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Thumbnail: uno sguardo su Antonello Brunetti

THUMBNAIL1.Chi sei, da dove vieni e che musica proponi.

Antonello Brunetti, un cantautore che ha deciso di prendere una strada diversa rispetto a quelle “televisive” dei giorni nostri, pur di mantenere intatta la purezza della sua musica.

Uso il mio nome perché dopo tanti anni passati in band, nascondendomi dietro vari nomi, scrivendo sempre io le canzoni ho deciso di riappropriarmi di ciò che è mio, dandogli il giusto valore.

Vengo da Trebisacce, un piccolo paese dell’alto jonio calabrese. Un posto meraviglioso, che unisce mare e montagne (potete ammirarne alcuni paesaggi nel mio ultimo videoclip On My Own Way), ma ho vissuto spesso fuori, prima Roma poi Londra dove ho trovato la mia dimensione, arricchendomi artisticamente e personalmente.

Faccio musica d’istinto, per cui cambio molto in base alle esperienze di vita e alle percezioni.

Principalmente cerco di trasmettere un messaggio adatto ad una nuova era di esseri umani, un messaggio di acquisizione di una consapevolezza che libera e apre all’Amore Universale.

Il mio ultimo disco è folk, con atmosfere country e sfumature molto rock. Ma in passato ho realizzato vari progetti tra cui un album indie rock in band (approdato anche negli USA), un brano dance, e delle pop songs in italiano.

Mi piace sperimentare, senza forzature di alcun genere, per cui non ho limiti. D’altronde il processo compositivo non segue nessuna regola. Non decido mai quando comporre una canzone, semplicemente succede. L’importante è mantenere alta la qualità di ciò che esce fuori, a prescindere dal genere è la “verità” che rimane intatta.

2.Il panorama musicale italiano aveva bisogno di te?

Il panorama italiano avrebbe bisogno di cantautori come me, ma non è in grado di apprezzare e valorizzare adeguatamente chi come me (ma siamo in tanti) ha qualcosa da dire, prediligendo gli ennesimi interpreti a cui vengono scritte canzoni da supermercato (ormai sempre dagli stessi autori tra l’altro, che campano di SIAE), mantenendo così il livello culturale a livelli bassissimi. Un brano italiano appena uscito suona esattamente come un brano inglese o americano appena uscito, c’è un’omologazione senza precedenti, senza più spazio per l’originalità. Si parla di inediti come se fossero una cosa straordinaria, speciale, quando dovrebbero essere la norma. Si è persa la qualità, sovraffollando il mercato con una proposta eccessiva, e magicamente oggi tutti sono artisti, tutti opinionisti e giudici su ogni argomento. Come cantava Battiato in una sua canzone: “Bassa produzione altissimo consumo / La musica è stanca non ce la fa più / e quanti cantanti e musicisti arrabbiati che farebbero meglio a smettere di fumare / uhh”.

Il mio ultimo album On My Own Way è stato a lungo primo in classifica tra i dischi digitali (Amazon, Google Play, ecc) più venduti in Italia e non solo, ma neanche questo è servito ad attirare l’attenzione delle major. Non rischiano, non investono. Il punto è che ti fanno credere che se non vai in TV non esisti, e così anche se non passi sulle radio ufficiali (che hanno ormai più potere delle major stesse), ma per arrivarci devi pagare, lasciando che spremano il tuo talento fino in fondo, come un frutto succoso, per poi buttarti esattamente come uno scarto, e avanti un altro con la prossima edizione. Io non intendo supportare questo schema disumano (ho rifiutato anche proposte molto grosse in passato), quindi probabilmente sono pericoloso, essendo un indipendente che riesce da solo a vendere dischi e dire la sua senza condizionamenti e compromessi. Certo io non sono nessuno, anzi sono me stesso (che non è poco al giorno d’oggi!), e da solo posso arrivare fino ad un certo punto… ma è comunque indicativo del punto in cui siamo arrivati.

