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Nel nuovo libro di Rennis una riflessione su musica e politica e il potere della prima di salvarci dalla seconda

rennispatriotscopertinaNell’ultimo ventennio l’Italia ha dovuto sopportare cambiamenti radicali non indifferenti, soprattutto riguardo la situazione politica. Fernando Rennis, scrittore dal 2009 di testate musicali cartacee ed online, membro della IASPM (International Association for the Study of Popular Music), e autore, tra l’altro, di Scream and Shout. La storia e la musica degli Arcade Fire (2017) e La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit (2018), nel suo più recente lavoro, Patriots. La musica italiana da Berlusconi al Sovranismo (edito da Arcana Edizioni) analizza in modo obiettivo e dinamico il ruolo che ha avuto la musica italiana nel panorama nazionale contemporaneo.

Il binomio “musica-politica” rappresenta nella realtà oggettiva dei fatti due modi differenti di trasmettere pensieri ed opinioni, come ci hanno insegnato i grandi cantautori degli anni 60 e 70. Comporre significa infatti molto più di scrivere un arrangiamento: significa trasmettere valori che avranno un impatto sociale considerevole, rilevante. La musica, molto più indirizzata che la politica, mira a consapevolizzare chi la fa, ma soprattutto chi l’ascolta. È esattamente per questo che esistono, e sono sempre esistite, le canzoni di protesta. La musica ha il grande pregio di farsi portavoce di vicende spesso lasciate nel dimenticatoio, si pensi alle ingiustizie sociali e quindi a vicende come quelle di Federico Aldrovandi o di Stefano Cucchi di cui si sono fatti portavoce in tanti, da Fiorella Mannoia a Coez, da Rocco Hunt a Lo Stato Sociale; o ancora vicende legate al G8 di Genova, con i Punkreas, i Modena City Ramblers e Simone Cristicchi; al razzimo e all’immigrazione, con Ghali, Brunori Sas ed Issaa; alla corruzione, con Salmo; al dramma dell’ex Ilva, con Caparezza; alla xenofobia e ai diritti Lgbt+, con Tiziano Ferro e molti altri.

Tuttavia, nonostante tutti questi grandi artisti inseriscano spesso problemi sociali e politici all’interno dei loro testi, se ci si sofferma anche solo per un attimo fugace a pensare ai testi e ai componimenti di oggi, è facile rendersi conto che i cantautori e in generale gli artisti pronti ad esprimere e condividere le proprie idee politiche e sociali siano davvero pochi. È invece proprio in queste circostanze che bisogna sentirsi parte di una comunità coesa, unita per perseguire un unico obiettivo comune, ed è in questi momenti che la moltitudine, non trovando conforto nella politica, cerca infatti supporto nella musica.

Rennis nella sua opera porta il lettore a chiedersi che fine ha fatto la musica di protesta italiana. Manca forse la serietà nella protesta? O più semplicemente si ha il timore di protestare?

Viviamo in un’epoca dove chi decide di dire la sua viene spesso tagliato fuori per intercessione degli stessi politici, in particolar modo mediante il mezzo di comunicazione più potente degli ultimi decenni: il social network. A tal proposito, nel testo verranno spesso menzionati alcuni fatti, come ad esempio il caso di Emma Marrone, insultata o, per meglio dire, violentata verbalmente sui social da Massimiliano Galli.

Abbiamo un ardente bisogno di tornare ad intensificare il legame “tra identità nazionale, politica e musica” e il bel libro di Fernando Rennis ci aiuta a riflettere proprio su questo.

Qui il libro sul sito della casa editrice: http://www.arcanaedizioni.com/prodotto/fernando-rennis-patriots-la-musica-italiana-berlusconi-al-sovranismo/

LUCIA ERRA

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