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La crisi della Fiat PDF Stampa Email
Venerdì 03 Dicembre 2010 18:46
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Pomigliano, Mirafiori, Melfi, Rivalta: quattro nomi accomunati da un solo filo conduttore, la crisi del comparto auto, o meglio della FIAT, grande società sul mercato italiano e mondiale da circa quarant’anni, ma non più forte come allora.

Oggi i nemici pubblici per l’azienda sono il mercato globale e la competizione mondiale, e i lavoratori ci vanno di mezzo, come sempre accade in casi come questo. E allora, via con scioperi e proteste, che in realtà portano a ben poco.

A volte però qualcosa sembra muoversi: è il caso della Fiat Cnh di Lecce. Come un fiore tra le sterpaglie, ecco annunciata, nello scorso settembre, la riapertura dello stabilimento salentino e il reintegro di 340 operai che, dopo due anni e con 45 giorni di anticipo, si sono visti sospendere la cassa-integrazione straordinaria.

Si parla di rilanciare gli investimenti per garantire l'occupazione e assicurare la salvaguardia dello stabilimento di Lecce che garantisce il lavoro a 500 risorse tra cui 400 operai e 100 impiegati, lo stesso stabilimento in cui è prevista la realizzazione della Terna, una nuova macchina per il movimento terra da utilizzare per i lavori stradali e industriali, e del Wheel Loader, piccolo caricatore di gomma, che fanno ben sperare che, anche per il settore dell'automotive, che ha subito una crisi profondissima, ci siano ottimi auspici di ripresa. Il mercato ha ripreso a tirare negli ultimi tempi. Resta il fatto che la delocalizzazione delle commesse si erge come un macigno sugli stabilimenti italiani, e un caso isolato come questo può far sì ben sperare, ma allo stesso tempo ricorda a tutti la situazione reale in cui versa la FIAT.

 

MARIA GRAZIA RIZZITELLI

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