
| Luglio 2010 - Anno II - Numero 1 - GUERRILLA E RIVOLUZIONE: NON SOLO PUBBLICITÀ |
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| Venerdì 13 Agosto 2010 17:26 |
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Oggi si parla sempre più di guerrilla, definizione coniata nel 1984 dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel suo libro omonimo, per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget, ottenuta attraverso l'utilizzo creativo di mezzi e strumenti “aggressivi” che fanno leva sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali. Anche se non ce ne accorgiamo, il guerrilla marketing è intorno a noi. Uno dei più famosi esempi di questa nuova forma di comunicazione fu a suo tempo la leggenda metropolitana messa in rete, e da lì lanciata dagli altri media, in cui si parlava di quattro cineasti scomparsi in una foresta del Maryland nel 1994, di cui furono ritrovate le riprese a distanza di anni. Un sito trattava del caso, e, dopo poco uscì al cinema The Blair Witch Project, film inquietante poi rivelatosi una grande bufala. In Italia, il guerrilla marketing è entrato nei primi anni del duemila, sospinto dalla ricerca di nuove applicazioni dei sistemi di media hoax già sperimentati, senza scopi di business o advertising, da parte del noto collettivo Luther Blissett (poi Wu Ming), di cui abbiamo parlato nel numero di Giugno. Tutto sommato si tratta di una forma di promozione virale divertente e a basso costo: per questo è la prediletta dai pubblicitari che ambiscono al grande successo col minimo sforzo economico, ma col massimo ingegno creativo! L’ultima trovata è davanti ai nostri occhi nel Comune di Barletta, dove sono stati installati cartelli indicanti il costo di cassonetti e alberi, per incitare al rispetto del bene comune e alla pulizia. E allora spazio alla fantasia, per colpire al cuore e alla mente! MARIA GRAZIA RIZZITELLI |







I consumi cambiano, il marketing cambia.

















