::NO RULES:: Playlist senza regole. Volume 4
The universe’s floor (Godhousestars): Un paesaggio sonoro illuminato da synth morbidi di ispirazione anni 80 e lievemente frastagliato dal ritmo elettronico minimale. Le tessiture strumentali disegnano vasti spazi aperti in cui la voce, profonda e confidenziale, può muoversi liberamente, alternando canto e rap in maniera sinuosamente crespuscolare.
Loop (17Venti): Una canzone estiva che invita a ballare sul suo ritmo pulsante, mentre la strofa e il ritornello descrivono i tipici inseguimenti amorosi fatti di momenti di leggerezza che vanno e vengono in un “loop” infinito. A tratti lo stile sembra quello di Annalisa ma i 17Venti spingono ancora di più sul pedale della dance, della spensieratezza e dell’amore libero.
Want you (Halfway Down): Influenze dichiaratamente pop-punk si sprigionano attraverso un ottimo gusto melodico certamente catchy e un po’ ruffiano ma mai troppo zuccherino. Gli arrangiamenti sono a dir poco avvincenti, con parentesi che citano altri generi (dalla samba al metal!) prima di tornare alla solarità del punk-rock. Non sarà un brano originalissimo ma ha davvero un’attitudine freschissima e autentica.
You’re Enough (A Parent’s Project):Un progetto meritevole di attenzione questo di A Parent’s Project, moniker dietro cui si cela Landon Thompson, ex musicista professionista che aveva appeso la chitarra al chiodo per dedicarsi alla famiglia e che ora proprio con moglie e figli cura questo nuovo progetto. Nelle sue canzoni, Thompson cattura piccoli preziosi momenti in famiglia prima che svaniscano. Le registrazioni sono altrettanto casalinghe e il risultato è indie nell’approccio ma notevole nel risultato.
Homo Erectus (Rogoredo FS): Il basso trascinante ci immerge nel bel groove di questo brano, ricco di arrangiamenti dalle soluzioni insolite. Le trame strumentali creano una tensione nella strofa suadente che poi sfocia nell’energia incontenibile del ritornello. Un pezzo di grande impatto, che con grande naturalezza riesce a essere aggressivo e orecchiabile al tempo stesso.
Byron’s Ocean Charm (Gunny Markefka): La voce calda e delicata avvolge in un’intima atmosfera tutto ciò che tocca. Il brano si sviluppa attraverso melodie pop morbide e dal sapore vintage, con un testo che ha attraversato i secoli – da Lord Byron fino a noi – per rendere evidente come certe emozioni siano davvero senza tempo. Una ballad che vive di carezze sonore venate di nostalgia.
Jazz (Axel): Arrangiamenti che guardano al passato, tra i cantautori italiani degli anni d’oro e lievi ma perspicaci striature internazionali che aggiungo sugo alla ricetta di Axel. Il refrain è decisamente orecchiabile e si fa canticchiare con leggerezza già dopo un solo ascolto. La vera peculiarità di Jazz, però, è che cambia forma a ogni ascolto, donando nuovi dettagli ascolto dopo ascolto.
Who’s going down (James Tonic): Sempre elegante e credibile nel forgiare brani in puro stile anni 80, con questo nuovo singolo James Tonic valorizza le soprattutto le sfumature malinconiche delle trame melodiche ma mantenendo sempre un tono delicato e ammaliante. La sua voce calda, però, è certamente l’elemento principale che permette all’artista di raggiungere profondità emotive fuori dall’ordinario.
Giovedi (Bari Comics): Le intricate strutture armoniche e melodiche di questo brano evolvono creando suggestive dinamiche e rendendo la traccia vivace e ipnotica. Il dialogo tra le diverse linee strumentali è un intreccio narrativo che conduce a evasioni parallele, costruendo storie che diventano davvero fumetti (come suggerisce anche il moninker dell’artista).
Days of summer (Brothers No More): Una canzone che apre a un’insolita quanto credibile solarità l’estetica dark-oriented della band con arrangiamenti che tengono bene in equilibrio ebbrezze post punk e concretezza new wave sotto una moderna lente alternative rock che infiamma le trame melodiche e pompa energia dall’inizio alla fine.
In memoriam (enough): Un brano commovente, che, come si evince dal titolo, è dedicato a un amico scomparso prematuramente. Forse proprio per via del motivo che ha ispirato il brano, ogni nota, ogni parola cantata e persino ogni inflessione della voce si vestono di grande intensità. Le trame strumentali, condotte dal pianoforte e impreziosite dagli interventi del violino, delineano le atmosfere del brano rendendole intime e struggenti.
