“Apollineo/Dionisiaco” degli Oga Magoga è musica e leggerezza su quattro ruote

Digifile 2 ante E (con 2 tasche a scomparsa per inserimento cd eSe si cercasse un significato per il nome della band senese si cadrebbe dentro un ginepraio di traduzioni provenienti da diverse lingue ed epoche. Ascoltare gli Oga Magoga significa perdersi in un mondo onirico, lontano, distante, ma non per questo meno reale.

L’album Apollineo/Dionisiaco è il terzo capitolo della quadrilogia, preceduto da Shåmbala e Phalena, dedicata al personaggio di Glauco, moderno antieroe che intraprende un lungo viaggio alla ricerca di se stesso.

Apollineo e dionisiaco sono portatori di due significati molto forti: identificano da un lato il senso della realtà e dall’altro la potenza artistica, che amalgama in sé il caos. Ebbene questa è la sensazione che si ha durante l’ascolto del loro terzo album. È incredibile pensare che una band con una line up di soli quattro elementi sia partita dall’entroterra senese, abbia percorso chilometri lungo l’appenino tosco-emiliano, raccogliendo musicisti per la via e abbia infine realizzato un album così ricco di influenze.

Apollineo\Dionisiaco è fin da subito un album molto particolare: le tracce Intro e Undro si completano creando una sorta di ritorno eterno espresso all’infinito. Apollineo Theme, grazie al leggero tocco del pianoforte dà l’impressione di entrare in un sogno o forse di uscirne. Così anche L’odore della notte, in cui Glauco osserva il mondo, perdendosi ed estraniandosi persino da se stesso. Le sonorità e il ritmo regalano un senso di leggerezza particolarmente azzeccato in queste prime afose sere d’estate. La quarta traccia, Euridice, prosegue la passeggiata con questo strampalato eroe tragico, che continua il suo viaggio, portandosi in tasca la sua esistenza. La musica qui deflagra in un amalgama strumentale rigenerante. In Samsara Bar si sente quanto la band sia legata e omaggi le sonorità anni 70, senza dimenticare una piacevole sottotraccia jazz, che dona alla loro musica una leggerezza unica. Allo stesso modo in Un giorno splendido si ascoltano forti richiami al jazz, al blues e all’indie rock, nonché un afflato orchestrale pregevolissimo. Ne Il colore del mattino ciò che colpisce è l’uso che viene fatto di suoni reali, non propriamente “musicali”, come la sveglia e il gorgogliare della moka, che contribuiscono a creare sostanza, arricchendo la melodia. In Penelope persiste l’uso sapiente di derivazioni jazz, che si sposano perfettamente con la vena indie rock che caratterizza tutto l’album. Synecdoche pub è un ottimo intermezzo, ma è con Gayanti Mantra che gli Oga Magoga si spingono altre con la sperimentazioni di suoni e timbriche lontane. Qui, il suono del sitar permette a Glauco di spogliarsi dei propri pensieri ed abbracciare il Caos come pura forza creatrice.

L’album degli Oga Magoga è un’esperienza non solo musicale, ma di vita, vita vera, concreta. Ciò ha spinto i ragazzi a pubblicare un docu-film, Io sono gli Oga Magoga, che rappresenta il racconto del viaggio creativo verso la creazione di Apollineo\Dionisiaco. Non è possibile godere appieno dell’album senza guardare con i propri occhi la voglia di vivere e di condividere che hanno questi ragazzi.

La pagina fb della band: https://www.facebook.com/ogamagoga/

Il videoclip di Penelope: https://www.youtube.com/watch?v=2GY_D2-T28g

GRETA COCCONCELLI

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