“Betelgeuse” dei The Unsense: un disco oscuro e ombrosamente esplosivo, come una stella persa nei meandri della notte

TheUnsenseBetelgeuseCOVERDetto in parole poverissime, Betelgeuse è una delle stelle più grandi, più luminose, dalla massa più elevata, ed è una stella “anziana”, arrivata quasi alla fine del suo ciclo vitale, al termine del quale probabilmente esploderà in una supernova.

C’entra tutto ciò con questo disco? C’entra. Non soltanto perché il disco si intitola Betelgeuse, nome che ci piace pensare non sia stato scelto solo perché suonava bene, ma c’entra anche per altre ragioni. Andiamo con ordine:

Grandezza: il secondo album degli Unsense non è di certo quello che si dice un lavoro minimalista. Suoni epici, canzoni lunghe, interpretazioni drammatiche, potenza e richiami al rock più solenne e ambizioso.

Luminosità: parliamo di stelle, quindi luce sì, ma di quella che non pervade tutto, che rimane immersa nell’oscurità di una notte nera e lunga, una notte invernale nell’emisfero nord da riscaldare col sudore di una musica dark, metallica, desertica.

Massa: le canzoni degli Unsense vogliono essere dense, anche difficili, non vogliono essere scoperte subito ma dopo un lavoro di scavo, per cogliere il senso che, a dispetto del nome e di testi mai troppo diretti, c’è sempre.

Vecchiaia: essere à la page pare essere l’ultima delle preoccupazioni del gruppo, che suona per niente hipster, poco indie (nel senso in cui si intende oggi la parola “indie”), affatto ironica, distaccata e blasé, che urla il suo malumore a suon di chitarre fiammeggianti e bassi tonanti di scuola alternative anni novanta, wave italiana più Litfiba che Diaframma, nu-metal e stoner.

Un disco inquieto, sobbollente, come un corpo celeste sul punto di esplodere. Avvicinatevi con cautela ma senza paura se vi piace il rock “caldo”.

Pagina facebook: https://www.facebook.com/TheUnsense

Video di Anemone scarlatta: https://www.youtube.com/watch?v=jzhVHfxkHa0

LETIZIA BOGNANNI

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