
| CALCIO: le origini dello sport che appassiona gli italiani |
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| Mercoledì 16 Febbraio 2011 16:53 |
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Da definizione enciclopedica, il calcio è “uno sport di squadra nel quale si affrontano due squadre composte ciascuna da undici giocatori usando un pallone sferico all'interno di un campo di gioco rettangolare con due porte. Il gioco è regolamentato da una serie di norme codificate e il suo obiettivo è quello di segnare più punti (detti “gol” o reti) dell'avversario, facendo passare il pallone fra i pali della porta avversaria. È sport olimpico dalla Seconda Olimpiade moderna e la semplicità delle sue regole, il fatto che non richieda attrezzature speciali e l'estrema adattabilità a ogni situazione lo hanno reso uno sport popolarissimo, praticato in tutto il mondo”. L’antenato più simile al calcio moderno ha origini orientali, precisamente situabili in Cina: si tratta del Tsu-Chu (palla spinta con il piede), nel quale si doveva calciare una palla, riempita con piume e capelli, tra due canne di bambù: la porta non superava i 30-40 cm di larghezza. Circa 500 anni dopo, in Giappone si giocava il kemari nel quale l'obiettivo dei giocatori, disposti in cerchio, era di non far toccare la palla in terra. Il kemari è praticato ancora oggi nei villaggi rurali giapponesi. In Europa, le prime notizie di “sport” simili al calcio che conosciamo attualmente provengono dall’antica Grecia, dove nel IV secolo a.C. si giocava l'episciro (dal greco episkyros); nella successiva epoca Romana prese il nome di harpastum, nel quale due fazioni dovevano portare una palla oltre la linea di fondo avversaria e nel quale prevaleva l'aspetto antagonistico e fisico rispetto a quello puramente agonistico. La prima “svolta” verso il calcio attuale avvenne, neanche a dirlo, proprio in Italia, dove intorno al 300 d.C. si giocava a “calcio fiorentino”, detto anche “calcio in costume”: un gioco a squadre che si effettua con un pallone gonfio d'aria, e da molti è considerato come il padre del gioco del calcio, anche se almeno nei fondamentali ricorda molto più il rugby. Il calcio fiorentino è praticato ancora oggi, e a Firenze, nel mese di giugno in occasione degli annuali festeggiamenti del santo patrono in piazza Santa Croce si svolgono tre partite in costume tra i calcianti dei quattro Quartieri storici di Firenze: i "Bianchi" di Santo Spirito, gli "Azzurri" di Santa Croce, i "Rossi" di Santa Maria Novella e i "Verdi" di San Giovann. Le squadre sono denominate “partiti”. Ogni partito è formato da 27 giocatori: 15, divisi in tre gruppi di 5, formavano la linea degli "innanzi" che aveva compiti di attacco; 5, chiamati "sconciatori", formavano la seconda linea e avevano il compito d'intralciare le manovre avversarie; 4 componevano la terza linea ed erano i "datori innanzi", rilanciavano cioè la palla verso gli "innanzi"; 3, infine, costituivano l'estrema linea dei "datori indietro", che impedivano agli "innanzi" avversari di raggiungere con la palla il fondo del campo e conquistare una "caccia". Nel secolo XVII un gioco simile al calcio fiorentino si praticava anche a Venezia e Bologna, dove però era stato proibito nel 1580. Anche nelle isole britanniche questo sport antenato del calcio, portato dai conquistatori romani, incontrò diverse opposizioni: nel 1314 il podestà di Londra lo dichiarò fuorilegge, durante la Guerra dei cent'anni fu vietato a favore del tiro con l'arco; venne successivamente osteggiato da parte dei Puritani nel XVI secolo che lo consideravano di basso spessore. Arriviamo così al XVII secolo, quando il calcio ebbe origine come sport elitario all’interno dei college britannici. In Inghilterra il Re Giacomo I Stuart, promulgando la Declaration of Sports, aboliva nel 1617 divieti e restrizioni che avevano colpito il calcio, favorendone così la rapida diffusione, specie all’interno dei college. Nel 1820 il calcio aveva già