
| Francesco Di Tacchio |
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| Domenica 06 Febbraio 2011 15:24 |
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Giovanissimo, ancora minorenne, hai lasciato Barletta per andare a giocare nelle fila dell’Ascoli. Come hai vissuto questo passaggio?
Sicuramente non è stato un passaggio facile: sono andato via da Barletta nell’adolescenza e l’ho fatto per coronare il mio sogno. Sono stato fortunato nel trovare una società sana, che mi ha fatto sentire a casa. Sono sacrifici da fare per cercare di continuare a fare quello che mi piace di più.
Ascoli, Firenze e Frosinone sono le tre città nelle quali hai giocato sinora: in cosa si somigliano e in cosa sono differenti?
Ascoli è una piazza molto tranquilla, alla stregua di Frosinone: sono piazze in cui si può fare bene il calcio, sono davvero a misura d’uomo. Diciamo che Firenze offre più distrazioni a un ragazzo, l’essenziale è rimanere sempre concentrato cercando di continuare a pensare solo e sempre al calcio.
Sei passato dall’Ascoli alla Fiorentina nell’estate del 2009. Il tuo cartellino è stato scambiato con quello di un “golden boy” quale Arturo Lupoli, che ha fatto il percorso inverso. Ti è pesato a livello psicologico sapere di valere oltre 2 milioni di euro a soli 19 anni?
A queste cose non ci penso, non mi riguardano. Sono situazioni di competenza della società: a Firenze c’era fiducia verso di me, anche se non ho trovato molto spazio. La parentesi della scorsa stagione ha comunque rappresentato per me una notevole fase di crescita.
Esiste qualche allenatore che vuoi ringraziare in particolar modo per il tuo avvio di carriera?
Ce ne sono tanti: il mio primo allenatore, che è stato mister Giuseppe Gorgoglione del Nuovo Globo, che mi ha cresciuto tanto a livello calcistico quanto a livello umano; gli allenatori delle giovanili dell'Ascoli; il tecnico della prima squadra marchigiana Franco Colomba che mi ha lanciato tra i “grandi” nella stagione 2008/2009 in serie B...
Cosa ti manca di più di Barletta?
Indubbiamente gli amici, quelli veri, con i quali sono cresciuto. Appena ho la possibilità ritorno sempre per rivedere loro e i miei familiari.
Ci sono dei modelli ai quali ti ispiri sul campo?
Mi piace molto il modo di giocare di Riccardo Montolivo, con il quale ho avuto la fortuna di allenarmi; lo ritengo un centrocampista davvero completo. Guardando fuori dall’Italia, apprezzo molto il capitano del Liverpool Steven Gerrard.
Il sogno nel cassetto di Francesco Di Tacchio…
Il mio desiderio, come quello che gran parte dei ragazzi che giocano a calcio hanno, è quello di giocare in serie A: non mi interessa con quale maglia, sarebbe semplicemente fantastico coronare questo sogno.
E noi di I Think ti auguriamo di realizzare questo desiderio al più presto.
LUCA GUERRA
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