Luglio 2010 - Anno II - Numero 1 - GUERRILLA E RIVOLUZIONE: NON SOLO PUBBLICITÀ
I consumi cambiano, il marketing cambia.
Oggi si parla sempre più di guerrilla, definizione coniata nel 1984 dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel suo libro omonimo, per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget, ottenuta attraverso l'utilizzo creativo di mezzi e strumenti “aggressivi” che fanno leva sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.
Anche se non ce ne accorgiamo, il guerrilla marketing è intorno a noi. Uno dei più famosi esempi di questa nuova forma di comunicazione fu a suo tempo la leggenda metropolitana messa in rete, e da lì lanciata dagli altri media, in cui si parlava di quattro cineasti scomparsi in una foresta del Maryland nel 1994, di cui furono ritrovate le riprese a distanza di anni. Un sito trattava del caso, e, dopo poco uscì al cinema The Blair Witch Project, film inquietante poi rivelatosi una grande bufala.
In Italia, il guerrilla marketing è entrato nei primi anni del duemila, sospinto dalla ricerca di nuove applicazioni dei sistemi di media hoax già sperimentati, senza scopi di business o advertising, da parte del noto collettivo Luther Blissett (poi Wu Ming), di cui abbiamo parlato nel numero di Giugno.
Tutto sommato si tratta di una forma di promozione virale divertente e a basso costo: per questo è la prediletta dai pubblicitari che ambiscono al grande successo col minimo sforzo economico, ma col massimo ingegno creativo!
L’ultima trovata è davanti ai nostri occhi nel Comune di Barletta, dove sono stati installati cartelli indicanti il costo di cassonetti e alberi, per incitare al rispetto del bene comune e alla pulizia.
E allora spazio alla fantasia, per colpire al cuore e alla mente!
MARIA GRAZIA RIZZITELLI




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