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Spotlight: riflettori su Luigi Spinelli (Speciale mostra “Camminando 2018”)

spotlight_rubricafotografia1.Parliamo dei tuoi esordi: come ti sei avvicinato al mondo della fotografia?

Il mio è un ricordo d’infanzia. Sin da piccolo desideravo praticare questo hobby e poiché per la mia giovane età nessuno voleva affidarmi una sofisticata Agfa a soffietto, riuscii a procurarmi una Falcon Miniature vista sulla Domenica del Corriere. Si poteva acquistare via posta ed era economica e semplice da usare con la sua chiusura a scatto.

2.Fotografare per rappresentare o capire la realtà: quale messaggio comunichi attraverso i tuoi scatti?

Mi piace catturare la realtà, in particolare voglio rappresentare gli stati d’animo sia dell’operatore sia del soggetto. La fotografia per me documenta istanti di vita ma è anche arte.

3.Quali soggetti ti interessano o attraggono di più e perché?

Mi interessano le persone care. Amo fissare in modo indelebile i momenti indimenticabili proprio come ho fatto nella foto esposta nella mostra Camminando, organizzata da Giuseppe Calabrese a Bari, nella sede di SpazioGiovani. In questa foto ho fermato il ricordo di uno dei primi concerti jazz ambulanti nella città del Maestro Paolo Lepore e del suo gruppo, che a bordo di un pullman panoramico girava il centro di Bari e, fermandosi nelle strade del centro, scendeva per esibirsi tra la gente. Una street photography per condividere emozioni ed ispirazioni di una street band! luigispinellibarijazzontheroad

4.Come si è evoluta la tua ricerca fotografica?

Sono rimasto affezionato alle fotocamere analogiche nonostante il passaggio alle digitali. Penso che l’evoluzione tecnologica strozza un po’ l’ispirazione perché non si può sbagliare, tutto è già impostato. Invece l’arte spesso può essere generata da una somma di imperfezioni.

5.Quali sono i tuoi riferimenti: ti ispiri a qualche modello in particolare?

I miei modelli sono i fotografi di guerra, come Robert Capa e Philip Stern con le sue indimenticabili foto dello sbarco in Sicilia del 1943. Queste foto per me sono documenti insostituibili della realtà, hanno fatto storia e mi emozionano.

6.Cosa pensi della postproduzione?

Non faccio postproduzione, mi limito a qualche ritocco manuale di macchie e imperfezioni.

Amo il fascino del bianco e nero perché racconta le storie, mentre il colore spesso suggestiona soltanto.

luigispinellicastellosvevosarcofago7.Cosa pensi dei concorsi fotografici in Italia? 

Non serve la competitività perché siamo tutti fotografi anche se non lo sappiamo. Il motivo per cui fotografo non è vincere una gara ma scoprire l’imprevisto che emerge dopo lo scatto nelle fotografie ottenute con le macchine tradizionali. Fotografare mi emoziona e mi incuriosisce.

8.Hai partecipato a qualche concorso?

No, non partecipo a concorsi proprio perché non credo nella competitività tra fotografi. La vera fotografia resta sempre una forma di dilettantismo di spontaneità. Infatti, oggi si va verso la fotografia “istantanea”.

9.Cosa pensi dello spazio riservato in Italia alla cultura fotografica? Credi debba essere subordinata ad altri media comunicativi o pensi che possa avere un ruolo centrale nell’influenzare gli orientamenti della multimedialità?

Non si può ignorare la centralità del documento fotografico perché rispetto alla videoripresa immortala particolari inaspettati che magari erano sfuggiti all’osservazione.

10.Hai dei progetti futuri o dei temi particolari che vorresti esplorare?

Nel dilettantismo appassionato non si può parlare di futuro. Sono per l’esplorazione ovunque e su tutto. Voglio una fotografia che sia arte.

BENEDETTA CAMPANILE

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