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Maschere a teatro PDF Stampa Email
Domenica 06 Febbraio 2011 15:11
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II linguaggio quotidiano associa spesso la metafora della maschera definendo ad essa l'inganno e l'imbroglio. Ogni giorno ritornano frasi del tipo "...quel tipo non è sincero: la sua è una maschera", "Cosa c'è dietro la maschera?". Il termine sta così a indicare un ruolo assunto dall'individuo, in genere un atteggiamento non autentico; un comportamento assunto in un determinato momento, spesso sotto la pressione delle convenzioni sociali.

La maschera diventa uno strumento di difesa, di fuga, di falsità. È presente una connotazione negativa nell'espressione "mettere la maschera". La frase sottolinea che ciò che appare è falso, mentre dietro la maschera si trova la verità, la realtà, l'essere autentico della persona.

Il mondo del teatro, a cui si fa riferimento nella metafora, è considerato dal linguaggio quotidiano quale regno della finzione e dell'inganno.

L'uomo di teatro non accetterebbe però questa visione. Solo il cattivo teatro finge, il buon teatro non è né vero né falso, ma è creazione, in quel preciso istante teatrale, di una realtà, di un senso.

La scena non è più semplicemente il luogo dell'inganno, ma il luogo della rappresentazione.

Il palcoscenico teatrale usato come metafora non è lo spazio in cui si finge, ma lo spazio in cui è possibile creare un significato alle azioni.

Di maschere il teatro ne ha viste molte, sin dall’epoca greca, andando a scomparire gradualmente con Carlo Goldoni, persistendo per qualche tempo anche nelle rappresentazioni di carattere grottesco e carnevalesco. Ma nella vita di tutti i giorni forse ciò non è ancora avvenuto e ognuno di noi, forse, indossa una maschera e magari non vuole ammetterlo a se stesso, o peggio ancora, non se ne rende conto...

 

MARIA GRAZIA RIZZITELLI

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