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C’era Una Volta… A Hollywood e la “fissazione” tarantiniana per il western all’italiana

locandinaceraunavoltaahollywoodHollywood, 1969: Rick Dalton, in passato celebre attore della serie televisiva western Bounty Law, non versa in buone acque perché non è riuscito a sfondare al cinema e gli vengono proposti solo ruoli da cattivo in tv. Il suo agente, quindi, gli consiglia di andare in Italia a recitare negli spaghetti western che stanno riportando in auge molti attori. Accanto a lui l’amico fidato, Cliff Booth, sua storica controfigura che lavora sempre meno nel cinema e ormai si dedica a fargli da tuttofare e autista, questo a causa di un suo acceso diverbio sul set con Bruce Lee avvenuto anni prima e al sospetto che abbia ucciso sua moglie con cui non andava affatto d’accordo, cosa che l’ha portato ad essere poco desiderato nell’ambiente. Nel frattempo accanto alla villa di Rick si trasferiscono Roman Polanski e sua moglie Sharon Tate, astro nascente a Hollywood, mentre una comunità di hippie capitanati da Charles Manson, si insedia in un ranch, in passato set cinematografico.

In principio c’era Sergio Leone. Per Tarantino è sicuramente un’ossessione, una passione morbosa che l’ha portato a omaggiare lui e il suo cinema in quasi tutti i suoi film, a volte in maniera lapalissiana, altre con lo stile della sua regia, altre ancora nominandolo scopertamente (in questo caso basti solo pensare al titolo del film).

C’è stata la dedica in Kill Bill, poi sono arrivati Django Unchained e The Hateful Eight e alla fine la  vera e propria lettera d’amore che è il suo ultimo lavoro, C’era Una Volta… A Hollywood, in cui si entra proprio nel mondo del western all’italiana, partendo da un attore americano in caduta libera che viene nel nostro Paese a lavorare con gli esponenti del genere che hanno avuto tanta fortuna negli anni ’60 e ’70.

ceraunavoltaahollywood1Non è solo di Leone che si tratta, infatti, ma di molti altri mestieranti della settima arte che hanno portato sui grandi schermi sceriffi, banditi, eroi e antieroi in duello tra loro. Tra essi i vari Corbucci, Castellari, Margheriti e molti altri, scopertamente e simpaticamente omaggiati in Bastardi Senza Gloria, film che, tra tutti quelli appartenenti alla filmografia di Tarantino, più si avvicina a questa sua ultima fatica.

In entrambe le opere, infatti, a Tarantino non interessa tanto raccontare un pezzo di storia particolare, che si parli di Hitler o di Charles Manson e della sua “setta”, con tutti gli eventi che ruotano attorno alle due figure, quanto di trasmettere il concetto, in lui ovviamente impresso e marchiato a fuoco, della potenza del cinema e di quanto esso possa portare un “cambiamento” nelle coscienze degli spettatori o, per essere più precisi, influenzare un’epoca ed esserne specchio  e motore. Ed è per questo che in entrambi i film la storia così come la conosciamo prende delle svolte del tutto inaspettate e tramite il mezzo cinema, anche all’interno stesso della narrazione, quindi non solo in senso metaforico, viene completamente stravolta, in entrambi i casi portando ad un lieto fine che comunica, quindi, la forma migliorativa di questo mezzo.

ceraunavoltaahollywood2E, nonostante C’era Una Volta… A Hollywood non riesca ad eguagliare la potenza ideologica e metaforica di Bastardi Senza Gloria, riesce comunque ad essere un grande film, indipendentemente dalla sua portata concettuale e dal fatto che possa fare andare in brodo di giuggiole tutti i fan del cinema italiano di un certo periodo e di un certo tipo. E questo riesce a farlo per molti degli altri motivi che hanno reso sempre inimitabile il cinema di Tarantino, tra i quali la presenza di personaggi e attori iconici (in questo caso un Leonardo Di Caprio e un Brad Pitt, soprattutto quest’ultimo, che giganteggiano), una colonna sonora fortemente caratterizzante e senza ombra di dubbio trascinante, una serie di momenti cult che rimarranno impressi a lungo nella memoria (tra i quali quelli che vedranno in primo piano un lanciafiamme, Bruce Lee e Steve McQueen) e, immancabile, l’arrivo di un’improvvisa violenza truculenta e splatter, ormai marchio di fabbrica tarantiniano, che giunge in un finale rocambolesco e allucinante, come solo alcuni momenti del suo cinema sanno essere.

Trailer del film:

ALESSANDRA CAVISI

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