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Recensione: DELLERA - Colonna Sonora Originale PDF Stampa Email
Martedì 07 Febbraio 2012 17:33
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Premetto che non sono una grande fan degli Afterhours. Ma ho deciso di accostarmi all’album Colonna Sonora Originale, del loro bassista Roberto Dell’Era – in arte Dellera – senza pregiudizi. E ho fatto bene.

Preparato nel giro di quattro anni, il disco è ben descritto dal suo titolo: si tratta di undici tracce che attraversano la vita di un artista tra UK e Italia, tra bands e concerti britannici e poi Afterhours e Calibro 35 in patria. Tra vicende personali e la ricerca di un’etichetta che gli lasciasse spazio. Il risultato è un album registrato totalmente in analogico con produzione propria, in collaborazione con Tommaso Colliva (Calibro35, Muse).

La copertina è una foto scattata sui tetti di Birmingham. Scelta appropriata. Anche avvalorando ciò che ho letto “surfando” sul web per documentarmi – cioè che Dellera ha scritto i testi in inglese per poi tradurli, il che ne spiegherebbe la non estrema ricercatezza – è proprio il sound ad essere brit-pop-rock. E, a dire il vero, l’album non appartiene del tutto neanche a questo tempo: vaga a suo modo tra i 60s e i 70s. Ma andiamo nel dettaglio.

Il Motivo Di Sima: evoca proprio il viaggio verso Sima, la ragazza indiana amata da Dellera all’epoca. Sembra di vedere il protagonista correre attraverso una città gremita "fuori la gente è pesa: non vede, non sente che vengo da te". L'immagine di lei "mi guardi fradicia di possibilità" resta impressa attraverso l'eco degli archi "se son parte di qualcosa, fammi essere qualcosa, niente in mezzo a noi, niente che non vuoi". Il testo ha una marcia in più per il suo immaginifico finale: "quarto piano, sole blu; mangio una mela nera che sa della mia città; una rivoluzione sta arrivando, risponde ai miei perché, e come vedi non ho tempo di pensare a te". Canzone molto narrativa, ottima la scelta di renderla singolo.

Il Ragazzo In Motocicletta: il sound vintage fa tanto Inghilterra e, perché no, anche un po’ Battisti. E il verso "ho una buona idea: ce ne andiamo via" è disarmante quanto sincero. Qui spunta bene la sua velleità di bassista.

Ami Lei O Ami Me: complice anche il titolo, avevo pensato che fosse una cover di Ornella Vanoni. Una ballad da lento a luci soffuse, che fonde delicatamente l’atmosfera nostalgica da cartoline ingiallite ad una vena wave nel sound della chitarra.

Per Niente Al Mondo: suona un po' cattiva-sensuale in apertura, con una frase provocante: "sai che non mi avrai per l'eternità: ma adesso che sei qui, fa di non pentirtene". Poi si addolcisce (purtroppo). Qui l'atmosfera è White Stripes e un po’ Verdena. Finale un tantino banale.

Oceano Pacifico Blue: la linea vocale mi ricordava qualcosa. E in effetti la canzone è un tributo a Dennis Wilson, storico batterista dei miei cari Beach Boys, deceduto nell'83. Il titolo della canzone è l'italianizzazione di quello del primo album solista di Wilson.

Fine Bobina (La Memoria): quasi impercettibile il passaggio dalla precedente, qui l'album conosce una deviazione. Il sound si oscura e si riempie di echi immobili e a tratti tossici. Oltretutto, basta sentire questa canzone per cogliere lo zampino di Colliva nella produzione. Suona come gli intramontabili Muse di Origin of Symmetry, e anche come i Radiohead.

La Meraviglia: il suono prosegue ora con l’andazzo più pungente dettato dalla precedente traccia, ma con aperture romantiche. Credo che molti riconosceranno la propria storia sentimentale in queste semplici parole: "lo sai che vengo dalla luna per te. Ecco perché ti prendi gioco di me. Tu lo sai cosa manca tra noi, la meraviglia". Un gioiellino.

Il Tema Di Tim E Tom: pare che Tim e Tom fossero amici e collaboratori di Dellera ai tempi del Regno Unito. E che questa canzone richiami un senso nostalgico di gioventù è indubbio. Si sentono i Pink Floyd (non quelli psichedelici) e gli Oasis. Bella la conclusione "all you are is in you". Poi, mi permetto un'osservazione: finalmente una pronuncia inglese non imbarazzante da parte di un artista italiano.

Le Parole: anche qui suono britannico. Il testo è piuttosto cantautorale, come si deduce da: "le parole: è così facile lasciarle andare, diventarne complici". E questa traccia va in coppia con Io E Te: un'apertura che fa risuonare una serie di memorie confuse, e poi si fa più introspettiva e malinconica.

Giorno Dopo Giorno: il primo verso è molto descrittivo: "un pugno e te ne vai nel traffico di un tram. Mi son distratto ed eri scesa in strada ormai". Le atmosfere british scure qui si dissipano a favore di un sound decisamente Beatles. Il testo ha quasi l’aria di una traduzione ritmica.

Indubbiamente questa Colonna Sonora Originale mi è piaciuta. Non mi sono emozionata fino in fondo, forse perché manca un po’ quell'impronta radicalmente individuale che un disco solista dovrebbe avere, a maggior ragione se si tratta della colonna sonora di una vita. L'influsso Afterhours c'è, ma non è la nota preponderante. A tratti un pelino ripetitivo, ma tutto sommato l'album scorre bene e crea interessanti suggestioni.

Per concludere, direi proprio che vale la pena di ascoltarlo e anche di andare a vedere Dellera in concerto. C'è sentimento, c'è energia, c'è l'esperienza di vita. E c'è la mano di un musicista vero.
 

DORA RENNA



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