regole simili a quelle moderne, tra le quali quella del fuorigioco, ma se ne osservavano di differenti da luogo a luogo. Un primo tentativo di unificazione si ebbe con le "14 regole di Cambridge” (1848), stilate dai 13 rappresentanti delle varie scuole e club inglesi ma è solo nel 1863, precisamente il 26 ottobre, che il calcio nasce ufficialmente. Il luogo deputato alla stipula delle regole del calcio è la Great Queen Street, il luogo è la Free Mason’s Tavern (la taverna dei Framassoni o dei Liberi Muratori).Qui si danno appuntamento i rappresentanti di undici club e associazioni sportive londinesi per creare una struttura unitaria che prenderà il nome di Football Association, con sede a Londra. Scopo primario è codificare in maniera organica e omogenea il nuovo gioco. Queste scelte posero fine al dubbio che riguardava la parte del corpo con la quale colpire la palla: il nuovo regolamento indicò chiaramente il gioco con i piedi e permise il gioco con le mani solo nel momento in cui era necessario catturare un pallone chiaramente indirizzato in porta, come su un calcio di punizione diretto. Queste regole furono adottate da tutti eccetto che dalla scuola di Rugby, i cui rappresentanti furono chiaramente a favore di un gioco più fisico e che consentisse di toccare il pallone anche con le mani (fondatore di questa consuetudine, secondo la tradizione, fu William Webb Ellis). Si produsse così la divisione che portò alla nascita del rugby, sport che prese il nome dalla scuola che l'ha sviluppato. Nel 1888 si tenne il primo campionato inglese, secondo la formula tuttora in vigore. In Italia, invece, risalgono al 1886 le prime vaghe notizie di alcuni incontri giocati tra equipaggi della marina britannica a Genova, Livorno, Napoli e Palermo. Si trattava di marinai della marina mercantile o più spesso di militari della marina militare. La memoria storica del primo insediamento del calcio in Italia conduce a Torino. L’ex capitale del regno aveva una antica e radicata tradizione di cultura fisica ed era inoltre un importante centro di transito del commercio estero, residenza di numerosi agenti italiani e stranieri di società commerciali inglesi e svizzere. Il primo nome del calcio italiano, secondo alcune fonti, fu quello di Edoardo Bosio. Nato a Torino nel 1864, dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, aveva cominciato a lavorare in una ditta britannica di prodotti tessili: la Thomas Adams di Nottingham. I suoi impegni di lavoro gli diedero l’opportunità di un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale ebbe la possibilità di frequentare assiduamente gli ambienti calcistici di oltre Manica. Tornato a Torino nel 1887, di comune accordo con i colleghi inglesi della filiale della sua ditta e con le sue amicizie giovanili decise di creare un gruppo sportivo dedito al canottaggio d’estate ed al football d’inverno. Secondo la tradizione, l’iniziativa del Bosio si incrociò con quella di alcuni giovani esponenti dell’aristocrazia sportiva piemontese dediti alla pratica dello stesso gioco e che facevano capo al principe Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi, e al marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia. Nacque così nel 1881 la prima società di calcio italiana, l’International Football Club di Torino, la cui denominazione derivava dal fatto che nella squadra potevano giocare persone di varia nazionalità. Questa società fu una delle poche che praticò fin dalle origini la sola specialità del calcio, secondo una singolarità che si ripeté nel 1894 con la nascita del Football Club Torinese. Il calcio e le sue regole, in Italia e all’estero, da quel giorno di ottobre 1863, si sono espansi e moltiplicati a macchia d’olio: con diffusione mondiale. Nella prossima puntata approfondiremo le regole basilari del gioco del calcio e le più curiose, che negli anni hanno dato luogo a diverse contestazioni (continua…)
LUCA GUERRA
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