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Thumbnail: uno sguardo sui Killing Dodo

THUMBNAIL1. Chi siete, da dove venite e che musica proponete.

Siamo i Killing Dodo: Edoardo Marcelli (voce e chitarra), Gabriele Fraternali (basso, cori, piani), Federico Rampa (batteria, cori). Veniamo da un piccolo paese della provincia di Rimini, Novafeltria: un luogo incastonato negli appennini al confine fra Emilia Romagna, Toscana e Marche. Il genere più appropriato in cui ci collochiamo è l’alternative rock, la nostra musica è sia rabbia che riflessione: ci piace spaziare da atmosfere molto crude e terrene ad altre più eteree.

2.Il panorama musicale italiano aveva bisogno di voi?

Forse è un po’ arrogante definirsi “necessari” nella scena musicale italiana; tutto ciò che sappiamo è che la musica che proponiamo e che ci viene da dentro non è attualmente di rilievo nel nostro paese. La scelta di abbracciare uno stile piuttosto che un altro non è dettata dalla mania di andare contro corrente, piuttosto da un’esigenza di esprimere ciò che proviamo trovando un modo tutto nostro di farlo. Questo naturalmente porta a differenziarci da molti artisti, italiani e non, che hanno già trovato la loro strada e che possono essere di grande spunto per noi. Al momento ciò che più desideriamo è essere ascoltati ed essere riconoscibili tra i tanti artisti in circolazione, inoltre questo nostro primo lavoro è servito e servirà moltissimo a noi per comprendere appieno la direzione artistica che vorremo intraprendere.

3.Se voi foste una meta da raggiungere con il “navigatore musicale”, quali coordinate di artisti del passato o del presente dovremmo impostare, come strada da percorrere per arrivare al vostro sound?

Negli ultimi tempi ascoltiamo molta musica a noi contemporanea, seguiamo parecchi gruppi sia per il loro sound che per la loro capacità di arrangiamento o composizione (Muse, Kasabian, Arctic Monkeys, Blur, The Cribs…): diciamo che dopo aver registrato il disco facciamo attenzione a tante piccole cose che prima percepivamo soltanto. Ovviamente non manca l’influenza dei grandi gruppi del passato che riuscivano a creare un sound pazzesco con un decimo della strumentazione che abbiamo noi oggi, come Rolling Stones, Beatles, Led Zeppelin, Black Sabbath… Potremmo citarvi i Biffy Clyro per il loro sound crudo e aggressivo ma che sa essere anche morbido all’occorrenza. Per ultimo, quando alcuni nostri amici ci hanno paragonato ai Verdena per una serie di aspetti, noi, non conoscendoli bene, abbiamo approfondito anche la loro conoscenza scoprendo un mondo che ci piace enormemente. Da lì ci siamo accorti che in Italia probabilmente sono inarrivabili e fanno le scarpe anche ad altre band britanniche molto più famose e blasonate.

4.Il brano del vostro repertorio che preferite e perché questa scelta.

È molto difficile sceglierne uno, dato che il disco ha una vera a propria trasformazione al suo interno e ciò che separa l’atmosfera più terrena e killingdodo1scontrosa dei primi tre pezzi da quella più eterea e liberatoria dell’ultima parte del cd è La Fée Verte. Proprio per questo ci sbilanciamo nel dire che è il nostro pezzo preferito, perché senza questo brano l’intero concept non reggerebbe, è il ponte che fa passare l’ascoltare da una condizione di stallo a una più elevata e profonda.

5.Il disco che vi ha cambiato la vita.

Non possiamo dare una risposta univoca, ognuno di noi ha seguito un suo percorso prediligendo stili e generi diversi, dal rock al funky al metal, è il “problema” comune a molti gruppi. Diciamo che di certo il nostro disco ideale non si colloca negli anni ’80, per una questione sia di sound che di composizione. Degli anni ’90 possiamo ricordare Nevermind dei Nirvana, anche se di loro ci piace molto il live Unplugged in New York. Non possiamo non citare ancora i Verdena con Endkadenz, il loro ultimo doppio lavoro, che è di certo un comune denominatore per noi tre soprattutto per la ricerca del suono e per la pazzia degli schemi che si discostano dai classici canoni di composizione. Anche se poi, molte influenze del post-rock e del brit-pop più ricercato emergono durante i pezzi più atmosferici che creiamo in sala prove.

6.Il vostro live più bello e quello invece peggio organizzato.