Penso che in Italia (ma ormai un po’ dappertutto) non siano in grado di riconoscere il talento, perché semplicemente… non lo cercano! Non gli interessa realmente, se non per fare soldi per qualche mese, e poi ancora e ancora, cambiando volti e stile senza curarsi minimamente degli “artisti”. Non dico tutto questo per giudicare, è solo la mia opinione, anche se di recente ho letto di alcuni famosi artisti italiani che dicevano proprio che persone come un Battisti o una Consoli non sarebbero in nessun modo riusciti ad emergere in questo meccanismo attuale. Il che la dice lunga…

Resto comunque aperto a proposte discografiche: come dicevo prima il mio non è un giudizio ma una costatazione in base alla mia visione personale e alla mia lunga esperienza nel settore.

C’è una cosa che dico sempre: La musica (come l’arte in generale) è condivisione, non competizione. Questa frase racchiude in sé tutto il mio pensiero a riguardo.

3.Se tu fossi una meta da raggiungere con il “navigatore musicale”, quali coordinate di artisti del passato o del presente dovremmo impostare, come strada da percorrere per arrivare al tuo sound?

Oh, bisognerebbe di sicuro passare per le stradine del jazz anni ‘30/‘40 con Billie Holiday,AntonelloBrunetti2 Benny Goodman… passando per città anni ‘70 come Led Zeppelin, Janis Joplin, Black Sabbath, allungando un po’ allo svincolo tra Aretha Franklin ed Etta James, per poi percorrere l’autostrada Joni Mitchell (l’Artista per eccellenza) e fare una tappa intorno alla fine degli anni ‘90, tra Jeff Buckley, Stereophonics, Skunk Anansie, Radiohead, Battiato e Consoli, arrivando al blues anche attuale di Bettye Lavette e tanti altri artisti che hanno segnato ciò che sono.

4.Il brano del tuo repertorio che preferisci e perché questa scelta.

Ho già tre dischi alle spalle, per cui è una bella domanda. Sicuramente Underwater: ha rappresentato il punto di svolta nel mio modo di comporre e approcciarmi alla musica, unendo la spiritualità che mi contraddistingue (ben distante dalle religioni, sia chiaro) a musiche più raffinate ed evolutive. Poi Crowded Train e Illusions (of myself), alcuni dei miei brani rock di punta, che a loro volta hanno segnato un passaggio importante, il mio periodo in band. E infine il mio nuovo singolo On My Own Way, che rappresenta bene tutte queste cose messe insieme, il momento in cui lascio andare il passato e proseguo diritto sulla la mia strada, con una fiducia e una serenità ritrovate. Vi linko quest’ultimo: https://www.youtube.com/watch?v=yMGQ9v7N_Qs.

5.Il disco che ti ha cambiato la vita.

The Hissing Of Summer Lawns di Joni Mitchell. Un disco geniale, senza tempo, un capolavoro assoluto. Penso che nessun artista al mondo sia riuscito e riuscirà a concentrare in un solo disco tanta genialità con sapienza, stile e poesia. Ricordo quando lo acquistai senza sapere nemmeno chi fosse Joni: ero in un piccolo negozietto di dischi del mio paese e fui attratto da questa copertina verde con queste persone che trascinavano un serpente verso la città… chiesi al negoziante di metterlo su e ascoltandolo per la prima volta: sin dalla prima nota, mi è sembrato di aver ritrovato una parte di me che non sapevo dove fosse finita, con una gioia immensa.

Joni ha scritto delle canzoni memorabili, cambiando sempre stile ed evolvendosi, combattendo anche la superficialità delle case discografiche. La sua musica è pura, e rappresenta bene il mio percorso. Ciò che conta è la “verità”, come dicevo prima.

6.Il tuo live più bello e quello invece peggio organizzato.

Giugno 2014 sul main stage del Proud Camden, a Londra. Ho notato ancor meglio l’enorme differenza culturale che separa l’Italia dal resto del mondo. È stata una delle mie performance migliori, io da solo con la mia chitarra davanti ad un pubblico meraviglioso, che mi ha apprezzato quasi incredulo, “riconoscendomi” con stima ed entusiasmo. Non potrò mai dimenticarlo.

