
| Ottobre 2010 - Anno II - Numero 4 - Fuga dei cervelli |
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| Martedì 02 Novembre 2010 22:31 |
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Sempre più giovani emigrano: la cosiddetta fuga dei cervelli è in atto da decenni ed è un fenomeno destinato all’aumento. Come biasimarli? In Italia, per noi giovani, non sembra esserci futuro, a meno che non si rientri nella “cricca”... Ed intanto la disoccupazione schizza a livelli record, con il 27,9 nel II° trimestre, parola di ISTAT. La crisi economica pesa sulle spalle come un macigno e va a braccetto con una crisi sociale sempre più evidente, che marca i confini tra chi fa parte di un mondo in cui la crisi non sa nemmeno cos’è e chi ci fa i conti giorno dopo giorno. Sono i giovani a risentirne di più perché senza lavoro, qualsiasi progetto di vita è irrealizzabile. Siamo sempre di più: diploma, laurea o master non fa differenza, le file all’ufficio di collocamento sono ogni giorno più lunghe. Nell’“altra Italia”, invece, la vita va meglio. Chi appartiene ad una certa ristrettissima elite, anche se non per meriti diretti, anche se dopo aver collezionato bocciature agli esami di stato e anche se non si ha acquisito competenza alcuna delle mansioni che ci si appresta a svolgere, si può essere nominati membri di osservatori dell’Expo di Milano, portaborse di parlamentari europei o team-manager di importanti aziende, trovandosi nelle tasche, senza merito e senza competenza, anche più di diecimila euro al mese. Stanno insegnando alle generazioni future che la cultura non costruisce il futuro, in quanto sanno che un popolo di ignoranti si può strumentalizzare più facilmente. Non per niente, la riforma “ammazza-cultura” del ministro Gelmini, congiunta a sistemi clientelari dell’Università, al favoritismo e al conseguente accantonamento della meritocrazia sempre più evidente stanno portando la cultura a morire. Si sta pian piano smembrando di risorse e conoscenze la scuola e l’università pubblica. Sono sempre in atto grandi mobilitazioni contro i tagli, sempre più marcati, all’istruzione e alla ricerca; ma di questo, alle aule di Montecitorio sembra che importi poco o niente. Docenti, ricercatori, professori, stagisti, studenti e lavoratori che si adoperano per fare qualcosa di buono e salvare, per quanto possibile, questa nazione dal ridicolo sembrano invisibili: un esercito di piccole formiche che opera nel “retroscena”. Come sono ricompensati? Per adesso solo con false promesse e vane parole. Mentre è ormai noto che per “qualcuno” è possibile acquisire addirittura un cattedra universitaria con un semplice diploma di laurea triennale, questione ampiamente discussa e sulla quale non occorre dilungarsi oltre, per altri non bastano lauree, specializzazioni, master, dottorati di ricerca, stage, tirocini e gavette infinite, che spesso non portano proprio a nulla. Da tutto ciò si evince l’enorme diversità tra le “due Italia”. Tranne che ad una ristrettissima elite, chi ci governa sta facendo in modo di negare il futuro a milioni di giovani e come la legge economica dell’utilità marginale decrescente, più siamo e meno la società ha bisogno di noi. Cosa si va a fare all’università, se si deve diventare un surplus che il nostro Paese non riesce e non vuole assorbire già dal principio? Ci hanno fatto specializzare in mille discipline, con un’offerta formativa distorta e distante da quanto richiesto dal mercato del lavoro, ma senza dubbio vicina al favore dei “baroni” universitari, pronti ad accaparrarsi questa o quella cattedra, di fatto moltiplicate. Di molte specializzazioni “professionali” il mercato lavorativo non ne vuole sapere, raccomandazioni a parte. Quando capiremo che è ora di svegliarci e non lasciarci comprare per un biscottino, quando abbiamo diritto ad avere l'intera torta? ELEONORA POCHI
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L’Italia che ti spinge a preparare la valigia

















