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I racconti del cinema indipendente italiano e la necessità di dargli voce

cinemaproiezionegenerica1Un tempo, non troppi lustri fa, il cinema era tra gli svaghi preferiti di giovani e meno giovani, che affollavano volentieri le sale per godere della visione di film romantici o meno, intellettuali o meno, ciascuno secondo i propri interessi. Oggi l’intrattenimento è quasi sempre virtuale e passa quasi tutto dallo schermo. Netflix, Prime Video, Disney+. E quando non si guardano serie TV, c’è chi gioca online, chi passa ore sui siti di scommesse, chi scorre social all’infinito. Il cinema sembra essere diventato solo quello delle grandi produzioni, dei blockbuster americani, delle commedie natalizie italiane. Ma sotto c’è dell’altro. Un mondo fatto di film piccoli, spesso invisibili, che continuano a farsi nonostante tutto.

Questione di soldi (che non ci sono)

Facciamo chiarezza: quando parliamo di cinema indipendente italiano parliamo di film fatti con poco. Poco budget, poca troupe, pochi mezzi. Registi che mettono i propri risparmi, attori che lavorano praticamente gratis, amici che danno una mano perché ci credono. Non è romanticismo, è la realtà. Questi film non hanno soldi per le campagne pubblicitarie. Non escono in duecento sale contemporaneamente. Magari passano in qualche festival, vincono pure premi, ma poi? La gente normale non ne sente neanche parlare. E questo è un problema grosso, perché spesso sono film che avrebbero cose interessanti da dire.

Cosa raccontano

La cosa bella di questi film è che raccontano pezzi di Italia che al cinema non si vedono quasi mai. Non la Roma da cartolina, non Venezia romantica, non la Toscana dei turisti. Parlano di periferie, di paesi piccoli, di vite normali. A volte sono storie dure, a volte sono ritratti delicati, ma hanno sempre qualcosa di vero. Non cercano di piacere a tutti. Non fanno il calcolo di cosa funziona al botteghino. Il regista racconta quello che vuole raccontare, come lo vuole raccontare. E si vede. C’è uno sguardo personale, un punto di vista. Non è il solito film fotocopia che hai già visto mille volte. cinemaproiezionegenerica2

Il buco nero della distribuzione

E qui casca l’asino. Anche quando un film indie italiano è bello, farlo vedere alla gente è durissima. Le sale vogliono i titoli sicuri, quelli che riempiono. Un film piccolo, sconosciuto, senza star? Rischio troppo alto. Magari gli dai una settimana in tre sale d’essai e via. Risultato: film che vincono premi importanti restano praticamente invisibili. Registi bravi che dopo un paio di tentativi mollano perché non ce la fanno più economicamente. Attori con talento che emigrano o cambiano mestiere. È uno spreco assurdo. Alla fine i festival diventano l’unico vero spazio per questi film. Torino, le Giornate degli Autori a Venezia, e poi decine di festival più piccoli sparsi per l’Italia. Lì almeno c’è un pubblico che viene apposta, sale piene, attenzione vera. Non è la distribuzione normale, ma è qualcosa. Molti film indipendenti fanno il giro dei festival per mesi. Da Nord a Sud, dalle grandi rassegne a quelle di paese. È un modo per esistere, per farsi vedere, per creare un passaparola. A volte funziona e qualche distributore si fa avanti. Più spesso no, ma almeno il film ha avuto una vita, ha incontrato spettatori veri.

Chi li cerca (e perché)

Per fortuna c’è un pubblico che questi film li cerca. Gente che va ai festival non perché fa figo ma perché vuole scoprire cose nuove. Che segue certi registi, certi attori emergenti. Che passa parola quando trova qualcosa che vale. Non sono tanti, questo va detto. Ma ci sono. E in qualche modo tengono vivo questo cinema. Ogni tanto qualche film riesce a sfondare, a farsi conoscere, a girare di sala in sala. Non sono miracoli, sono il risultato di un passaparola genuino. Quindi vale la pena cercarli? Dipende cosa ti aspetti. Se vuoi due ore di svago leggero, magari no. I film indipendenti ti chiedono attenzione. Hanno ritmi diversi, a volte più lenti. Non ti spiegano tutto, non risolvono tutto. Devi starci dentro. Ma quando ne trovi uno che ti prende, l’emozione è diversa. Più reale. Scopri attori bravi che non hai mai visto prima, storie che non immaginavi, modi di fare cinema che non conoscevi. E poi c’è quella sensazione di aver scoperto qualcosa, di non averlo solo consumato passivamente.

cinemaproiezionegenerica3Cosa manca al cinema indipendente italiano

Servirebbero più spazi. Più sale disposte a dare una chance a questi film. Più piattaforme streaming che li includano. Più visibilità. Non per carità, ma perché c’è talento, ci sono storie che meritano e c’è bisogno di qualcuno che le racconti per mostrare punti di vista diversi rispetto al pensiero unico. Il problema è che nel sistema attuale è tutto concentrato sui grandi numeri, sul sicuro, sul già visto. E così perdiamo voci, perdiamo diversità, perdiamo la possibilità di avere un cinema italiano più ricco. Non si tratta di guardare film complicati per sentirsi superiori. Si tratta semplicemente di avere alternative, di poter scegliere tra più proposte. Il cinema indipendente italiano esiste, fa film, ha cose da dire. Il punto è riuscire a fargliele dire.

Noi non smettiamo di sperare.

TONY DI FIORE

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