
| Settembre 2010 - Anno II - Numero 3 - Al cinema con il 3D |
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| Giovedì 02 Settembre 2010 17:14 |
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Oggi sono sempre più frequenti i film che adottano tale sistema, ma è importante rilevare che il prezzo di produzione di tale mezzo tecnico – inteso a livello professionale e non giocattolo (cioè non gli occhiali 3D in cartone con della plastica verde e rossa come lente, che si trova anche in alcune merendine o in altri giochi, ma quelli più simili a veri e propri occhiali, distribuiti abitualmente nelle nostre sale cinematografiche) – è ancora elevato, al punto da non consentire quasi mai la possibilità di considerarlo come “usa e getta”. Pertanto, anche il Ministero della Salute, con una recente circolare, si è posto il problema del riutilizzo di questi prodotti, in quanto recenti studi hanno dimostrato che possono essere mezzi di trasmissione di infezioni degli occhi. È importante, quindi, che, al fine di consentire il loro riutilizzo, sia praticata una pulizia e disinfezione degli stessi, ogni qual volta vengono utilizzati, cosa spesso difficile da praticarsi. I gestori delle sale cinematografiche dovranno essere i garanti di tali forme igieniche; però è importante la collaborazione di tutti, nel senso di sorvegliare che – in caso di riutilizzo – l'involucro degli occhiali riporti il sistema igienico previsto, e su questo dobbiamo fare tutti molta attenzione!
A proposito di “occhiali”, si ritiene utile ricordare che non tutti gli occhiali da sole che vengono regalati come gadget o venduti sulle bancarelle e nei bazar, posseggono i requisiti essenziali di sicurezza per la vista. Il loro uso, infatti, può comportare nausea, cefalea, congiuntivite e, a lungo tempo, danni alla retina ed al cristallino, ed ancora, possono produrre pericoloso “scambio di colori”. La salute è importante: facciamo attenzione!
ENNIO TOZZI |







Gli occhiali tridimensionali (meglio conosciuti come “occhiali 3D”) sono stati creati per rendere migliore il rilievo della profondità dell'immagine che si guarda, dando, appunto, un'impressione di tridimensionalità e, dunque, di maggior realtà alla scena.

