Per quello peggio organizzato potrei farvi una lista molto lunga, in tutti gli anni (e sono ormai quindici) spesi a suonare dal vivo in condizioni che definire “approssimative” è dire poco. Meglio non ricordare i dettagli.

7.Il locale di musica dal vivo secondo te ancora troppo sottovalutato e, al contrario, quello eccessivamente valutato tra quelli dove hai suonato o ascoltato concerti di altri.

Non mi piace fare nomi, anche perché non mi piace giudicare. Posso dirvi ciò che personalmente penso in base alla mia esperienza, quello sì. Quello sopravvalutato è forse il Piper Club di Roma, dove ho suonato qualche anno fa con la mia vecchia band, trovandomi malissimo (ma magari era semplicemente una serata no a livello organizzativo). Poi mi viene in mente il Palalottomatica con la sua pessima acustica.

Sottovalutato non saprei: da un paio d’anni non suono più così tanto in Italia, per cui non saprei dirti con precisione.

AntonelloBrunetti18.Le tre migliori band emergenti della tua regione.

Premesso che non sono un fan della parola “emergente” (alla quale preferisco “indipendente”), anche qui ho qualche difficoltà nel risponderti, non vivendo più in Italia. Se posso estendere la domanda all’estero ho almeno due nomi: Roberta De Francia: una musicista particolare, che abbina sonorità latine al rock, con un’impronta cantautoriale ben definita (anche lei italiana emigrata all’estero per dare una chance alla sua musica, cosa che sta portando avanti con successo ed entusiasmo): www.facebook.com/RobertaDeFrancia.

E poi Daniel Glover, un cantautore inglese giovanissimo con una voce blues pazzesca. Sentirlo dal vivo è un colpo al cuore, è davvero incredibile. Da tenere d’occhio perché a mio avviso farà molta strada: www.facebook.com/DanGloverMusic.

Li ho incontrati a Londra in alcuni locali in cui suonavamo, ed hanno lasciato il segno.

Anche in Italia comunque di artisti validi ce ne sono, dalla grande Marianna Cataldi (www.facebook.com/marianna.cataldi) ad alcune giovani leve incontrate durante la mia esperienza in Officina Pasolini, e sono fiducioso: chissà che non arrivi una bella ondata di musica nuova a rinfrescare questa sabbia ormai asciutta, dorata e luccicante in superficie ma completamente vuota in profondità… le famose sabbie mobili dove al momento la musica italiana è sprofondata.

9.Come seguirti, contattarti, scambiare pareri con te.

Trovate tutto sul mio sito ufficiale: www.antonellobrunetti.it. Qui ci sono tutti i link alle mie pagine social, ma mi trovate anche su facebook e youtube come Antonello Brunetti. Rispondo sempre a tutti i messaggi, per cui scrivetemi pure.

10.La decima domanda, che mancava: “Fatti una domanda e datti una risposta”.

D: Qual è la tua discografia e i progetti futuri?

R: Sto preparando un nuovo disco per la prima volta interamente in italiano. Le canzoni sono bellissime e sto cercando un produttore e collaboratori per arrangiare i brani e registrare un prodotto di livello. Il singolo che anticipa il disco è l’unico che ho già inciso, La Realtà dell’Anima, e uscirà nei primi mesi del 2016 con un videoclip girato a Londra dal talentuoso fotografo Danilo Moroni (di cui trovate già una piccola anteprima sulla mia pagina facebook www.facebook.com/antonellobrunettimusic). Anche qui mi tengo aperto a valutare le proposte discografiche che arriveranno, per poi decidere il da farsi. Mi piacerebbe anche pubblicare un best of con l’aggiunta di alcuni inediti, collaborando con diversi artisti che stimo in un disco ufficiale, prodotto con criterio e distribuito anche fisicamente in tutto il mondo, per condividere la mia musica con un più grande pubblico.

Qui di seguito invece c’è tutta la mia discografia attuale:

Ep e Album:
On My Own Way (2015)
Alphawave (2013)
Open To Change (2011)

Singoli e altri progetti:
Happy Birthday Grace – Last Goodbye – Jeff Buckley (2014)
Accettare (2013)
Lie To Me (2012)

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