“Flow” e l’eterea sostanza del theremin dei Tears of Sirens

tearsofsirensflowcoverLe eteree sonorità del theremin incontrano e si fondono con lo stile trip hop, dando vita ad un album che è prima di tutto una “esperienza”. Così nasce e si sviluppa Flow, terzo lavoro dei Tears of Sirens, che segue l’ep autoprodotto The Abyss, pubblicato nel 2015, e l’album Hum, realizzato nel 2017 per la casa discografica californiana Magnatune Records.

La nuova fatica del duo, formato da Giulia Riboli (che la New York Theremin Society ha indicato come una dei migliori theremisti contemporanei a livello globale) e Fabio Properzi (collaboratore di vecchia data di Ermal Meta, con cui ha suonato negli Ameba4 e nei Kubriq), è uscita questa volta per l’etichetta pugliese T.a. Rock Records e ha ricevuto fin da subito critiche positive, figurando anche tra i migliori album del mese di novembre secondo la Trip Hop Nation. E ascoltando questo lavoro non è difficile comprenderne le ragioni. I Tears of Sirens sono infatti una diade perfetta, dove il theremin di Giulia accompagna e sostiene meravigliosamente la voce cristallina di Fabio ed entrambi diventano un’unica entità che costruisce il proprio magico mondo tra le sonorità elettroniche e i ritmi trip hop, in un gioco di luci e ombre che percorre l’intero album.

Questo etereo viaggio ha inizio con il brano Lost, di cui è disponibile un video onirico e suggestivo. Il brano a suo modo investe l’ascoltatore in una girandola di luci e suoni che pur nel suo essere pervasivo, grazie alla voce “pura” di Properzi, culla verso una sostanza musicale sottile, quasi impalpabile. Il successivo The weaver si apre quasi come fosse un canto di elettroniche sirene che chiamano da lontano. Waste in my mouth dalle sonorità molto più cantabili gravita allo stesso modo in un universo musicale dove la forma si perde in favore di una sostanza ricca di sfumature. 7Deadly Sins mescola egregiamente le influenze dei Massive Attack con leggere sfumature jazz. Into my veins si apre invece con un assolo di pianoforte pacifico, arricchito da una lirica contemplativa in cui il theremin prende la forma di una seconda voce e dà al brano una musicalità unica, rendendolo il miglior biglietto da visita della band. Apologies, dalle influenze dub e indie rock, conferma ancora l’elevato livello di ricerca musicale che accompagna l’album nella sua interezza. The last truth si inanella consequenzialmente con i brani precedenti e Light ray è allo stesso tempo una chiusa perfetta per un album complesso e magico.

Flow è sicuramente una delle uscite musicali migliori del 2019 e merita di essere ascoltato e riascoltato all’infinito per poterne apprezzare sempre più a fondo ogni dettaglio.

La pagina facebook della band: https://www.facebook.com/tearsofsirenstheremin/

Il video di Lost: https://youtu.be/emEWX8Z-tVk

GRETA COCCONCELLI

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