Visti, rivisti, da rivedere – Orecchie

 

locandinaorecchieUn ragazzo si sveglia con uno strano fischio alle orecchie che lo accompagnerà per tutto il giorno. Sul frigo trova un messaggio della fidanzata che lo informa della morte del suo amico Luigi. Solo che lui non riesce proprio a ricordarsi di nessun Luigi…

Diretto e sceneggiato da Alessandro Aronadio, qui al suo esordio, Orecchie stupisce soprattutto perché difficilmente riusciremo a trovare un film simile nella filmografia italiana degli ultimi anni e lo stupore nasce dal fatto che si tratta di un film al tempo stesso molto semplice per la sua messa in scena, ma molto complesso per la serie di concetti e sensazioni che trasmette.

Facendo ricorso ad un funzionalissimo quanto straniante bianco e nero e utilizzando il formato quadrato 1:1 che restringe l’inquadratura per poi man mano allargarsi fino al più moderno 1,85:1, Aronadio ci regala una commedia sofisticata che rimanda a tratti a Kevin Smith a tratti a Jim Jarmush e che fa del grottesco e del surreale le sue armi principali, facendoci sempre sorridere, ma trasmettendoci anche un senso di nostalgia e di empatia per il percorso che si ritrova ad attraversare il protagonista in una giornata molto particolare in cui sarà “costretto” ad avere a che fare con una serie di personaggi e di situazioni a dir poco fuori dal mondo.

Il film, quindi, è costituito da una serie di “siparietti” in cui il ragazzo si confronta con numerose realtà e con diverse persone che lo porteranno sempre più verso una consapevolezza diversa di se stesso e della sua esistenza e che allargheranno enormemente i suoi orizzonti (da qui l’espediente del formato che man mano restringe le bande nere laterali che man mano scompaiono mostrandoci lo schermo per intero, risulta oltremodo funzionale e vincente).

orecchie1Tra questi personaggi quelli che regalano le maggiori soddisfazioni, nonché le migliori risate miste a riflessioni su determinati temi, sono il dottore impersonato da Massimo Wertmüller, che lo prende in giro facendogli credere di essere un ermafrodita e di essere incinta, solo per dargli qualcosa di cui preoccuparsi, visto che molti pazienti insistono affinché i dottori gli dicano che hanno qualcosa; la giornalista interpretata da Piera degli Esposti, che lo porta a riflettere su quanto le proprie convinzioni, dalle quali non riesce mai a scostarsi, spesso siano da ostacolo alla sua realizzazione; il suo ex professore universitario, che gli ha trasmesso la passione per la filosofia, ma che adesso vive come un vegetale di fronte ad un videogame e il prete interpretato da Rocco Papaleo, che lo porta a scoprire la vera identità di quel Luigi di cui gli viene comunicata la morte, portandolo a capire che forse, il funerale a cui deve recarsi, è il proprio.

Ma davvero la girandola di personaggi coi quali l’uomo si trova a confrontarsi sono molti e arricchiscono la sua giornata rendendola surreale e al tempo indispensabile per arrivare a determinate conclusioni. Va da sé, quindi, che quel fischio all’orecchio dal quale parte tutto è metafora di ben altro, è un campanello d’allarme che lo aiuta a capire che ci sono alcune cose che non vanno nella propria vita e che affrontarle, piuttosto che ignorarle come ha sempre fatto, è la cosa più giusta da fare.

Trailer del film:

 

ALESSANDRA CAVISI

 

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