che si fondono tra loro conferendo al brano da un lato una palpabile energia e dall’altro atmosfere cupe e ansiose. La voce è fluida e ammaliante, come una sirena-vampiro che si muove sinuosamente tra le trame sonore spigolose degli strumenti smussando le asperità e rendendo il brano più scorrevole e accessibile. Alexayndra ha una bella scrittura, impreziosita anche dalla sapiente mano di Mitchell Marlow (All That Remains, In This Moment) alla produzione.

Us two (James Tonic): Un artista dalla vena romantica e dallo sguardo al passato. In questo brano James Tonic crea un’atmosfera sognante circondata da una palpabile aura di nostalgia melodica. Perfino la sezione ritmica ha un afflato sospirante, che sostiene bene l’appassionata interpretazione vocale suggellando una canzone senza tempo, come il sentimento di cui canta.

The evidence (Mosquito Control Music): Un bel mix di attitudine rock anni 80/90 con una spiccata anima elettronica, che rende il brano tagliente e incisivo e al tempo stesso lo arricchisce di scenari retro-futuristici. L’interpretazione vocale tende quasi ad annullare l’emozione, favorendo una certa alienazione suggerita anche dalle evocative trame strumentali.

For ages (Riot For Romance): La canzone parte come un razzo, senza fronzoli e senza preparare in alcun modo l’ascoltatore a ciò che verrà, trascinandolo direttamente nel cuore energico e pulsante del brano. Eppure, in mezzo a tutto questo travolgente contributo sonoro, la strofa e il ritornello riescono persino a variare di intensità, con accenti dinamici che danno vita a un ritornello davvero esplosivo e catchy.

Addict (Until They Burn Me): Una splendida esplosione di energia, con una sezione ritmica martellante e potente su cui i riff di chitarra si infiammano famelici. La voce sembra quasi inserirsi come uno strumento tra gli strumenti, portando il testo a un livello ritmo che sembra aggiungere tom alla batteria. Gli arrangiamenti a loro volta sono decisamente non convenzionali e la produzione aumenta l’impatto sonoro di un brano che scuote senza scampo.

Empty lands (Aric Coyote): Il punto di forza di questo artista sono gli arrangiamenti, pieni di sorprese inaspettate. In questo caso c’è una bella evoluzione sonora che si apre lentamente, dai primi momenti intimi, acustici, in cui voce e chitarra si accompagnano con grande complicità, che man mano che il brano avanza si colorano, le trame strumentali si arricchiscono e le armonie diventano sempre più complesse. La voce, in realtà, è un po’ incerta e debole ma nel contesto la si apprezza ugualmente.

C’est la vie (Asmara): Sin dai primi istanti, questa canzone si presenta con un ritmo travolgente, governato da una batteria ansimante ed enfatizzato da ogni singolo dettaglio, a partire dalle chitarre battenti fino a ogni altro strumento che interviene per dire la sua in questa calda danza collettiva. Il testo fonde diverse lingue per rendere ancora più incisivo il suo messaggio universale “sull’emancipazione e la consapevolezza del proprio valore“, come dichiara l’artista nella presentazione. Asmara, inoltre, riesce a interpretare il tema con una morbida ma diretta attitudine urban.

Puppet laureate (Vinyl Floor): I riff di chitarra martellanti trasportano con grande energia attraverso una canzone solare come i raggi del sole che attraversano una fitta coltre di nuvole nostalgiche. La voce è incalzante e narrativa al tempo stesso, e anche gli arrangiamenti sono forgiati in maniera tale da costruire una certa dinamica tra le diverse parti del brano, in un crescendo continuo, marciante e gustoso.

Ginebra sin love (Piroklastica de Belgrado): Una canzone fatta di suoni densi e fluidi che avvolgono l’ascoltatore, immergendolo nell’atmosfera malinconica eppur pulsante delle trame strumentali che creano un mix piuttosto coerente, sebbene forse un po’ privo di movimento e di sorpresa. Le architetture sonore sono comunque irrequiete e battagliere, rendendo così il brano ricco di passione.

Love is a detour (Ceylon Sailor): La tipica nostalgia anni 90 pervade ogni dettaglio di questa canzone, ricordando certi episodi più morbidi dei Dinosaur Jr. o dei Motorpsycho. Il cantato, in particolare, segue la scia dell’indie rock low-fi dell’epoca, alternando strofe più narrative a deliziosi ritornelli malinconici dalle tinte pastello. C’è, inoltre, un gran bel gusto negli arrangiamenti, che si colorano anche di fiati e vari spunti che accrescono dinamica e tensione.

You know (Nils Rohwer feat. Lili Czuya): Trame sonore levigate e ritmiche si intrecciano costruendo l’architettura di un brano elegante, ricco di melodie dal sapore d’altri tempi. La voce di Lili Czuya è un valore aggiunto che trasporta le parole in questo ambiente fatto di soft-pop, un soffio di jazz e paesaggi sonori raffinati. Nonostante le strutture complesse, gli arrangiamenti cercano comunque di alleggerire i concetti e rendere meravigliosamente scorrevole questo brano affascinante.

