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Ermal Meta, la favola del cantautore che ha conquistato Milano

ermal7517aEntrare con la luce ed uscire con la luce. Chi ha assistito al concerto di Ermal Meta, tenutosi ieri sera, 7 maggio, all’Alcatraz di Milano, non si è mai imbattuto nella notte, o quantomeno non ha avuto timore del buio.

La sesta tappa del Vietato Morire Tour, seconda in ordine cronologico ad essere sold out dopo quella di Roma del 16 maggio, rappresenta l’ennesimo tassello verso una sempre più marcata consacrazione del cantautore italo-albanese nel panorama musicale nostrano. L’ex frontman de La Fame di Camilla, infatti, nonostante il recente exploit propiziato dalla duplice partecipazione al Festival di Sanremo, ha un percorso decennale alle spalle fatto di piccoli palchi, approfondita ricerca musicale e innata capacità autorale messa a disposizione di noti interpreti del nostro Paese e tutto questo è ormai evidentissimo per chi lo ascolta e lo vede esibirsi di fronte ad un pubblico sempre più numeroso.

La performance di ieri sera, impreziosita da ventidue brani inanellati in poco più di due ore, ha vissuto andature differenti, anche grazie alla capacità dell’artista – accompagnato dalla sua affiatatissima band, composta da Emiliano Bassi (batteria), Andrea Vigentini (chitarra e cori), Dino Rubini (basso), Marco Montanari (chitarra) e Roberto Pace (tastiera e pianoforte) – di prendere per mano i tremila spettatori presenti e condurli al centro di un vortice che a tratti ha scompigliato e a tratti ermal7517baccarezzato. È qui che risiede la bravura del cantante originario di Fier: saper ascoltare i battiti del suo pubblico, riuscendo a captarne la frequenza, rendendo agevole un’immedesimazione assolutamente spontanea e immediata.

La serata, dunque – aperta dal terzetto di esibizioni composto dagli emergenti Carlo Bolacchi e Cordio, e chiusa da una sempre più in forma Andrea Mirò – è partita con il brano da cui è iniziata la carriera da solista di Ermal, ovvero Odio le favole. L’esordio del live ha segnato un vero punto di non ritorno per i presenti, letteralmente catturati dalle varie sembianze con cui Meta ha condito il concerto. Prima sospesi – in brani come Lettera a mio padre o Piccola anima – poi energici – sulle note delle più pop Volevo dirti e La vita migliore – i momenti si sono susseguiti inesorabili, rendendo l’evento dal vivo per quello che realmente dovrebbe essere: unico e irripetibile. Resta in equilibrio il trentaseienne, tra l’intimità della chitarra acustica, cui affida l’ormai “adottata” Amara terra mia (di Domenico Modugno, che gli è valsa il premio di miglior cover durante la kermesse sanremese) e i pezzi di stampo rock risalenti al periodo de La Fame di Camilla, come Buio e luce e Il sole a mezzanotte.

L’unica “attesa”, probabilmente, prendeva corpo nell’esecuzione dell’ormai celebre Vietato Morire, ruggente rispetto alle usuali versioni radiofoniche a ermal7517ccui siamo ormai abituati. E altrettanto inatteso è stato poi lo sconvolgente e impavido bagno di folla a cui l’artista si è prestato durante la sua versione di Straordinario (scritta per Chiara Galiazzo) e l’abilità con cui ha fermato l’esecuzione di Schegge per far soccorrere una ragazza colpita da un leggero malore. Ma tranquilli, perché, pochi minuti dopo, la ragazza era già nel sotto-palco a cantare, invitata personalmente dal cantante!

Il congedo della tappa milanese, infine, è stato affidato ad uno dei suoi cavalli di battaglia: A parte te.

Dicevamo, all’inizio di questo pezzo, che chi fosse stato all’Alcatraz ieri sera non ha incontrato la notte perché quello che Ermal Meta lascia trasparire è un senso di sicurezza, di fiducia – seppur fugace – nel mondo. Un uomo che ha saputo far del dolore un privilegio, che ha masticato e addolcito prima di darlo in pasto al suo pubblico. Per questo sembra di averlo ascoltato – e conosciuto – da sempre.

FRANCESCO SAVERIO BALDUCCI

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