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Bruno Bavota e le intime canzoni notturne del suo lockdown

brunobavotaapartmentsongsvol1coverNapoli, una città dove le emozioni fanno parte del vivere quotidiano, dove la musica è spesso espressione viva e tangibile di questo continuo stupirsi di ciò che circonda chi vi risiede. Queste emozioni si ritrovano nelle forme d’arte più varie, dal cinema al teatro, dalla poesia alla musica. Un naturale talento che si ritrova in artisti dotati di una sensibilità unica. Bruno Bavota è uno di questi.

Nostra vecchia conoscenza sin dai tempi del Thinkers Art Festival, a cui partecipò guadagnando sin dall’epoca numerosi consensi che ha continuato a raccogliere poi nella sua carriera a livello internazionale, il compositore e polistrumentista partenopeo durante lo scorso lockdown ha dato vita ad un nuovo progetto musicale suddiviso in due parti collegate ma… non troppo. Oggi vi presentiamo la prima, intitolata Apartment Songs – Volume One, ovvero canzoni strumentali nate nel suo appartamento durante la reclusione cui ci ha costretti il COVID-19. Bavota ha già alle spalle numerose incisioni discografiche e tantissime esibizioni live dove ha ampiamente dimostrato di padroneggiare abilmente generi musicali diversi, tra pop da camera e modern classic, e in questo periodo di forzato isolamento nella sua abitazione, utilizzando soltanto un pianoforte e pochi microfoni, l’artista sprigiona tutte le sue sfumature trasferendo in musica le proprie emozioni e fotografando in note uno dei periodi più complessi vissuti dalla nostra civiltà. Nasce così Apartment Songs, una serie di brani suonati di notte lasciandosi andare lungo i tasti del pianoforte, il quale è stato portato nel suo appartamento solo una settimana prima della quarantena e perciò privo della consueta accurata accordatura. Bruno Bavota ha riversato nella sua musica tutti i suoi sentimenti personali che la situazione gli scatenava dentro, suonando in modo estemporaneo e intimo con fraseggi di ampio respiro che hanno la capacità di coinvolgere l’ascoltatore lasciandogli la possibilità di completare il brano con la propria sensibilità in un dialogo di sensazioni. I brani sono a volte malinconici, a volte sostenuti ma mai banali, chi li ascolta potrà dire di aver conosciuto davvero Bruno Bavota, di averne colto l’anima e le aspirazioni, di aver “respirato” con lui quei momenti di intima solitudine, di aver riempito spazi vuoti ed aver insieme a lui ostacolato il silenzio.

Un altro artista napoletano, Salvatore Di Giacomo, tempo addietro (nel lontano 1888), dovette ascoltare qualcosa di simile prima di scrivere:

Nu pianefforte ‘e notte

sona lontanamente,

e ‘a museca se sente

pe ll’aria suspirà.

È ll’una: dorme’ o vico

ncopp’a sta ninna nonna

‘e nu mutivo antico

E tanto tiempo fa.

Dio, quanta stelle ‘n cielo!

Che luna! E c’aria doce!

Quanto na bella voce

Vurria sentì cantà!

Ma sulitario e lento

more ‘o mutivo antico;

se fa cchiù cupo ‘ o vico

dint’a ll’osurità.

L’anema mia surtanto

rummane a sta fenesta.

Aspetta ancora. E resta

ncantannese a pensà.

Parole che ben si prestano a descrivere anche questa intima e notturna opera di Bruno Bavota.

Qui la recensione della seconda parte del lavoro, Apartment Loops: https://www.ithinkmagazine.it/recensione-bruno-bavota-apartment-loops

Questo il sito dell’artista: https://brunobavota.com/

Qui il video di Apartment Song #1: https://www.youtube.com/watch?v=Nd0oi9iR8Cw

MARIANO ERRA

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