Tigerfly (deathsleep): Una strofa che viaggia in uno spazio siderale R&B — con un sapore fortemente “lounge” ed elementi elettronici che creano paesaggi sonori virtuali avvolgenti — e un ritornello che cambia atmosfera cosmica raggiungendo galassie quasi “emo”. La voce si inserisce con eleganza, interpretando un testo capace di trasmettere immagini evocative.
Superboy (Mort d’Homme): Lo spirito punk di questa canzone emerge da in maniera inconsueta, a partire dal cantato tremante fino agli arrangiamenti tanto essenziali quanto incisivi. Un brano schizofrenicamente originale, con melodie che ammaliano e l’architettura sonora che attinge a piene mani dal passato proiettandosi di getto verso il futuro.
Tell me (ogaitumusic): Cogliendo forti tentazioni ipnotiche, questa canzone si lascia andare a bordo di pulsanti tessiture strumentali che accalappiano la voce angelica e potente e la trasportano con sinuosità in un altrove futuristico senza ostacolare mai quel “flow” ritmico che scorre in modo imperturbabile e coinvolgente.
Sunameri (1+1+1): Un brano punk con melodie pop effervescenti e una voce che a volte ricorda quella di Axl Rose sotto effetto di acido. L’attitudine scanzonata della band graffia e rende ruvide le trame sonore, mettendo bene in risalto l’energia della canzone, che alla fine stupisce sfumando verso una conclusione che lascia in sospeso.
Apathy (Charm Offensive): Solare, energico e spensierato, questo brano si fa apprezzare subito per le sue melodie scatenate e non convenzionali. La voce adolescenziale narra le scene con personalità, mentre gli arrangiamenti esplorano soluzioni alternative trovandole in maniera naturale, mantenendo sempre alta la bandiera dell’autenticità do-it-yourself.
Equality isn’t theft (The Weight Between): Un brano di grande impatto sonoro, potente, arrabbiato ma di una rabbia lucida e tagliente. La sezione ritmica domina con grande autorevolezza mentre le distorsioni dei riff ruggenti graffiano e infiammano lo scenario, sorrette da effetti elettronici e da una voce che scava a fondo fin dentro ai polmoni per tirare fuori fino all’ultima goccia d’aria tossica.
Fille d’Astéroïde (Planète Silence): Una soluzione di elementi indie-rock sciolti dentro un composto elettronico in cui si muovono melodie vocali vellutate ai confini del dream-pop. Le sonorità di questo brano sono però nitidamente oniriche, con le plettrate della chitarra in primo piano a tenere le briglie di un brano etereo ma anche ritmato.
Water prayer (Ship Says Om): L’assenza di testo riempie di significato la delicata melodia vocale e l’interpretazione che sembra quasi un mantra di note. Le trame strumentali si incastrano alla perfezione creando una dolce atmosfera bucolica, che trasmette con grande intensità l’essenza intima di questa “preghiera dell’acqua”. Suoni eleganti ed essenziali si strutturano grazie ad arrangiamenti tutt’altro che semplici, suggellando un brano fortemente evocativo.
Heart of Crystal (Kim Logan & The Silhouettes): Una struttura sonora audace, condotta da un ritmo incalzante e trame melodiche sfavillanti e al tempo stesso taglienti, che si fondono e incastrano alla perfezione rendendo l’ascolto fluido e trascinante. La voce di Kim Logan è il vero punto di forza del brano, grazie alla sua capacità di farsi confidenziale e poi esplodere in momenti di grande enfasi.
The poet’s feathers (Edik San): È un brano dal ritmo contagioso, caratterizzato soprattutto dal pregevole contributo degli strumenti celtici tradizionali, che si fondono alla perfezione con lo stile pop solare e allegro del pezzo. La voce sostiene la narrazione con un taglio evocativo, conferendo al brano un tocco davvero godibile e accattivante.
Out of the green (Maxsimul): Trame ruvide e malinconiche costruiscono una base rock dalla spiccata sensibilità pop che nasce come ballad e poi si sviluppa in un ritornello energico e ritmato. La voce roca e graffiante conduce bene i giochi mentre gli arrangiamenti trascinano il brano in un universo sonoro che strizza l’occhio al rock degli anni 90.
Ombre rosse (Anima Nera): C’è un senso di profonda malinconia che, attraverso i synth e la melodia vocale, pervade l’intera canzone intima e nostalgica. Gli arrangiamenti guardano a diversi momenti del passato della musica italiana: da un passato che sfiora perfino le band dell’epoca beat, fino al cantautorato rock degli anni 90.