Di certo il nostro live preferito è stato in terra Toscana, più precisamente a Barberino Val d’Elsa, non tanto per la performance live quanto per il post concerto. Subito dopo aver suonato, i ragazzi che gestivano il locale hanno iniziato a bere con noi offrendoci di tutto e di più… come potete capire la situazione non ha tardato a degenerare. Eravamo d’accordo con uno di loro che ci avrebbe ospitato a casa sua per la notte data la lunghezza del viaggio di ritorno. Appena arrivati (con tre Tennent’s a testa e col fonico del locale) abbiamo iniziato a parlare di musica, ascoltare dischi e ciliegina sulla torta, pasta delle 5 con tanto di “ragù della mamma”, accompagnata da una jam session improvvisata con i peggiori strumenti, ovvero tavoli e percussioni varie. Dopo essere andati a letto circa alle 7:30 del mattino, ci siamo risvegliati verso le 11 per tornare a casa, distrutti ma contenti… “marci dentro“, per ricordare la citazione del fonico.

killingdodoprogressivodistaccocoverPer quanto riguarda il live peggiore dal punto di vista organizzativo è stato nel marzo dell’anno scorso in un ristorante disperso tra i monti della nostra zona. Dopo essere arrivati nel tardo pomeriggio e aver allestito il palco, ci siamo ritrovati a suonare per due ore abbondanti davanti ai soli gestori del locale (compreso il cuoco). Inoltre, tra un pezzo e l’altro, Rampa (il nostro batterista) non faceva altro che parlare di reattori nucleari con uno dei gestori molto interessato all’argomento, oltre che alla nostra performance ovviamente. Nota molto positiva: il cuoco era veramente bravo!

7.Il locale di musica dal vivo secondo voi ancora troppo sottovalutato e, al contrario, quello eccessivamente valutato tra quelli dove avete suonato o ascoltato concerti di altri.

Fortunatamente i locali conosciuti a livello underground in cui siamo stati per suonare o per ascoltare altri artisti non sono affatto sopravvalutati! Il Sidro Club a Savignano sul Rubicone e il Magazzino Parallelo a Cesena, citandone due della nostra zona, sono ottimi esempi di come ci siano locali e gestori che si interessano anche al panorama emergente e che offrono al pubblico una realtà musicale alternativa a quella mainstream.

8.Le tre migliori band emergenti della vostra regione.

Giungla (è già un pezzo avanti ma ci tenevamo a citarla): https://open.spotify.com/artist/2hXIoMXYA65EDbqyLMzr5r;

Rickson: https://open.spotify.com/artist/5bA16o9AdZR2KanCjOW7Pa;

Be a Bear: https://open.spotify.com/artist/5LayyNeWmEIbxy8wJpbkQ0.

9.Come seguirvi, contattarvi, scambiare pareri con voi.

Se volete seguirci o contattarci potete utilizzare la nostra pagina Facebook: https://www.facebook.com/KillingDodo.

Se volete ascoltarci ecco qualche link dei principali portali:

Spotify: https://open.spotify.com/album/1CC3WKkgagOO8TUG69qkDn

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCoPUcm-kuXHDBapwlXpmNeA/featured

Google Play: https://play.google.com/store/music/album?id=Bekw3ut56jc3nyjffdevecjlwqi killingdodo2

iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/progressivo-distacco/id1202909322

Qui invece, potete trovare il video del primo singolo estratto da Progressivo Distacco, intitolato Vertigine: https://www.youtube.com/watch?v=nejvHYUoWUw.

10.La decima domanda, che mancava: “Fatevi una domanda e datevi una risposta”.

La domanda che ci facciamo guardandoci anche un po’ dentro è:

D: Qual è il vostro sogno?

R: Anche se sembra una domanda da bambini delle elementari in realtà per noi acquista un significato molto importante soprattutto alla nostra età (23 anni in media) in cui abbiamo praticamente il mondo in mano, dobbiamo decidere che cosa fare nella vita e decidere non è mai semplice. Per noi questa decisione si incarna nell’eterna lotta fra dedicarsi totalmente alla musica e studiare per avere un lavoro sicuro in futuro. Nel nostro mondo utopico vorremmo soltanto suonare e stare tutto il giorno a comporre nuovi brani, a sperimentare nuovi stili, a litigare anche solo per una nota per poi farci una birra a fine giornata stesi sul prato fuori dalla sala prove, e poi fare trasferte infinite per suonare in giro (cosa molto difficile specialmente quando sei all’inizio e nessuno ti conosce). Ovviamente tutto ciò con la consapevolezza di voler fare della propria musica un lavoro, quindi non è il classico sogno “suoniamo, ci divertiamo e tutti felici e contenti“. Detto ciò vi diciamo soltanto che abbiamo la testa dura e siamo pronti a ricevere schiaffi e pugni nel mondo della musica pur di farci sentire da più persone possibile.

DORIANA TOZZI

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