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Elle, l’audace e irresistibile ribaltamento di ogni morale

ellelocandinaVolevo fare un film non incasellabile”: queste le parole di Paul Verhoeven in una sua recente intervista e, visto il risultato, possiamo dire con certezza che il regista abbia centrato pienamente il suo obiettivo con Elle.

Presentato a Cannes, vincitore di due Golden Globe (Miglior film drammatico e Miglior attrice in un film drammatico), candidato agli Oscar per la categoria Miglior attrice protagonista e vincitore di altri numerosi premi, Elle è l’adattamento cinematografico del romanzo Oh… di Philippe Djian del 2012.

Il film si apre in medias res: le prime immagini sono quelle di uno stupro che avviene tra le mura domestiche e sotto lo sguardo pigro e annoiato del gatto della protagonista, Michèle. Dopo questa scena, violenta e drammatica, la prima cosa che viene da fare alla vittima, sorprendentemente, è quella di spazzare via i cocci di un vaso che si è rotto durante la colluttazione, ordinare del sushi e pranzare con il figlio. Già da questi primi momenti comprendiamo che in Elle non si cerca l’ordine “naturale” degli eventi, ma tutto è spiazzante e fuori dagli schemi.
L’obiettivo di Michèle sarà ora quello di scoprire l’identità del proprio aguzzino, iniziando la ricerca prima di tutto sul proprio luogo di lavoro, una società di produzione di videogiochi della quale è la presidente.

Ma durante questa ricerca non dimentica tutta la vita e gli affetti che la circondano: la madre ottantenne e ellemichelecatframeil suo boy toy; il figlio inetto, marionetta nelle mani della fidanzata; l’ex marito e la relazione con il compagno della sua migliore amica. Ma a monte di tutto ciò c’è il terribile episodio di cui fu protagonista da piccola, quando il padre si era reso autore della strage di 27 bambini cui, suo malgrado, fu partecipe inconsapevole.

Michèle è una donna matura, ma ancora estremamente sensuale: impossibile non restare colpiti dal suo carisma. Consapevolmente provoca tutti, vivendo la sessualità con estrema libertà e soddisfazione. È proprio nel continuo passaggio tra toni drammatici e leggeri, ironici, talvolta surreali, che il film trova il suo magnetismo. Lo spettatore è “travolto” da mille sensazioni diverse: si pone di volta in volta domande per le quali non riceverà nessuna risposta assoluta; si ritrova in quello stato emotivo “scomodo”- ma per questo estremamente intrigante – di non sapere mai ciò che avverrà il momento successivo. C’è una tensione e allo stesso tempo una leggerezza in Elle che ne fanno uno dei film più significativi usciti negli ultimi mesi: film d’autore, “di nicchia”, eppure così tremendamente aperto ad ogni possibile interpretazione.

ellefilmframeE se Verhoeven ha potuto contare su un cast talentuoso e convincente, non si può non sottolineare come tutto il film sia retto essenzialmente dalla performance monumentale di Isabelle Huppert: è lei il film, è la sua interpretazione granitica, solida, sfacciata, inquietante, ironica, indecifrabile, a rendere Elle un film così indispensabile da vedere. La Huppert con la bocca dice delle cose, ma con gli occhi sembra dire altro. Quando racconta al vicino di casa – per il quale ha un debole – il suo passato, la tragedia che l’ha colpita all’età di dieci anni, lungi dall’essere una confessione drammatica: al contrario Michèle sfodera tutta la sua carica erotica, e un sorriso leggero le illumina il viso, trovandosi in realtà a fare la civettuola invece di raccontare le sventure della sua infanzia. Ed è curioso notare come un’attrice così minuta fisicamente riesca a diventare un “gigante” in nome della sua arte e del suo talento.

Verhoeven ha già portato sullo schermo protagoniste indecifrabili e dall’erotismo sfrenato (in particolare la scrittrice-psicologa interpretata da Sharon Stone, personaggio iconico di Basic Instinct, film “scandalo” del 1992), ma probabilmente con Elle il regista compie un salto in avanti, creando un personaggio che buca lo schermo, impossibile da dimenticare.

E pensare che in un primo momento il film doveva essere girato in America e avrebbe dovuto avere una ellecoupleframeprotagonista americana. Ma Verhoeven ha confessato che in America nessuna attrice aveva accettato una parte così difficile ed ambigua. Solo quando si è deciso che il film sarebbe stato girato a Parigi – sua location naturale – allora è stata scelta Isabelle Huppert, “un’attrice audace, non le interessa cercare la simpatia degli spettatori”, sempre seguendo le parole del regista, per una Huppert che in realtà già si era candidata per questo ruolo, probabilmente consapevole che le sarebbe calzato a pennello. E visto il risultato, i riconoscimenti, il giudizio univoco della critica attorno alla sua interpretazione, possiamo dire che epilogo migliore non poteva esserci: quando in un film possiamo riscontrare una totale simbiosi tra attore e personaggio, e a livelli così sommi, possiamo parlare sempre di un piccolo “prodigio”.

ANTONIO COPPOLA

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