Agent Apero Strikes Back (Johnny Mancini): Un brano dal ritmo contagioso, che corre frenetico tra arrangiamenti elettronici e la voce oscura di Johnny Mancini, a tratti quasi robotica. Il testo si dipana attraverso immagini, flussi di coscienza frammentati e parole apparentemente casuali che evocano scene in bilico tra nonsense e sarcasmo. Le sonorità sintetiche e plastiche sublimano gli arrangiamenti renderendo questo brano ipnotico ed estremamente divertente.
Sunday suit (NYOIA): Il ritmo lento di questo brano accentua l’atmosfera psichedelica di fondo, che, insieme alla voce posta quasi in secondo piano, crea una ambientazione ipnotica e a tratti cosmica. La cantante ghanese propone un bel mix di elettronica, shoegaze e dark-pop concependo così un singolo evocativo e fortemente concettuale nonostante la breve durata.
Modern lover (Purse Thief): Il punk che invita a un ballo il funk e conduce la danza facendosi inevitabilmente influenzare anche dal passo sincopato dell’amico. In Modern lover c’è un bel groove a guidare le frenetiche e audaci trame strumentali, con i riff in continua evoluzione, e probabilmente a enfatizzarlo è soprattutto la scelta di registrare dal vivo, sottolineando così lo spirito punk e l’energico stile interpretativo della band.
Eternal Time (Skyve): Un brano tanto essenziale nella sua durata quanto meticolosamente curato negli arrangiamenti: in meno di due minuti, sembra infatti di sentir riecheggiare new wave, post-punk, pop punk e rap in una formula coerente che dà spazio a tutti. La voce “imperfetta” e un po’ stonata è comunque ben usata e l’interpretazione intima e calda la rende perfino peculiare e caratteristica.
Dumb (Mager BooBoo): La sottile e persistente vena ironica è la vera chicca di questa canzone, poiché riesce a trasformare quello che avrebbe rischiato di essere un brano indie piuttosto “tradizionale” in qualcosa di più stratificato e coinvolgente. Le trame armoniche si intrecciano con gran gusto, costruendo architetture intriganti e godibili.
I need freedom (Zachary Mason): Una canzone contraddistinta dall’interpretazione vocale delicata e sognante, quasi una carezza che scorre attraverso le trame strumentali, che narra e si rivela con grande intensità. Sfumature vintage abbracciano l’intera scena sonora, dagli effetti vocali alle chitarre fino alla sezione ritmica, e i suoni si pongono con eleganza in ogni frase melodica.
Conversations blurred (Goldskool): Le trame costruite dagli arrangiamenti attingono a piene mani dalle lezioni del folk-rock anni 70 e dai cantautori di matrice rock, per approdare a una freschezza armonica moderna e vagamente psichedelica.
Getaways look good on you (VHS Panty Riot): Immaginate una pellicola thriller-horror anni 80 in cui improvvisamente il video viene oscurato e resta solo l’audio a raccontare le scene: questo brano è qualcosa del genere, con dinamiche a incastro che creano un’efficace tensione emotiva degna dei momenti di maggiore suspense dei film cult dell’epoca.
Mitochondrial Talent Show (Sable Rosemont): Le canzoni rappresentano solo una piccola parte dell’universo artistico di questa talentuosa scrittrice, infatti è proprio il testo qui che evoca immagini potenti e cupe, le quali sembrano perfettamente tradursi nelle melodie e negli arrangiamenti massicci come rocce che rotolano giù da una montagna scandendo il ritmo sul terreno arido. Probabilmente non ne siamo ancora pienamente consapevoli, ma l’IA offre a poeti e parolieri la possibilità di avere una vera “voce sonora”, e, se ben utilizzata (come in questo caso), può essere una grande opportunità.
(Il link al videoclip non è attualmente disponibile sul canale dell’artista, ma aggiorneremo questo spazio quando sarà online).
For the best (Stanmore – Matt Cooper solo acoustic version): Una scrittura fresca, solare e fuori dagli schemi che permette a questa canzone di funzionare bene anche in versione acustica, spogliata di tutto fuorché la voce e la chitarra. Quest’ultima conduce senza inerpicarsi intorno a trame dai fronzoli inutile e solo con l’essenziale riesce straordinariamente a sostenere la narrazione vocale.
Red Right Hand (Kicking Pricks): Un omaggio a Nick Cave da cui traspare la grande passione della band per l’immenso “King Ink“. Questa versione, infatti, segue le oscure orme dell’originale con ossequiosa raffinatezza, senza aggiungere nulla ma professando il verbo con assoluta devozione.
