
| A Bordo campo con David Di Michele: intervista al bomber del Lecce |
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| Lunedì 19 Dicembre 2011 16:22 |
![]() Quasi 150 gol distribuiti con le maglie di Lodigiana, Foggia, Salernitana, Udinese, Reggina, Palermo, Torino, West Ham e Lecce, senza dimenticare le sei presenze con la maglia azzurra divise tra Marcello Lippi e Roberto Donadoni. Di tanto è stato capace David Di Michele: I Think lo ha intervistato! David, cosa ci puoi raccontare di mister Di Francesco? Quali le analogie e le differenze con mister De Canio? Penso che di differenze ce ne siano davvero poche, in quanto sono due allenatori che amano giocare e far giocare le proprie squadre. Tra le numerose maglie indossate nel corso della tua carriera a quale sei maggiormente legato? Guarda, ti posso dire che sono legato a un po’ tutte le maglie che ho indossato, sia dal punto di vista professionale che umano. Sono stato molto bene a Palermo, a Torino, al West Ham, stessa cosa per Udinese, dove siamo arrivati in Champions League: ho realizzato ben 15 reti e conquistato la maglia della nazionale. Anche questi sono bei ricordi. Ovunque sono stato benissimo, ma qui a Lecce ho trovato una città che mi sta dando tantissimo, e questo a 35 anni non me lo aspettavo affatto. Quindi ringrazio veramente tutti, perché stare come sono ora qui a Lecce non è da tutti, penso che questa sia una cosa che fa veramente piacere. Ringrazio tutti di cuore, e tutte le persone che mi stimano, ora devo essere bravo a contraccambiare in campo con le prestazioni e i goal, anche se quest’ultimi stanno venendo a mancare. David, in particolare hai citato due momenti significativi per la tua carriera, la nazionale e l’esperienza inglese. Con la maglia azzurra hai totalizzato complessivamente 6 presenze: in generale puoi ritenerti soddisfatto o avresti voluto qualcosa in più? Sicuramente mi sarebbe piaciuto far parte ancora del giro della nazionale, però sai, a volte incappi in una stagione sbagliata, un allenatore che non ti vede bene, e magari passi in secondo piano, perdendo quell’occasione. A me è successo questo, purtroppo, quindi ho perso la Nazionale. Con la maglia azzurra hai vissuto la serata dello “Stade de France” in quella ormai famosa Francia – Italia, subito dopo Berlino, dai francesi considerata la rivincita della finale del 2006. Come hai vissuto quella serata? Sì, la partita della rivincita, da parte loro sì. Ti dico che è stata una serata molto sentita da entrambe le parti, forse più da parte dei francesi. Ci hanno fischiato per tutta la serata, dal primo momento in cui siamo arrivati allo stadio con il pullman, e quindi un campo durante la partita. Però è stata una bella partita, è quella è stata senza ombra di dubbio la cosa migliore. David, per una stagione hai vestito la maglia del West Ham. Cosa ci puoi raccontare dell’esperienza inglese? È stata un’esperienza bellissima, che avrei voluto continuare ancora per molto, ma non è accaduto. Il calcio inglese non è come quello italiano: lì la partita finisce la domenica! E non se ne parla più fino alla domenica successiva. Invece qui in Italia si va sempre alla costante ricerca polemica. In Inghilterra che si vinca o si perda finisce tutto là, si va a casa con una vittoria e con una sconfitta con serenità. Noi forse da questo punto di vista siamo un po’ indietro. Cosa pensi delle ultime dichiarazioni di Ibrahimovic e Cassano circa questa sorta di “mal di calcio”? Per quanto ancora vedremo David Di Michele sui campi di calcio? Un calciatore ha continuamente bisogno di stimoli, la grande passione per questo sport penso che sia la cosa più importante. Sentire certe esternazioni da Ibrahimovic ti lascia però un po’deluso. Chi ama il calcio gioca fino a quando il fisico lo permette: io oggi ho 35 anni, e spero di giocare - infortuni permettendo - per almeno altri tre. Qualora mi rendessi conto di non poter sostenere il ritmo, lascerei certamente. Non sarebbe giusto continuare, sia nei confronti della società, sia dei tifosi, sia dei tanti giovani che stanno emergendo e che meritano il giusto spazio. E noi di I Think ti auguriamo di calcare i campi ancora a lungo, David… NICOLA RICCHITELLI
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