Thumbnail: uno sguardo sulle Nuove Tribù Zulu

THUMBNAIL1.Chi siete, da dove venite e che musica proponete.

La nostra storia è iniziata nel 1991 come musicisti “buskers” nelle piazze e nei vicoli di Roma, tra Piazza Navona e Campo dei Fiori, sotto la statua del filosofo Giordano Bruno, simbolo della libertà di pensiero. Abbiamo scelto di suonare nel “teatro naturale” della strada per cercare nuove ispirazioni e sperimentare spazi artistici possibili nell’incontro con quell’umanità che vive, respira e anima le strade della città. La nostra musica è all’insegna della contaminazione: un sound in cui confluiscono world music, rock, pop, canzone d’autore, folk e gipsy. La parola africana Zulu significa “Gente del Cielo”. Siamo partiti con questo nome guerriero con la voglia di cercare, comunicare, condividere, sognare e soprattutto trasformare qualcosa dentro di noi attraverso la grande energia della musica. Per noi la musica è vibrazione, possibilità di cambiamento, incontro con gli altri, scambio, crescita, evoluzione; abbatte i muri creati dalle religioni, dalle ideologie, dalle differenze etniche.

2.Il panorama musicale italiano aveva bisogno di voi?

Insieme ad altre band italiane siamo stati tra i pionieri della musica “meticcia”: a quel tempo era difficile venire a contatto con altri mondi musicali, vivevamo in una sorta di “colonialismo” musicale anglofono. Con le NTZ ci è sempre piaciuto riportare nella nostra musica i suoni e le vibrazioni che provenivano dai nostri viaggi di gruppo, come è successo con il primo viaggio in India o quello in Sudafrica: forse è anche un po’ merito nostro se in Italia sono nati, anni più tardi, progetti o band che hanno seguito la strada della contaminazione a 360°. Guardando il panorama musicale italiano sono pochi gli artisti che ultimamente trattano tematiche sociali o spirituali (intese come ricerca interiore e non per forza legate a una religione), che invece è possibile trovare nei testi delle nostre canzoni.

3.Se voi foste una meta da raggiungere con il “navigatore musicale”, quali coordinate di artisti del passato o del presente dovremmo impostare, come strada da percorrere per arrivare al vostro sound?

Siamo stati influenzati da diversi tipi di musica, abbiamo sempre avuto un ascolto un po’ “schizofrenico”: dalla musica rock alternativa alla new wave fino alla disco music anni ’70, da Carosone o Buscaglione al prog dei Genesis o degli Emerson Lake & Palmer, dalla musica classica indiana al punk rock’n’roll! Sicuramente artisti come Peter Gabriel, Nick Cave o Paolo Conte sono stati importanti per la costruzione del nostro suono e per una certa poetica legata ai testi.

4.Il brano del vostro repertorio che preferite e perché questa scelta.

Il brano Zingara, dal nostro primo album Sulla Strada, uscito con il Manifesto nel 2000, è un “cavallo di battaglia”, sicuramente il primo a portarci su una direzione più folk gypsy: è legato a una nostra personale esperienza, quando lavoravamo come operatori sociali al campo Rom di vicolo Savini a Roma. Il brano è molto allegro ma in realtà parla di una bambina che portavamo a scuola e che purtroppo ha perso la vita tra le fiamme all’interno del camper in cui viveva con la famiglia. Potete ascoltarlo qui: https://www.youtube.com/watch?v=ZH4Xm5_sQgQ. nuovatribuzulu1

5.Il disco che vi ha cambiato la vita.

Un disco che ci ha segnato particolarmente è stato Passion di Peter Gabriel, colonna sonora del film L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese, uno tra i primi dischi di contaminazione tra musica etnica, ambient, musica elettronica e rock, che ha coinvolto musicisti provenienti da paesi quali Pakistan, Turchia, India, Costa d’Avorio, Egitto, Bahrain, Nuova Guinea, Marocco, Senegal e Ghana. Sicuramente uno tra i lavori discografici che ha contribuito maggiormente alla nascita e alla diffusione della world music internazionale.

6.Il vostro live più bello e quello invece peggio organizzato.

Il più bello sicuramente è stato durante il tour in India nel 2010 con Now – Nomadic Orchestra of the World, un progetto che ci ha visto esibirci insieme ai musicisti nomadi del Rajasthan nei principali auditorium dell’India (New Delhi, Chennai, Auroville, Mumbai). Fra tutti, quello che ci è rimasto più impresso è stato il primo live in assoluto: ci hanno portato nel deserto per il concerto, noi un po’ interdetti ci chiedevamo dove fossero l’amplificazione e le luci per il palco, i due organizzatori indiani – che erano anche due film makers/attivisti che lavoravano con le diverse tribù nomadi – indicarono la luce della luna e ci dissero: “Questa sarà l’illuminazione del palco”. Poco dopo arrivarono le persone e iniziò il concerto che andò avanti per almeno un paio d’ore, con grande entusiasmo di tutti i presenti.

