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Recensione: LA MONCADA - Torino Sommersa PDF Stampa Email
Domenica 05 Febbraio 2012 10:02
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Torino Sommersa
è il titolo del primo lavoro, totalmente autoprodotto, de La Moncada, interessante band cuneese che produce musica alternativa e sperimentale ma mai a discapito della melodia.

Attiva dal 2009, la band nasce da un’idea del cantautore Mattia Calvo riunendo accanto a sè musicisti di estrazioni differenti: Alloa (Airportman), Davide Maccagno, Gianandrea Cravero (entrambi in Treehorn) e Andrea Pisano dei Fuh, il quale recentemente è stato sostituito da Carlo Barbagallo, noto membro di Suzanne’ Silver, Albanopower e Les Dix Huit Secondes.

Torino sommersa nasce come disco corale e vanta diverse  e importanti collaborazioni come le voci di Matteo Castellano e Isobel Blank, l’organo di Edoardo Vogrig dei Fuh, il violoncello di Cinzia Mureddu dei Ronin e Airportman.

Questo disco è il risultato dei primi due anni di lavoro e sperimentazione della band. Una sperimentazione che scava sostanzialmente nel post-rock dove atmosfere dilatate, ritmi lenti e forti, crescendo emozionali la fanno da padrona per poi lasciare spazio anche  a riff violenti e a un rock più diretto. La Moncada si configura come una band perfettamente in bilico tra cantautorato folk e post rock USA, che resta però fermamente ancorata alle proprie origini, non solo per il titolo in copertina ma anche nell'uso della lingua italiana. Una calma acustica di sottofondo che non disdegna mai incursioni e slanci sonici.

Riflessioni, messaggi, denuncia sociale e poesia con un abito che definirei folk/rock, ha il pregio di scuoterti nell’intimo e farti riflettere. Sono canzoni che sono state concepite in momenti differenti, alcune nascono da esperienze personali e altre da riflessioni più generali.

Una pioggia acida con una intro alt-folk di chitarra e batteria Rabbia Killer è un fiume in piena di parole disilluse, di pensieri violati e pugni.  Revolution, momento politico ispirato e profondo, si presta ad un incontro fra parlato e un sospirato profumo di Slint. Impreziosita dall’angelico coro di Isobel Blank, il violoncello di Cinzia Mureddu e il sofferto cantato di Matteo Castellano, questo pezzo è l’incitazione perfetta per questi grigi e assopiti tempi morti; qui ritroviamo Fidel Castro, infatti questo è il pezzo più rappresentativo del disco e della band (La  Moncada è il nome della caserma che venne assaltata il 26 luglio del '53 da Fidel Castro e i suoi ribelli. Questo episodio diede il via alla rivoluzione cubana. Il nome proposto da Frank è subito piaciuto perché la band condivide i valori che portarono a quegli eventi).

Torino Sommersa, il brano che dà il titolo al disco, è il ritratto di una città bagnata e oberata dal traffico continuo che in un’atmosfera electro ambient, crea un’uggia sommessa e serrata. 

Fine Di Un Farabutto, è, invece, un pezzo movimentato, irrefrenabile con echi noise elettrizzanti. Torna il parlato con la successiva Valore, il post rock incede potente in una ballata folk che prende fuoco e si spenge sotto l’acqua che allaga Torino. 

Pollicino si sofferma su pensieri e riflessioni intime del cuore e poi Il Sentiero Del Bosco, brano finale,  col suo ritmo intimo e seducente, chiude il racconto di una città congelata su se stessa, atrofizzata di fronte alle proprie bellezze.

Quello de La Moncada è un album molto interessante e particolare nelle sonorità ricercate seppur non avvalorate al massimo dalla qualità dei suoni, problema, forse, da ricercare nella scelta dell'autoproduzione.

Torino Sommersa è in ogni caso un disco audace e profondo che riesce a creare in modo superbo e unico situazioni sonore che lasciano il segno e rimangono impresse.
GINA SGARRA


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