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Thumbnail: uno sguardo su Lizziweil

THUMBNAIL1.Chi sei, da dove vieni e che musica proponi.

Sono Laura Vertamy, il mio progetto si chiama Lizziweil.
Sono violoncellista classica e cantautrice. Le mie canzoni nascono sul gesto spigliato e primitivo della chitarra, e poi si contaminano e si approfondiscono negli arrangiamenti più elaborati del mio violoncello.

2.Il panorama musicale italiano aveva bisogno di te?

Non so se avesse bisogno di me, senz’altro io avevo bisogno di lui! Nel senso che sono di quella parte di fruitori di musica che tendenzialmente non disdegna alcun ascolto. Anzi, credo che proprio la mia ascendenza classica e i miei studi mi abbiano permesso di fare sempre ascolti accurati anche della musica ritenuta più “semplice” armonicamente e tecnicamente. E non ho mai sottovalutato il panorama italiano, rispetto alla musica straniera.
Il violoncello forse ha una storia più dichiaratamente straniera nella musica leggera. E allora mi piace pensare di potergli rendere omaggio anche da noi, e infatti lo affianco quasi nudo alla mia voce, perché timbricamente si confonde volentieri con la voce umana, la assorbe e la riemette.
Il violoncello nel mio immaginario è una principessa, non un principe! Una regina di cordialità e talento, di forza ruspante, e capace di presenza garbata oppure sgarbata! Compulsiva, vociante, coatta… Strumento ritmico garbato, o rumorista sgarbata, zoppicante e asimmetrica…

3.Se tu fossi una meta da raggiungere con il “navigatore musicale”, quali coordinate di artisti del passato o del presente dovremmo impostare, come strada da percorrere per arrivare al tuo sound?

Mi hanno formato nella musicalità tanti ascolti dell’infanzia, quando si è ancora anfore, ricettori puliti solo emozionali e un po’ acritici: che ricordi bellissimi! I viaggi in camper con i miei, con sotto i Beatles, Simon & Garfunkel e gli anni 70 americani, Cat Stevens e Suzanne Vega; in Italia il grande e meraviglioso Lucio Dalla, il calore del primo Zucchero, il maestro Franco Battiato con i suoi testi strabilianti e l’azzardo delle metafore, su cui da studentessa si perfezionava il mio immaginario; e in parallelo gli studi e gli ascolti classici, le esecuzioni orchestrali, il repertorio di Beethoven per quartetto, il Mozart delle opere teatrali e del singspiel, i romantici, i concerti per violoncello dei contemporanei, la musica russa, Debussy, Berstein… In età matura l’incontro mistico di alcune grandi donne: Tracy Chapman, Noa, Liza Minnelli e il musical americano.

4.Il brano del tuo repertorio che preferisci e perché questa scelta.

lizziweil1Amo tanto tutte le mie bimbe! Tutte. Per motivi diversi… Alcune mi hanno salvato! Ma forse approfitto di questa bella domanda per parlare un po’ del singolo dell’ep che uscirà in settembre, che titola Il mio stile fra le dita (la cui anteprima esclusiva è stata curata da I Think Magazine). Mi è capitato di riuscire ad assaporarlo nitido, di recente. Sono cose che avvengono in un secondo mistico, ma che forse si preparano per anni… Capita quando lasci andare le autodefinizioni, e invece costruisci i ponti con tutto… E allora, a domanda nitida segue risposta. Sempre.
Magari cercando altrove, fra le vestali dei templi pagani arcaici, attraverso archetipi precisi delle fiabe popolari, o cercando di recuperare nelle cadenze musicali ipnotiche le antiche formule curative e la saggezza ripetuta nelle generazioni dalle sciamane d’Africa e d’oriente.
Ciò che non ti accorgi di scegliere entra, e sedimenta. E se chiedi alla vita che ti mostri il dove e il quando per sentirti nella tua pelle, se le domande sono reali, emerge un gusto preciso.
Il suono rotondo che ti rappresenta. Emergono le parole. E allora, per quel famoso istante infinito, gusti il privilegio del tuo stile. Comodo, proprio come la tuta alla sera… Il tuo stile proprio a portata di mano.
Il tuo stile fra le dita.

5.Il disco che ti ha cambiato la vita.

Senz’altro il primo album di Tracy Chapman, di cui infatti non manca mai una citazione in ogni mio concerto, con almeno una cover. Lei, diciannove anni! Piccola, commovente, potente guerriera di Harlem! Il groove e la dimestichezza più rock e spigliata che ricordassi, il gesto che spinge in avanti, più nitido e più ingenuamente inconsapevole del proprio carisma. Un album che canto a memoria.

6.Il tuo live più bello e quello invece peggio organizzato.

