::NO RULES::Playlist senza regole. Volume 2
History (Greg): Una canzone leggera e al tempo stesso nostalgica, le cui sonorità d’oltreoceano sfuggono alle etichette per concentrare la loro attenzione sul messaggio emozionale che Greg canta con dolcezza, quasi fosse nell’intimità della sua cameretta.
Mi piace tutto di te (Forse Poicipenso): Un singolo fresco ed estivo, dal sound moderno e solare. Gli arrangiamenti riportano alla mente alcuni tormentoni radiofonici ma i Forse Poicipenso mostrano anche di essere più profondi e tutt’altro che frivoli, grazie a un ritornello che entra in testa al primo ascolto e si fa apprezzare per la grande cantabilità, ma anche per il testo fatto di immagini personali e universali al tempo stesso.
Notice me (Deada$$cris): Un bel groove fatto di suoni puliti e taglienti che valorizzano il mix di rap/hip-hop e pop-soul su cui regina incontrastata è la voce, morbida e rivestita di effetti. Pur non essendo una canzone particolarmente complessa, Notice me si fa apprezzare per le sue pulsazioni ritmiche elettroniche e la precisa metrica del testo che fanno muovere il corpo dall’inizio alla fine.
Foster Wallace (Unknown Official Artist): Un panorama sonoro governato da un rock viscerale e graffiante, che guarda verso orizzonti di matrice grunge. La canzone è certamente figlia degli anni 90 e scende negli abissi dell’anima per tirarne fuori tutto il dolore e l’oscurità. Molto interessante e inaspettato il cambio di scenario tra la strofa e il ritornello.
One and only (Just for now) (Silver Dawn): Questo brano pulsante e ipnotico, con inserti elettronici che creano atmosfere sintetiche e futuristiche su sonorità di ispirazione hyper-pop, conquista per il suo ritmo psichedelico e per l’abile utilizzo degli effetti, che coinvolgono persino la voce, creando ambientazioni musicali quasi aliene.
Dead letter (Seek Validation Loop): Post-rock, new wave e noise creano scenari tenebrosi intorno a questa canzone. La sezione ritmica fa convogliare le pulsazioni elettroniche, il basso irrequieto e le chitarre ansiogene fin dentro le viscere scuotendole dall’interno.
A lot to say (Soapbox hero) (The Frenzy of Tongs): In circa un minuto e mezzo, questo brano catturato l’intera essenza del punk: adrenalina, ritornelli orecchiabili e testi semplici, diretti e in questo caso pure un po’ folli! Per chi vuol far festa e divertirsi ma soprattutto distruggere la noia e il silenzio, questa canzone è un toccasana.
Loss defeat (Isolated System): Sonorità asfissianti e ruvide enfatizzate da un accurato lavoro a livello di composizione e arrangiamenti viaggiano graffianti in questa canzone sospesa tra darkwave, punk e post-rock. La voce aggressiva e potente di Geraldina Toselli (in arte Geraldine Samsåra) crea una perfetta danza di incontri e scontri con il possente suono del basso sugellando scenari tetri e apocalittici.
Nemesi (Camilla): Una ballad dal retrogusto fortemente nostalgico, con arrangiamenti che si muovono sinuosamente tra indie e it-pop. Camilla ha una spiccata capacità di scrivere ritornelli catchy e orecchiabili, che restano impressi già dal primo ascolto e che, seppur non riescano ancora a darle un’impronta del tutto originale, rendono la sua musica intrigante e in grado di conquistare con semplicità.
The last time (Samantha Davis): Un sound che nasce dai contrasti tra eleganza e tensione, chiarezza e potenza, bianchi e neri nonché arrangiamenti pop-rock decisamente mainstream che non farebbero sfigurare questa canzone nel repertorio di artiste come P!nk o Katy Perry. Samantha Davis ha grinta e profondità già apprezzabili su disco ma che infiammano ancora di più nei suoi live.
