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Intervista a Domenico Ricatti PDF Stampa Email
Domenica 15 Maggio 2011 17:18
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La nostra Puglia sembra stia diventando una fucina di talenti: attori, cantanti e, non di meno, sportivi! Ebbene, in seguito all'ultima vittoria, quella della maratonina di Vittorio Veneto, I Think ha avvicinato e avuto modo di conoscere meglio proprio uno di questi talenti, che continua a rappresentarci brillantemente nelle varie competizioni che affronta. Stiamo parlando di Domenico Ricatti, atleta barlettano, vincitore di prestigiosi premi.

 
 

Domenico, pochi mesi fa hai vinto la Maratonina Vittoria Alata a Vittorio Veneto. Quali emozioni e quali motivazioni ti hanno sostenuto fino a tagliare il traguardo per primo? 

La mezza e' stata un bel momento di ricarica mentale. Dovete sapere che provengo da un periodo di allenamento molto proficuo, il quale segue pero' un periodaccio fatto di lunghi momenti misti di infortuni e problemi di salute... Il conseguimento di una vittoria ha sottolineato il buono stato di forma ma non rappresenta certo un punto d'arrivo, bensì un punto di ripartenza. I metri percorsi per tagliare il traguardo sono stati, in ogni caso, metri di entusiasmo misto a commozione per una dimensione ritrovata e un sogno riconquistato...


Oggi, lo sport più diffuso in Italia è il calcio. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad avvicinarti e appassionarti, invece, all'atletica? 

Penso che il mondo dello sport sia unico ed inscindibile pur avendo al suo interno inevitabili divisioni disciplinari: calcio, atletica, golf, basket o altro non sono che fratelli e sorelle di una famiglia fatta di ideali e sentimenti puri ed eterni. Gli sport “ricchi” attirano il favore del
pubblico per ragioni, diciamo così, commerciali. Non nascondo che la mia idea è che le attitudini dei ragazzi dovrebbero essere le uniche ragioni a collocare in questa o quella disciplina il ragazzo/atleta per avere un richiamo più massiccio allo sport in generale, senza dimenticarsi che, per l'eccellenza, sarebbe meglio avere molti campioni in molte discipline, invece che pochi in poche discipline e correre il rischio di perdere molti talenti nella ricerca inutile di affermazione in materie
ad essi poco pertinenti.

 

Descrivici la tua giornata tipo: vorremmo capire come si coltiva un talento per raggiungere degli obiettivi. 

Ringrazio per aver annesso alla mia persona il concetto di talento, per averne ricevuto in dono non più di un briciolo ringrazio Dio. Oltre il talento, condizione imprescindibile sono le qualità volitive, perciò la giornata di un atleta che si definisca tale, ruota intorno alla costruzione di se stessi, poiché capirete certamente che lo strumento in grado di far conseguire un grande obiettivo è il corpo unito alla mente... preservando il primo e coccolando la seconda si crea un connubio vincente!

 

La maratona, come l'atletica tutta, ha origini antichissime, porta con sé valori e principi che si sono tramandati nel tempo. A te cosa ha insegnato questo sport? 

Un vecchio saggio dice che ''prima di avere il gatto nel sacco bisogna acchiapparlo''... Perciò penso che parlare di maratona sia prematuro, prima di aver terminato anche l'ultimo metro di questa distanza epica, regina dell'atletica! Nel perseguire questo traguardo, che è ancora un sogno in germe, confesso che credo si possa imparare più da un anno di allenamenti che da una vita intera. Vivere intensamente è vivere al massimo delle proprie capacità ed ecco perché la
mia vita di corsa è la vita che ho sempre voluto vivere.

 

Concedici una curiosità: tu hai riti scaramantici pre-gara, amuleti, oggetti che portino fortuna?  

Faccio il segno di croce prima di partire per ogni competizione, ringraziare per la salute che ci viene concessa credo sia il minimo per chi ce la concede. Mi capita di scherzare molto prima e dopo per
una questione di rilassatezza e di massima resa psico-fisica.

 

Potresti dirci il tuo motto nella vita e nello sport? 

Un motto scherzoso: andare di fretta? No..! Andare di corsa!

 

ELENA MORELLI

 

 

 

 

 

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