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Passione TV (il cinema nel piccolo schermo) – 33 – Stranger Things

strangerthingslocandinaStranger Things: “Non si esce vivi dagli anni ‘80”

Manuel Agnelli con i suoi Afterhours cantava “non si esce vivi dagli anni ’80”, e lo faceva in maniera enigmatica, ponendoci di fronte al quesito: anni ’80 sì o anni ’80 no? Decisamente si tratta di un decennio molto particolare sotto tanti punti di vista, dalla musica alla moda fino alla società in generale. Ma di una cosa possiamo essere certi: dal punto di vista cinematografico, per una determinata generazione (quella degli attuali trentenni-quarantenni), gli anni ’80, sono stati un periodo decisamente florido e ci hanno regalato una serie di opere indimenticabili, alle quali non è possibile non essere affezionati, ricordandole quasi sempre con un inevitabile magone alla gola.

Di questo si è accorto dapprima J.J Abrams, che con i suoi Super 8 e Star Wars: Il Risveglio Della Forza, ha provato a “rifare” a suo modo Spielberg e Lucas, conquistando orde e orde di “adoranti adepti”. Ed è da questa ispirazione che nasce anche la serie evento di quest’estate (non s’è parlato d’altro e ancora se ne parla), ideata dai fratelli Matt e Ross Duffer (già sceneggiatori e co-produttori di alcuni episodi del non proprio splendido, ma seguitissimo, Wayward Pines) ovvero Stranger Things.

La principale caratteristica di Stranger Things è una preponderante e del tutto trascinante nostalgia per questi famigerati anni ’80, con un richiamo lampante e gustosissimo ad alcune delle icone cinematografiche e letterarie di quegli anni, a partire dallo stesso Spielberg, passando per il re del brivido Stephen King e il maestro dell’horror John Carpenter. Molte opere di questi autori, e altre derivative, vengono richiamate con affetto e rispetto e per chi è cresciuto con le stesse, non sarà difficile respirare l’aria di film come E.T. – L’Extraterreste, I Goonies, Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, Stand By Me, lo stesso Super 8 e, quando la componente horror comincia a prendere piede in maniera più pregnante, anche La Cosa e Poltergeist, senza considerare l’esplicito riferimento a It.

Tra i punti di forza di questa serie, inoltre, c’è la colonna sonora contrassegnata da sonorità strangerthings1marcatamente carpenteriane (la componente elettronica la fa da padrone) e arricchita dall’utilizzo di brani dell’epoca come le irresistibili Should I Stay Or Should I Go dei Clash, Africa dei Toto, Heroes di David Bowie, Atmosphere dei Joy Division e molti altri. Non si può, inoltre, non citare il cast che, se da un lato ci conferma il talento affermato di Winona Ryder e Matthew Modine, dall’altro ci sorprende con l’intensa interpretazione di David Harbor e, soprattutto, dei più piccoli Gaten Matarazzo e Millie Bobby Brown (il primo nei panni dell’irresistibile Dustin e la seconda in quelli della misteriosa e sofferente Eleven).

Per esprimere meglio il concetto di questo effetto “nostalgia eighities”, basti pensare al plot della serie e ad alcuni elementi ricorrenti nella stessa: ci sono quattro bambini, amici per la pelle, sempre intenti a giocare a Dungeons & Dragon (o simili), ad andare in giro in bicicletta e ad interrogare il loro professore di scienza su tutto ciò che di nerd può venirvi in mente. Un giorno uno dei quattro, Will, scompare senza lasciare tracce di sé, ma noi vediamo e sappiamo che è stato rapito da un essere mostruoso e raccapricciante. I tre rimanenti, quindi, (Mike, Lucas e Dustin), decidono di avventurarsi alla ricerca del loro compagno di giochi ma anche di vita e si imbattono nella dodicenne Eleven (la già citata Millie Bobby Brown), ragazzina che scappa da un’organizzazione governativa senza scrupoli e che, flashback dopo flashback, comincia a capire, in maniera sofferta e impervia, il perché dei suoi poteri telecinetici e della sua forza sovrumana. Ma le generazioni messe a confronto in Stranger Things sono ben tre, perché oltre al gruppo di bambini, ad essere coinvolti nella ricerca di Will e nello smascheramento dei reali intenti di questa organizzazione c’è un gruppo di adolescenti (che comprendono la sorella di Mike, il suo fidanzato fin troppo saccente e il fratello di Will, tormentato e “alternativo”) e un gruppo di adulti, capeggiato dalla madre di Will (la Ryder) e dal capo della polizia locale (Harbour).

strangerthings2Dapprima separatamente, poi in un unico grande gruppo, si ritroveranno nel bel mezzo di un’avventura straordinaria, che li vede “viaggiare” tra due mondi paralleli (spesso viene in mente anche Fringe, e J.J Abrams è sempre di mezzo insomma, soprattutto quando abbiamo a che fare con una particolare vasca sensoriale che permette alla piccola Eleven di entrare in contatto con “l’altro mondo”), comunicare attraverso la luce, scappare da un mostro efferato e difendersi da potenti personaggi senza scrupoli.

Tutto questo e molto altro è Stranger Things, diviso in capitoli e non in semplici episodi: un unico grande film della durata di otto ore circa, quanti sono appunto i capitoli della prima stagione e attraversato da un senso del racconto che non trova mai punti di stallo e che trascina fortemente lo spettatore.

Insomma, se anche voi pensate che, nel bene e nel male, sia impossibile “uscire vivi dagli anni ’80” e siete ancora tra i pochi che non hanno visto questo telefilm, accorrete a recuperarlo, in attesa della già annunciata e sicuramente imperdibile seconda stagione.

Miglior episodio – Chapter six: The Monster

Si sa, sia nei film e nelle opere letterarie di riferimento a cui questo telefilm si ispira, sia in quasi tutte le strangerthingscp6themonsterstorie che hanno come protagonisti dei ragazzini, il vero fulcro della situazione è il loro percorso di crescita e formazione e, quindi, le varie avventure (fantastiche o meno) che li vedono come protagonisti sono una sorta di pretesto nonché il mezzo attraverso il quale arrivano a determinate consapevolezze. Tra le quali lo sviluppo dei sentimenti nella loro accezione più adulta e profonda, cosa che capita in questo bellissimo episodio, in cui Dustin e Mike, nel bel mezzo delle ricerche del loro amico Will, separati da Lucas che ha preso una via “solitaria”, perché in maretta col gruppo, si ritrovano a fronteggiare i bulli della loro scuola che minacciano Dustin con un coltello, costringendo Mike a lanciarsi nel vuoto da un dirupo.

Il ragazzino, spinto dalla fortissima amicizia nei confronti del suo amico, salta mettendo a rischio la sua vita, per poi essere salvato in extremis da Eleven, che usa i suoi poteri per “neutralizzare” i bulli e riportare a terra Mike, che si trovava in aria dopo aver saltato. Un momento che al tempo stesso fomenta per le gesta eroiche della ragazzina, ma emoziona anche moltissimo perché dopo i tre si riuniscono in un tenerissimo abbraccio.

Ora, insomma, i tre sono consapevoli, ancor più di prima, del legame che li lega e, partendo da questo, sono pronti ad andare avanti, sapendo di poter contare sempre sul loro reciproco appoggio.

ALESSANDRA CAVISI

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