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Non Solo Star: Ewan McGregor

americanpastorallocandinaEsordire alla regia con un film tratto da uno dei romanzi più importanti della letteratura americana come American Pastoral di Philip Roth, può voler significare due cose: avere un’ambizione non indifferente o essere estremamente coraggiosi. In entrambi i casi Ewan McGregor, per la sua prima regia, è partito con un’opera che facilmente l’avrebbe portato ad essere criticato, cosa che è accaduta, ma nonostante questo si è messo dietro la macchina da presa per dare vita alle pagine che hanno fatto vincere al suo scrittore il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1998.

Non si può prescindere da questo nell’avvicinarsi al giudizio di questo film che, se tralasciamo la linearità fin troppo pedissequa del racconto fedelmente trasposto solo nella sua superficialità, comunque ci restituisce una sorta di temerarietà che ha quasi dell’eroico. Il film di McGregor, lungi dall’essere folgorante o travolgente, è comunque un’opera apprezzabile in diverse componenti, tra le quali una regia decisa e sicura e una capacità di raccontare il “personale” molto sviluppata. I dolori, i drammi e le delusioni del protagonista interpretato dal regista stesso, sono trasmessi con grande passione e coinvolgimento. Così come le vicende familiari di quest’uomo dapprima premiato e poi totalmente trafitto dalla vita.

Lui è “lo svedese”, ragazzo prodigio, figlio di una ricca famiglia prima, poi marito e padre devoto di un ex reginetta di bellezza e di una ragazza un po’ problematica. Entrambe, spinte da forze differenti, riusciranno a scalfire la sicurezza che l’uomo negli anni aveva acquisito circa il senso di felicità che la famiglia può significare per ognuno di noi. E tutto questo McGregor riesce a raccontarlo portando anche ad una pulita e non patetica commozione.

Quello che non riesce a fare, purtroppo, è trasmettere ciò che in realtà Roth attraverso questa storia americanpastoral1aveva metaforizzato e raccontato col suo romanzo, e cioè il totale cambiamento e stravolgimento dell’America in un ventennio in cui il “vecchio” ha lasciato spazio al “nuovo” e in cui il classico sogno della scintillante “way of life” di un’epoca, veniva infranto e distrutto dalla consapevolezza che si trattasse di un incubo “imbellettato”. Da qui la figura della figlia ribelle che va avanti a proteste e atti di vero e proprio terrorismo e distruzione, fino all’allontanamento e all’estraniazione totale non solo dalla famiglia, ma dalla società intera.

Purtroppo, però, ciò che McGregor riesce a trasmettere, seppur in maniera struggente e sentita, è la distruzione della famiglia, piuttosto che di un intero sistema di valori e di tutta una società implosa in se stessa. Un pericolo in cui più registi sono spesso incappati quando si sono confrontati con le pagine di alcuni romanzi così difficilmente trasponibili su grande schermo (basti ricordare cosa è successo al Soffocare di Chuck Palahniuk, adattato per il cinema da Clark Gregg, ma non solo).

Ciò che rimane, quindi, è la sensazione che questo possa essere un primo passo verso un’autorialità più personale e la speranza che McGregor possa dimostrare di possedere anche una visione cinematografica meno “piatta” di quella dimostrata con questo film, che comunque rimane tutto sommato apprezzabile nel suo raccontare con momenti di grande profondità (dovuti anche alle intense interpretazioni dei protagonisti), l’epopea e il fallimento di una famiglia americana.

RITRATTO DELL’ATTORE

ewanmcgregorI ruoli della sua vita sono indubbiamente quelli che ha sostenuto in Trainspotting, nei panni del tossico Mark Renton (recentemente tornato sul grande schermo in Trainspotting 2) e nella trilogia prequel di Guerre Stellari, in cui ha interpretato Obi-Wan Kenobi. Ma Ewan McGregor nel corso della sua carriera ha saputo dimostrare di avere un talento duttile e indicato per dare vita a personaggi protagonisti di storie di spessore, ma anche leggere.
Tra le sue migliori interpretazioni ricordiamo quelle di Moulin Rouge, Big Fish, Sogni E Delitti e L’Uomo Nell’Ombra, rispettivamente diretti da registi importanti come Baz Luhrmann, Tim Burton, Woody Allen e Roman Polanski.

Ha dato valore aggiunto anche a film di nicchia e meno conosciuti come Piccoli Omicidi Tra Amici di Danny Boyle, Beginners di Mike Mills, Velvet Goldmine di Todd Haynes e L’Uomo Che Fissa Le Capre di Grant Heslov.

Ha recitato accanto a Christian Bale, Scarlet Joanhsson, Colin Farrell, Nicole Kidman, Natalie Portman, Tom Hanks, George Clooney, Jim Carrey e molti altri e ha sempre mantenuto una credibilità di attore degno di nota.

American Pastoral è, al momento, la sua unica regia.

ALESSANDRA CAVISI

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