Beautiful beautiful girl (Radjinder): Le armonie di questo brano sono davvero notevoli. Senza celare i riferimenti alla musica degli anni 60, l’autore e compositore olandese riesce a portare una ventata di freschezza nei suoi brani, sottile ma costante. Non mancano inoltre spunti inaspettati che ribaltano l’andamento della canzone da un momento all’altro.
Maze of dreams (John Bolsoi): L’incalzante energia metal addolcita dalla malinconia pop delle melodie fa da scenario perfetto in cui si ambienta una cavalcata di violoncelli gotici che impreziosiscono l’impasto sonoro con il loro contributo lirico e cupo. La voce femminile è potente ed elegante, come un angelo in contrapposizione con la voce maschile cavernosa e mefistofelica. Tra Nightwish e Apocalyptica ma con uno stile distintivo e cinematografica.
Clovers for Danielle (Aspenth): Un brano emo-punk dal caldo cuore intimamente pop per questo artista che è anche un pixel artist, un progettista aerospaziale e un AI ethics architect, insomma un vero maestro della tecnologia, che infatti inserisce anche all’interno delle sue composizioni musicali “non-umane”, insieme a strumenti decisamente insoliti per il genere.
Time Time (Sheffer Stephens): Sheffer Stephens abita un universo sonoro piccolo eppur grandioso, dove il tempo scorre lento e senza fretta, dove il presente è tenue come una fotografia dai colori pastello e dove passato e futuro si confondono, con il primo che ipnotizza il secondo, deviandolo continuamente verso le sue sonorità antiche.
Lipstick (FunGhetto): Al di là del massiccio utilizzo dell’intelligenza artificiale, che rende il videoclip più inquietante di quanto il tema della canzone vorrebbe, da un punto di vista musicale “Lipstick” mira altissimo nei cieli della stravaganza sonora, con divagazioni jazzistiche che vestono d’eleganza un apparato sonoro dall’afflato rock.
Revival (Dreadfeather): Un brano che fonde trame melodiche figlie degli anni 90 in un magma sonoro elettronico futuristico. Il magma sonoro finale è reso credibile grazie ad arrangiamenti curatissimi e coinvolgenti che, insieme a un testo suggestivo e a ritmi che farebbero muovere anche le pietre, rende il brano fresco e dall’appeal fortemente radiofonico.
My mother’s love (Blizz): La natura ipnotica di questa canzone sembra dilatare il tempo e lo spazio, creando una tensione persistente condotta non solo dalle architetture strumentali elettroniche e mai pervasive ma anche grazie a un’interpretazione vocale assolutamente distintiva, caratterizzata da un timbro nasale e da una gestione robotica delle emozioni.
Frequency – H2S04 Variation (The Songs of Butler & Cupples): Una “variazione” della canzone originale capace di far vibrare ogni molecola del corpo, mentre la voce dispiega le sue trame melodiche morbide e ipnotiche. Questa nuova veste permette di osservare “Frequency” sotto una nuova luce, scoprendone nuovi profili inaspettati.
When I’m Not Home (Danny Lee): Una canzone che racconta la necessità di vivere un amore a distanza, tra quotidianità e nostalgia. Sentimenti semplici, che vengono espressi da Danny Lee con uno spirito poetico probabilmente poco moderno ma genuino. La voce interpreta le parole puntando sull’intimità e sulla dedizione al tema, così come gli arrangiamenti seguono la scia della consuetudine insistendo sulla stessa idea. Perché, in fondo, l’amore è una cosa semplice…
Diner (Gold Tides): Le chitarre fluide scorrono luminose e con un’andatura ebbra e sbilenca, sostenute da una sezione ritmica sicura e martellante. La voce assume un taglio narrativo, evocando immagini che prendono forma nella mente in maniera quasi cinematografica, integrandosi perfettamente con le atmosfere sonore. Un brano dal carattere intimo e autentico, che conquista al primo ascolto.
Panther Panther (Purse Thief): Dinamico e scanzonato, questo brano mostra una forte attitudine punk pur senza pestare troppo. Le chitarre giocano a cambiare le atmosfere e la voce è libera nelle sue interpretazioni talvolta più contenute e altre più urlate. Da ascoltare fino all’ultimo secondo, per scoprire le infinite sorprese che riserva anche il finale.
DORIANA TOZZI
I Think Magazine Gli approfondimenti culturali dell'Associazione "I Think"