Giovani interrotti (La trappola di Dalian): Un bel groove potente e tanta energia sono i segni distintivi di questa canzone. Gli arrangiamenti mettono in risalto i riff massicci delle chitarre e una sezione ritmica che gioca bene tra mitragliate e respiri, cavalcate e stacchi. La raucedine di Sofia, inoltre, scava tra rabbia e introspezione graffiando la pelle e l’anima.
Chiudi gli occhi (AlchemicA): Un rock apocalittico e potente con una sezione ritmica dal carattere solido che tiene le redini di chitarre dai riff graffianti e coinvolgenti. La voce, profonda ed emozionale, dà inoltre al brano una spiccata nota narrativa, quasi cantautorale che rende più corpose le ambientazioni rock. Sonorità non freschissime, tipiche di fine anni 90, che tuttavia qui diventano un classico senza tempo.
Un attimo prima (Fredian): Fredian puoi amarlo o odiarlo. La sua voce non è precisissima eppure sprigiona un’incredibile energia che, in questo brano, va a corroborare la sezione ritmica battente e ansiogena e i dialoghi tra chitarre infuocate. Gli arrangiamenti colgono a piene mani dal rock anni 90 ritagliandosi qualche guizzo creativo, come il tema dell’introduzione che ritorna ossessivo e incitante.
Star (Carol): La voce eterea e gli arrangiamenti votati alla semplicità più preziosa ed elegante dipingono scenari sfumati e quasi impalpabili abitati da una grande sensibilità per melodie pop-oniriche che si librano leggere tra nuvole shoegaze. Con pochissimi e ben selezionati ingredienti, Carol riesce a forgiare un intero universo.
Self obliteration (Oddhippo): Batteria e beat mashing creano un ritmo incalzante e travolgente, che esplode nel ritornello melodico eppur complesso, non certo disposto a compiacere. Gli arrangiamenti creano un bellissimo mosaico che utilizza colori rap, math rock e industrial per creare un’immagine originale, oscura e ammaliante.
Treadmill (Akili): Evocativa l’immagine del “tapis roulant” come metafora della vita che scorre – o meglio, che “corre” – e ancora più efficace è la scelta di Akili di sviluppare questo tema su sonorità elettroniche che trasmettono un’energia positiva insieme a melodie pervase da una sottile nostalgia. Gli arrangiamenti sembrano pensati per far vibrare corpo e anima in un brano che fa ballare e riflettere.
Senza meta (Francis Jupiter): La nostalgia dei synth anni 80 e del pop-wave incontrano linee melodiche indie-rock decisamente catchy che danno modernità all’impasto. Il ritornello davvero torna e ritorna, spostandosi sempre un centimetro più su nella mente.
At the time in New York (James Tonic): Una canzone leggera e frizzante con arrangiamenti electro-pop costruiti attorno all’elegante voce di James Tonic, capace di narrare e interpretare con delicatezza le storie dipinte dal testo.
Tasche vuote (Giuliana): Un brano emozionante, in cui sono la voce e il testo a condurre il gioco: un flusso di pensieri che prende forza dalla rabbia per trovare la lucidità e liberarsi definitivamente di quel velo che nascondeva la realtà. Gli arrangiamenti si costruiscono intorno a questo fil-rouge sottolineandone i concetti ed enfatizzando le emozione.
Dimmi che ne sai (Il dubbio di Davide): l’energia di questa band arriva forte e chiara con questa canzone che punta molto sulla tensione emotiva sprigionata dai riff e dalla voce. A primeggiare su tutto è la sezione ritmica, che sa spingere con un bel vigore gettando continuamente benzina su quel fuoco che non vuole spegnersi mai.
https://soundcloud.com/franconov/02-dimmi-che-ne-sai
Scream (Lodic): Fluido magma elettronico che si trasforma in una solida e pulsante architettura sonora, con un ritmo che si connette con ogni fibra del corpo e fa vibrare dal profondo. Le atmosfere melodiche oscure e costantemente tese evocano un senso di ansia, ma anche di catartica liberazione nel ritornello. Ogni effetto elettronico contribuisce agli impulsi vitali di questa danza notturna che lascia senza fiato.
