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“Inganni” è l’affascinante debutto di Industria Onirica

industriaoniricaingannicoverLa band veneta Industria Onirica debutta sulla scena musicale italiana con un progetto di ottima fattura, dal cuore italiano ma dall’anima british e all’avanguardia, che aleggia tra parole sospese, suoni elettronici, synth e chitarre che dipingono ombre e luci allo stesso tempo. È Inganni l’ep con cui la band del nord Italia decide di presentarsi come una realtà emergente, ma già evergreen; giovani promesse che segnano il loro destino già dalla prima traccia di questo album. Talento che respira grandi contaminazioni musicali, così ben amalgamate che restituiscono un’esperienza musicale totalmente nuova, difficilmente riconducibile a qualcosa di già esistente.

Un totale di cinque tracce che da sole sono capaci di descrivere un intero mondo celato dietro una band più che interessante, che esplora mondi onirici viaggiando nell’inconscio dell’ascoltatore, ma che propone arrangiamenti non altrettanto sognanti e celesti. Le musiche sono capaci di raccontare un ego profondo ma con uno sfondo in cemento, all’interno di una metropoli o sui tetti di un grattacielo.

Complessivamente Inganni è un album pop rock, che si collocherebbe senza fatica nella discografia anglosassone degli anni ’90, ma che decide di proporre l’inaspettato connubio con il cantautorato andando ben oltre le semplici rime baciate. Testi che rimandano alla penna di Roberto Vecchioni e una voce, quella di Bruno Sponchia, che a tratti ricorda l’appoggiatura che contraddistingue le produzioni di Franco Battiato, “padre”, tra l’altro dei synth in terra italiana.

Un’aria che si fa sempre più rarefatta, per testi che raccontano una realtà a tratti impalpabile, continuamente sospesa ed eterea, per un fil rouge che ondeggia tra l’ego e l’amore. “Carezza del destino, gravità che fa volare, voglia di partire per vedermi ritornare” ripete il ritornello di Prima di dormire, la traccia che apre l’ep con un’esplosione di batterie che sin da subito indirizza a ciò che il lavoro della band ha riservato per l’ascoltatore. Arrangiamenti che si fanno più ricchi in Notte di candele, il brano forse meno tenebroso di Inganni, ma che non tradisce la matrice stilistica dei testi: “Se avessi perso meno tempo in questa notte di candele […] se solo la tua vita fosse ancora mia, se i miei cuscini ascoltassero ancora i sogni tuoi“. Lo spirito più elettronico è raggiunto con Isolamento, un brano cangiante in ogni strofa che appare come una continua attesa, ma che sembra guardare a ciò che è stato, forse un sogno: “Il tuo vestito di carbone non mi ha sporcato le mani, il sogno sembrava così vero che non volevo più arrivasse il domani. È una notte di stelle nascoste, di parole discusse, di un vivere sbagliato“.

È con Grattacieli, primo singolo estratto, che Industria Onirica raggiunge un equilibrio perfetto tra testo, arrangiamento pop rock, che riflette la loro dimensione a tratti cupa, e lo spazio per un ritornello in inglese che diventa quasi un tormentone, per una band che probabilmente ripugnerebbe i tormentoni. Un singolo che vanta un’importantissima collaborazione, quella con Fabio Cinti, cantautore che vanta lavori con artisti del calibro di Battiato e Morgan, in perfetta linea, quindi, con l’essenza musicale di Industria Onirica. Una seconda lingua, infine, compare anche in Quanta voglia ho di te, in cui si osa con il latino, con un risultato imponente e sontuoso; un brano che improvvisamente accosta alla lingua imperiale romana un assolo di chitarre sulle cui note termine il primo lavoro di Industria Onirica.

Pagina facebook: https://www.facebook.com/Industria-Onirica-240475202810970/?ref=br_rs

Videoclip di Grattacieli: https://www.youtube.com/watch?v=L9m8z4jOY4U

COSIMO GIUSEPPE PASTORE

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