
| Intervista a Myriam di Bari, ex direttrice del Servizio Civile della Regione Puglia |
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| Martedì 15 Novembre 2011 00:00 |
![]() Il Servizio Civile: la possibilità di impegnarsi per 12 mesi in un progetto di solidarietà sociale nei settori dell’assistenza, della promozione culturale e dell’educazione, della tutela dell’ambiente e della protezione civile. Un’istituzione morale, prima che legislativa, a supporto dell’idea che insieme si può costruire una società migliore. Abbiamo scelto di parlarne con l’ex direttrice dell’Ufficio Regionale per il Servizio Civile, Myriam di Bari. Come definiresti il Servizio Civile in poche parole?
Una fonte inesauribile di esperienze positive, se fatte bene? Un’occasione per mettersi in gioco? Chi sono oggi i giovani che scelgono questa esperienza di impegno per la comunità?
Non c’è un prototipo, è un’oasi. Non sempre la scelta è dettata da un atto di grande generosità, talvolta è un’opportunità per fare qualcosa che possa essere utile professionalmente, sia per se stessi che per gli altri. Ritengo non sia fondamentale valutare la motivazione che spinge un giovane a fare l’esperienza del SC, ma considerare quanto apprende durante l’esperienza e i ricordi che, alla fine, porta via con sé.
Quali sono i valori alla base del SC?
Sono molti. La condivisione è uno di questi. Imparare ad ascoltare, a comunicare e condividere è fondamentale nella vita come nel SC. Se un anziano chiede un bicchiere d’acqua, certo chiede la soddisfazione di un bisogno, ma in quel momento sta chiedendo anche di essere riconosciuto come persona, di essere accolto, di trovare qualcuno che gli faccia spazio dentro di sé. Un giovane che si impegna in un progetto di assistenza mette alla prova tutti i giorni questa abilità, ed è difficile che ne resti inerte.
Gli OLP (Operatori Locali di Progetto) sono altri adulti che si occupano quotidianamente di seguire il giovane nelle sue attività di servizio. Come reputi il rapporto tra giovane e OLP?
L’OLP per definizione è il Maestro del giovane. Se un progetto fallisce o va male, la maggior parte della responsabilità è dell’adulto. Seguire un ragazzo vuol dire essergli vicino senza togliergli il fiato, precederlo, accompagnarlo, stargli di fianco, prendergli il braccio, talvolta anche nascondersi e avere il coraggio di delegargli delle responsabilità. Un OLP non deve guardare la pettinatura del giovane o com’è vestito, deve imparare a comunicare con lui, a trasferirgli quello che sa, rispettando la personalità e le attitudini della persona che ha di fronte.
Ti va di lanciare un messaggio ai giovani pugliesi?
I giovani per la Puglia sono una risorsa fondamentale. Quelli che vanno via sono la nostra spina nel fianco. Talvolta ho incontrato ragazzi un po’ tristi e non faccio fatica a comprenderli. Però è necessario che facciano un esame introspettivo, che cerchino dentro se stessi le infinite qualità che possiedono. Fare questo significherebbe ricevere una dose rilevante di autostima utile al sistema, al futuro di questa nostra terra. Non sono una sognatrice e sono consapevole delle innumerevoli difficoltà che devono affrontare, ma noi abbiamo bisogno di loro, delle loro energie. Noi abbiamo il dovere di adoperarci affinché si creino le condizioni utili alla realizzazione dei loro sogni nella loro terra d’origine. In tutti questi anni, non ho fatto altro che pensare a come stimolarli per valorizzare al meglio questi aspetti. Il SC è servito anche a me e serve anche a tutti gli adulti che se ne occupano. Tutti insieme possiamo fare molto.
Da pochissimo hai svestito i panni della direttrice regionale del SC. Cosa hai fatto il primo giorno di pensione?
Mi sono alzata alle 5,30 come tutte le mattine della lunga vita lavorativa e ho assaporato il piacere di vivere in campagna senza dover correre per essere sempre puntualissima. Una colazione consumata lentamente, una breve passeggiata e poi al mare. Il mare di Polignano a Mare, quello che ha ispirato i miei grandi concittadini: Domenico Modugno e Pino Pascali.
GIUSEPPE MARINO
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