Russian Red (Wave Z): I Wave Z riescono a scatenare una incontenibile energia punk facendola dilagare dalle casse fino a travolgere qualunque cosa intorno a loro. In questo brano, inoltre, senza cadere mai troppo nella retorica riescono ad affrontare un tema delicato come quello della violenza contro le donne. Intenti complessi, quindi, supportati da arrangiamenti che puntano tutto sull’urgenza. Da apprezzare la carica di spontaneità di questa band coraggiosa e determinata.
Camera One (Josh Joplin Group): Una versione completamente riregistrata di Camera One, hit dell’artista datata 2001. È subito evidente che questo brano non aveva esaurito la sua capacità di entrare in sintonia con il pubblico, anche perché queste sonorità stanno riemergendo dalle umide terre dell’underground. A livello sonoro, infatti, questa canzone risulta ancora fresca e moderna e merita nuovi (ripetuti) ascolti.
I am so tired of be strong (Rod Meirelles): Già dal titolo si comprende l’intento introspettivo di questo brano, che, nonostante la musica dall’appeal energetico, è in realtà un viaggio dentro di sé, tra riflessioni intime, emozioni e un pizzico di malinconia.
Vino e arsenico (FunGhetto): Musicalmente la canzone è una fusione piuttosto interessante di sonorità rock ed echi etnici ed esotici con un testo a tratti enigmatico e la voce della cantante che riesce a interpretarne molto bene gli umori cangianti.
Part of the problem (Rumour Den): Un viaggio sonoro in cui fuori dal finestrino scorrono panorami notturni dai profili taglienti come il rock anni 90. La voce profonda e roca sottolinea ulteriormente le influenze grunge e alternative di questo brano tenebroso e potente.
Linea 1 (Axel): Un brano morbido, dal fascino retrò che si muove sinuoso in ambientazioni moderne. Axel pubblica una piccola perla pop orecchiabile e romantica con arrangiamenti essenziali che si affacciano anche al mondo del rock cantautorale per donare quel graffio in più alle melodie rendendo questa canzone delicata ma tutt’altro che effimera.
Terrified (Brightmoon): La sezione ritmica scuote le fondamenta di un pezzo lo-fi dalle atmosfere sognanti e malinconiche in cui si apprezza fortemente il contrasto tra la strumentazione energica e incisiva e la voce morbida e introspettiva. Ogni dettaglio di questa canzone sembra pensato per essere minimale e prezioso al tempo stesso, trasmettendo un fascino senza tempo.
See me (Ari Fraser): Un paesaggio sonoro elettronico avvolge l’anima pop introspettiva di questa canzone, bilanciando virtualità e tangibilità in un’interazione ben riuscita: il pop parla al cuore, mentre l’elettronica offre quella scarica di adrenalina capace di mantenere viva l’emozione. La voce di Ari Fraser, morbida e sognante, si fonde alla perfezione con le trame strumentali, evocando suggestioni che vanno oltre il semplice testo.
Dreamboy (Kid Dad): Sonorità sognanti e un’atmosfera indie-pop dal taglio ruvido come la grana delle vecchie pellicole. La sezione ritmica è il motore che trascina il brano mentre la voce trasporta l’ascoltatore in una dimensione ipnotica ai confini del pop.
Figment (Dark Rumour): I Dark Rumour discendono direttamente dai Sevenlowdown e il loro passato indie-emo, seppur lieve, si percepisce anche in questo nuovo progetto, in cui trovano però maggiormente spazio ambientazioni shoegaze ed elettro-wave. In questo brano, cantato in italiano, le melodie nebulose e le trame strumentali palpitanti sono il panorama su cui la voce viaggia eterea come un falco che sfida il vento del nord.