Hey Hegemon – at the table or on the menu (Eno Gumbo): Una band ironica e in grado di scrivere canzoni dalle tematiche decisamente insolite costruendo intorno ai testi delle musiche e degli arrangiamenti diretti e coinvolgenti. L’interpretazione vocale talvolta può risultare un po’ troppo teatrale ma all’interno del contesto dei brani aggiunge un tocco d’originalità rendendo il tutto molto divertente e godibile.

What’s got you down (The Fictionals): Su una base rock fresca e spensierata si intrecciano voci ebbre, doppie voci liquide, synth narrativi e una ritmica cangiante e dinamica. Si alternano, inoltre, momenti più descrittivi ad altri più energici conferendo al sound complessivo una spiccata originalità che rende questa canzone una continua sorpresa. I riff catturano sin da subito, trascinando in un universo sghembo e irregolare dal fascino ribelle che spazia dal punk degli anni 80 all’indie rock degli anni 90 offrire sempre prospettive piuttosto personali.

Ponder (Skyve): Un artista della metrica, dall’approccio lirico e con un’incredibile abilità per la rima. Skyve rappa con un’anima R&B che si sviluppa su arrangiamenti indie pop. Non manca tra l’altro la cura nei confronti di arrangiamenti che nascono dal ghetto per aprirsi al mondo, integrando tra loro elementi che creano armonie dall’estetica coinvolgente e riconoscibile.

Music everywhere (Indigo Fire): Scene nostalgiche e notturne si susseguono lungo strade al confine con la new wave, pur mantenendo sempre un’elegante atmosfera pop. La voce, scura e profonda, interpreta il testo con grande intensità, sfumando a tinte fosche l’intero scenario. Gli arrangiamenti guardano alla scuola fondata da artisti come Depeche Mode, The Cure, New Order o Joy Division ma, pur non spiccando per originalità, sono forgiati con gusto e competenza, rendendo questo brano un potenziale nuovo classico dark-pop.

Crystal skull persuasion (Animated Mayfly Festival): Un allucinato mix di sonorità anni 60, psichedelia e pop-wave, il tutto interpretato con un piglio libero e di ispirazione punk. Ogni dettaglio che a primo ascolto può dar l’impressione di essere poco curato o “raffazzonato” (la voce sbilenca, la produzione piuttosto artigianale…) alla fine è perfetto in questa realtà parallela ricreata dalla band, in cui tutto ha un senso anche nel non-sense e la vera perfezione è l’autenticità. E alla fine tutto funziona rendendo il brano insolito e divertente.

Ilusiones (Falling Into Light): Per chi ha vissuto la musica degli anni 90 questa canzone sembra un viaggio a ritroso nel tempo: indie-rock e bedroom-pop dell’epoca si fondono in un brano ruvido senza graffiare, che scorre leggero scendendo nel profondo. L’aggressività si sprigiona principalmente dall’architettura strumentale, in particolare dalle chitarre che si infiammano guardando al grunge, ma la voce delicata e intima, ammorbidisce e sfuma di pop dai colori pastello.

Skin (Mina): Fin dai primi secondi, questo brano spalanca le porte su un universo onirico ed etereo in cui, come una moderna Virgilio, ci fa da guida la voce elegante di Mina (che non è la nostra amata “tigre di Cremona” bensì una raffinata cantautrice e produttrice di base a Brooklyn). Le sinuose trame vocali risuonano come fossero sirene sugli scogli durante una tempesta emotiva. Gli arrangiamenti hanno imparato le lezioni di artisti come Bat For Lashes, Portishead o Cocteau Twins ma con forma e sostanza piuttosto personali.

Firewalking (James Ingham): James Ingham canta come un narratore onnisciente che racconta le storie dei suoi testi guardandole dall’alto, mai da dentro. Le trame melodiche di questa canzone però fanno l’opposto, parlando direttamente al cuore come se fossero loro a vivere le emozioni cantate. Gli arrangiamenti creano muri di suono fatti di chitarre luminose e una sezione ritmica autorevole che, tra luci e ombre, ci donano un brano coinvolgente e profondamente British.

2000 reasons (Dale Valentine): Trasferitosi a Melbourne, l’artista italiano Antonio Valentini diventa in arte Dale Valentine e ci regala queste pure perle di adrenalina sonora dall’attitudine punk ma dal corpo ricco di sfumature diverse. L’energia di 2000 reasons, infatti, è a dir poco travolgente, con chitarre indiavolate dal fervore sfrenato e una sezione ritmica pestante e massiccia. Non è da meno la voce, che sembra aver inghiottito un pedale di distorsione. Una canzone semplice e diretta, nella migliore tradizione rock ‘n’ roll, che non lascia scampo alla noia.

DORIANA TOZZI

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