lizziweil2Abbiamo suonato in una sala di incisione molto bella della mia zona, sala tutta attrezzata, tutto legno alle pareti, pubblico attento e colto, luci e suoni fatti da dio, ma soprattutto, si trattava dell’emozione del primo palco nostro in assoluto, trattate, io e la Manu-violoncella, come regine.
Le quinte e il backstage pieni di cioccolatini… E il divano a righe rosse e bianche comodissimo! Ci sentivamo ai tempi un po’ pivelline, e invece andò così bene!
Avevo studiato e avevo preparato la mente; e i gesti vennero spontanei, i tempi funzionarono come in un tutto teatrale predisposto, quando invece l’unica cosa predisposta era lo stato vitale!
Mi sentii così eccitata dopo: ricordo che per lunghe ore non presi sonno. Sentivo che per una volta avevo proprio comunicato tutto ciò che volevo, e forse era uscito misticamente anche di più, ciò che nemmeno sapevo ci fosse, come succede in quegli incroci particolari di tempo e spazio.
L’aneddoto più triste, invece, fu una data in periodo natalizio prevista in un teatro di periferia di una grande città. Viaggiamo stipati per usare una macchina sola, il percussionista di allora, cuore generoso, aveva voluto da buon perfezionista caricarsi tutto l’ambaradan, anche meno indispensabile, ovviamente stava nevicando e non smise fino al giorno dopo.
Dopo ardue peripezie all’insegna di ruote da neve, navigatori e disperati posteggi, scarico strumenti sotto la neve, entrammo in una tristissima sala tipo oratorio con l’acustica da dopolavoro ferroviario, che ci avevano spacciato per teatro. E il pubblico, spaventato dalla neve, fu di cinque persone! Inutile dirvi che non sfoderai il vestito da sera da teatro in poltrone rosse che mi ero immaginata! Ma siccome l’accoglienza non prevedeva nemmeno cena, affondai con i miei amici le manine (non c’erano coltelli!) nel panettone che fuggiasco era rimasto sulla mia macchina da alcuni giorni, e nell’esecuzione mi sentii molto rock!
Suonammo bene, per noi medesimi. E finimmo con un’allegra mangiata dal kebabbaro all’una di notte. E té alla menta marocchino!

7.Il locale di musica dal vivo secondo te ancora troppo sottovalutato e, al contrario, quello eccessivamente valutato tra quelli dove hai suonato o ascoltato concerti di altri.

lizziweil3Mi piacciono gli spazi che riproducono le case, come era Casa 139 a Milano, e gli ambienti familiari, come da noi a Cuneo è stato per alcuni anni di recente il Q.i., o come in tempi d’oro furono l’Associazione Clandestino di Dronero, e il mitico Capolinea mon amour di Entracque, che riuscì a portare da noi in provincia in alta montagna gruppi pazzeschi ancora agli esordi, che ora sono star internazionali, con profetismo visionario, in tempi non sospetti, e in modalità agresti goliardiche e cooperative ammirevoli.
Sono forme difficili da promuovere, e in certe serate la gente si accalca miseramente senza ordine perché è difficile strutturarle, ma proprio per questo sono luoghi preziosi, in cui è ancora più delizioso dedicare musica, insieme ai teatri. Perché vieni ascoltato veramente, e si creano scambi col pubblico che hanno del miracoloso.
Invece non amo i locali che se la tirano, i grandi templi che con la scusa di longeve tradizioni di musica importante da vantare, alla fine creano circoli chiusi, in cui viaggiano ormai come mercenari sempre gli stessi tipi di artisti, magari molto periti, ma non sempre così stimolanti, o non più stimolati loro stessi a rinnovarsi…

8.Le tre migliori band emergenti della tua regione.

Amo follemente i giovanissimi Sabere Sisteme, gli ormai universalmente acclamati Crazy Flower Power, e un cantautore promettente agli esordi che si chiama Ferruccio Fusetti, che già a inizio carriera collabora con signori musicisti e turnisti di perita esperienza del cuneese.

9.Come seguirti, contattarti, scambiare pareri con te.

La mia pagina facebook ufficiale è Lizziweil, quella personale Laura Lizziweil. Scrivetemi! Rispondo nel giro di pochi giorni!
I miei brani sono tutelati SIAE e sono tutti disponibili per l’ascolto libero su Spotify, su Soundcloud e sul mio canale Youtube, su cui trovate anche alcune chicche recenti di dietro le quinte spassosi…
È però più semplice accedere a tutto direttamente dal mio www.bandcamp.com/lizziweil.

10.La decima domanda, che mancava: “Fatti una domanda e datti una risposta”.

lizziweil4D: Una cosa recente folgorante che hai capito…

R: Parlando di sé purtroppo molto del discorso diventa automaticamente, e senza che lo vogliamo, autoreferenziale. Mentre noi siamo solo un tramite. Sempre. Anzi, più l’artista è specchio pulito, più gli avvenimenti sul palco si fanno mistici e strategici, e più in fase di laboratorio le parole fluiscono fortemente significati. Da un altrove.
Il palco, luogo di gratitudine inestinguibile, luogo sacro per eccellenza per ospitare questo tipo di esuberi del significato… (e purtroppo utilizzato da molti per esprimere anche molto altro! Per alcuni anche proprio solo per il fatto che sta un po’ più in alto del pubblico… che amarezza!).
Solo adesso ho capito lucidamente perché fin da giovincella al posto del mio nome personale preferiii per la mia musica un’icona, una metafora, un media, un alter ego, un avatar, un horclux… chiamatelo come vi pare. Negli anni però in effetti la ricerca mi ha portato a credere che horclux sia il termine più adatto!
Tratto dalla magia, utilizzato in accezioni negative fin troppo note (la mirabile e psichedelica creatività di quel genio della creatrice di Harry Potter), ma anche in accezioni positive, sottili e affascinanti (vedetevi quella gemma rara e meravigliosa di Nine di Tim Burton!). Il mio horclux è Lizzi, chissà da quanto tempo! Chissà da dove, da quali universi mi è arrivato quest’onere e questo privilegio! Lo sento come un’eredità dell’anima, e parlerà con me fino alla fine del mio tempo concesso.
Non so ancora dirvi ora in quali modi, ma fidatevi di lei.
Io lo faccio.

DORIANA TOZZI

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