
| Il caro benzina |
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| Domenica 17 Aprile 2011 16:03 |
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Il difficile bilancio familiare della massima parte di noi italiani, in questi ultimi tempi, si è dovuto adeguare alle condizioni di crisi economica, imponendosi risparmi e diminuzione dei consumi sempre più incisivi. In altre parole, l’equilibrio economico segue un binario obbligatorio: meno entrate, meno uscite. Per quanto attiene il governo dell'economia pubblica, il predetto imperativo categorico è alquanto diverso: ad un deficit di entrate, segue sempre e solo un aumento del prelievo fiscale – diretto o indiretto – unicamente dalle tasche di quelli che solitamente pagano le tasse. Nelle prime settimane di Marzo 2011, infatti, abbiamo dovuto subire ben quattro aumenti del prezzo dei carburanti: la “Super” ha raggiunto € 1,546, mentre il gasolio € 1,437, cioè i prezzi registrati nell’estate 2008. Fin qui nessuna meraviglia, se non si fosse verificata una strana sperequazione; infatti, nel 2008 un barile di greggio costava 147 dollari, mentre attualmente costa poco più di 100 dollari: Qual è la spiegazione di questo iniquo rapporto? La regione Puglia, per completare il quadro, ha imposto, inoltre, un’addizionale di ben 3 centesimi. Se con questi ingiustificati atteggiamenti si vuole incoraggiare l’abbandono dell’uso del combustibile fossile, è probabile che si sia imboccata la strada più errata. È stato, infatti, trascurato il fatto che molti (più del 99 % dei possessori di automobili) usano l’auto, o mezzi simili, per lavoro e non soltanto per svago. In tal modo operando, si agisce in modo grave sull'economia di chi si serve dell’auto solo per produrre un guadagno, appena sufficiente per raggiungere con la famiglia l’ultima settimana di ogni mese. È un’amara considerazione che portiamo all’attenzione di tutti, sperando di smuovere l'opinione pubblica ed ottenere un'inversione di marcia da parte di chi ha operato tali decisioni.
ENNIO TOZZI
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