Il peggiore invece è stato in un piccolo paese italiano: durante le prove del suono abbiamo attaccato le nostre pedaliere della chitarra e del basso e in un attimo si sono viste due fumate nere dal palco, un istante dopo un’altra fumata dall’ampli basso… insomma la corrente aveva dei seri problemi di stabilità e ci aveva bruciato completamente l’attrezzatura. In più, il tecnico del suono, che non aveva portato nessuno stabilizzatore di corrente, nel momento in cui spiegavamo agli organizzatori che era impossibile suonare, mise molto furbamente una musica proveniente da un lettore CD, come per dire a tutti: “Il problema sono loro, vedete che la musica esce dalle casse, io non ho problemi a fare il concerto”: in pochi istanti avevamo tutto il paese contro. Pensavano che non volessimo fare il concerto chissà per quale capriccio! Siamo dovuti scappare dal posto con la gente che ci inveiva contro. Però durante il viaggio di ritorno abbiamo saputo da un amico che viveva lì che avevano chiamato una band locale, pensando di risolvere la questione, mentre invece con un grande “botto” era saltato tutto l’impianto: alla fine si scusarono con noi e ci pagarono una parte delle spese e del concerto.

7.Il locale di musica dal vivo secondo voi ancora troppo sottovalutato e, al contrario, quello eccessivamente valutato tra quelli dove avete suonato o ascoltato concerti di altri.

…da queste bocche non uscirà mai niente, neanche sotto tortura!

nuovatribuzulu28.Le tre migliori band emergenti della vostra regione.

Possiamo segnalarvi un progetto musicale che vale per tre. Hanno collaborato con noi nel nostro ultimo album, Rosa e Fuoco, uscito a fine ottobre con Squilibri Editore: La Piccola Orchestra di Tor Pignattara è un’orchestra multietnica formata da giovanissimi, “immigrati di seconda generazione” e “romani”, che ha il suo cuore nel quartiere popolare di Tor Pignattara nella zona Est della Capitale. Un progetto che coniuga l’aspetto sociale con la ricerca musicale, con uno stile che si muove tra sonorità pop, funk, rap, hip hop e rock. Link: http://www.piccolaorchestraditorpignattara.it/video/.

9.Come seguirvi, contattarvi, scambiare pareri con voi.

Sito ufficiale: http://www.nuovetribuzulu.it/
Facebook: https://www.facebook.com/NTZnuovetribuzulu/
Twitter: https://twitter.com/NuoveTribZulu
Email: nuovetribuzulu@gmail.com.

10.La decima domanda, che mancava: “Fatevi una domanda e datevi una risposta”.

D: È uscito a novembre il vostro nuovo Cd/Libro Rosa e Fuoco con Squilibri Editore. Che cosa c’è di diverso in questo nuovo lavoro e perché le persone dovrebbero essere invogliate a comprarlo nonostante la cosiddetta “crisi di vendita del cd”?

R: In questo nuovo album sono contenute tutte le esperienze musicali, sociali e umane dei nostri 30 anni o quasi di carriera, ma è come se si fossero sedimentate sul fondo di un bagaglio artistico, per creare un linguaggio più maturo e anche per segnare un passo in avanti nel nostro percorso musicale: un itinerario artistico sorretto dalla speranza in un’umanità senza frontiere né steccati, libera finalmente da pregiudizi ed egoismi: un modo per affermare in musica che nulla è possibile senza l’amore che muove i nostri passi sulla terra e senza il fuoco che accende le nostre vite. Nel disco ci sono diversi ospiti tra i quali Andrea Satta dei Têtes de Bois, Enrico Capuano, MC Shark e, come abbiamo detto prima, la Piccola Orchestra di Tor Pignattara. È un lavoro diverso da un semplice cd: all’interno c’è un elegante booklet di ben 48 pagine, quasi un piccolo libro, con uno scritto poetico di Andrea Camerini, cantante e autore dei testi delle NTZ, alcune illustrazioni realizzate da Paolo Camerini, contrabbassista della band e anche le bellissime foto scattate al Museo Macro di Roma dalla fotografa Giulia Razzauti, insomma un progetto che ha dato spazio alle nostre diverse qualità artistiche, un modo per invogliare appunto le persone a comprarlo o visto che siamo vicino al Natale a regalarlo. Farete un figurone!

Qui il link sul sito dell’editore: https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/nuove-tribu-zulu-rosa-e-fuoco.html

DORIANA TOZZI

Check Also

bananamayorprimarycolourspt2thebluecover

I Banana Mayor colorano di solido “Blue” la nostra quarantena

I baresi Banana Mayor, dopo una iniziale incursione nel metal, nel punk e nell’hardcore più …

Lascia un commento