Lost in the noise (BeerMaster feat. Rosalyn Song): Sonorità morbide e pulite, con arrangiamenti che fanno di questa canzone una piccola opera intrisa di malinconia synth-pop e resilienza new wave. La struttura, con frasi melodiche che si intrecciano a una tensione alimentata dalle strofe sciogliendosi infine nel ritornello, crea un effetto ipnotico: si viene catturati da una trama accattivante e orecchiabile, per poi essere guidati verso una costruzione più stratificata e complessa. Nonostante ciò, il brano mantiene sempre una grande fruibilità e si fa ricordare.
Parasocial metabolism (Rockvyn): Un brano capace di osare, sperimentare e creare arrangiamenti insoliti per accompagnare melodie orecchiabili, liquide e un po’ nostalgiche. L’interpretazione vocale dell’eclettico Patrick Schmitt (che è biologo molecolare prima ancora che cantautore e produttore) è sempre autentica ed elegante e dà un tocco di magia al brano.
Wipe Out (Angry Freak): Un brano dall’impatto sonoro subito potente e travolgente. Le chitarre elettriche accendono l’atmosfera mentre la sezione ritmica avanza come uno schiacciasassi. Le straordinarie doti vocali del cantante e i ritornelli adrenalinici trasportano l’ascoltatore in un mondo tenebroso, la cui oscurità viene squarciata continuamente da melodie incisive.
Did I say? (TeaBeaSea): Un brano decisamente casalingo, strambo e con un modo tutto suo di conquistare in maniera autentica. L’apertura è affidata ad atmosfere psichedeliche che dopo un po’ esplodono con l’aggressività del rock per terminare infine con un finale sperimentale, folle e intenzionalmente asincrono. La produzione valorizza le intenzioni attraverso sonorità ruvide ma brillanti, simili a LED fluorescenti che si muovono nell’oscurità fumosa di una mente in preda al panico e alla confusione. Diciamo che questo non è solo un ascolto: è un’esperienza.
This is your life (Johnny B): Atmosfere cupe e malinconiche valorizzate da arrangiamenti che non si limitano a seguire i canoni del classic rock ma li arricchiscono con influenze eterogenee che forgiano un groove incisivo e potente. Decisa e tagliente è, inoltre, la sezione ritmica che detta il passo con autorevolezza mentre la voce, profonda e graffiante, interpreta le sfumature emotive del testo con grande intensità.
Speakers pop (World Fusion): Una canzone energica, che si scatena alternando influenze rap, dance e hip-hop. È impossibile non lasciarsi trascinare da questa scarica di adrenalina. Il valore aggiunto è dato, inoltre, dai synth che fanno letteralmente esplodere il refrain donando un incredibile dinamismo.
Breathe into your ear (Graave): In un mondo dal profilo gotico striscia piano la voce come un serpente che ci invita a dargli fiducia per seguirlo in un paesaggio sonoro cupo e malinconico. Ogni elemento di questo brano è il pezzo di un puzzle ambizioso, che alterna le tenebre con uno spiraglio di luce melodrammatica e quasi epica che pervade il ritornello. Breathe into your ear è sicuramente uno di quei brani che si aprono sempre a nuove interpretazioni, ascolto dopo ascolto.
Daydream (Dimestore Freud): Attitudine grunge e un crescendo di tensione simile a un fuoco che si autogenera e si alimenta gradualmente delle sue stesse scintille. Le melodie vocali, a tratti balsamo e a tratti veleno, guardano con rispetto a Pearl Jam, Soundgarden e Audioslave inserendosi su una trama sonora palpitante e di grande intensità.
KosmoX (Baïki): Una canzone estiva, con melodie orecchiabili e contagiose. Le tessiture strumentali, tra pop-rock e una versione “borghese” del punk, puntano su energia e irriverenza che si sposa benissimo con il testo in francese.
DORIANA TOZZI
I Think Magazine Gli approfondimenti culturali dell'Associazione "I Think"
