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Brani del passato ma “Senza eredità” per Umberto Maria Giardini e il suo Moltheni

molthenisenzaereditacoverNon ci speravano più. I suoi fan della prima ora stavano per perdere le speranze, rassegnandosi all’idea di non poter più ascoltare nulla che si avvicinasse alle melodie d’esordio conosciute in Natura in replay e invece, sul finire di un anno complicato, è arrivato Senza Eredità, gradito ritorno nel panorama del cantautorato italiano di Umberto Maria Giardini in arte Moltheni, prodotto da La Tempesta Dischi. Occhiali, capello corto brizzolato e baffo curatissimo. Non c’è più il ragazzo con la chioma ribelle e la barba incolta che nel 2000 si presentò sul palco di Sanremo con Nutriente, brano che gli valse la sesta posizione nella categoria Giovani.

In altri tempi, nessuno – o forse no – avrebbe mai immaginato che il nome di una farmacia milanese, con l’aggiunta di un’h, sarebbe diventato il biglietto da visita per un ragazzo marchigiano che iniziava a farsi strada nel mondo dell’underground anni 90, condividendo il palcoscenico con Carmen Consoli, Afterhours e Verdena – di cui aprirà i concerti. Eppure, da allora, le doti impeccabili di Giardini hanno viaggiato parecchio e si sono anche allontanate da quello che era Moltheni, per ritrovare nuova linfa vitale, prima in una carriera da solista e poi in progetti musicali che lo hanno voluto alla batteria nel gruppo post rock dei Pineda e frontman dell’eclettica band Stella Maris.

Innanzitutto è necessario fare una precisazione: Senza Eredità non rappresenta in nessun modo il ritorno del progetto Moltheni, già tramontato nel 2010, ma è piuttosto un contenitore in cui vecchio e nuovo si mischiano per completare ciò che è stato e ciò che ancora sarebbe Umberto Maria Giardini in qualità di Moltheni.

La mia libertà, è il brano di apertura che forse più si distacca dagli altri 10 per una questione puramente temporale e non quindi per la qualità. Scritto dopo l’agosto del 2018, mese che conobbe la tragedia del Ponte Morandi di Genova, racchiude la poeticità tormentata del primo Moltheni, citando i fatti di quell’estate in cui “…guardavamo felici in cima a un monte, il panorama con le vipere mentre crollava il ponte…” e fa luce su quella ricerca di libertà che ancora sembra lontana e che è rappresentata da: “Il dito medio temerario…”.

Ieri, oltre ad essere stato il singolo anticipatorio e pungente di questo nuovo album, aveva trovato già una sua compiutezza, e dunque anche spazio, per essere suonato nell’ultimo live tour di Giardini a nome Moltheni. Il cantautore descrive ciò che vedeva nella società di ieri che, appunto, non è cambiata molto rispetto a quella di oggi.

Estate ’83, splendido brano chitarra e pianoforte che descrive un ricordo spensierato (come pure la copertina dell’album che rappresenta un collage di immagini retrò) dei tempi in cui l’unica preoccupazione era girare in bicicletta fino a tarda notte e non far scoprire a nessuno il segreto intimo che si celava dietro il primo bacio dato in spiaggia.

Se puoi, ardi per me strizza un po’ l’occhio, con un esaltante giro di chitarra, a quello che fu un disturbante, ma pur sempre diretto, modo di trattare l’amore viscerale in Strategie cantata da Manuel Agnelli. Allo stesso tempo lascia sottintendere anche un invito spontaneo, alla persona cui si rivolge, a non farsi mangiare da quegli ingordi di esperienze di cui si circonda.

Il quinto malumore (di cui su youtube si trova una versione live inedita del 2000) lascia emergere l’anima più rock di Giardini, la stessa ad esempio dell’album d’esordio, con chitarre elettriche talvolta distorte. Qui si cerca un po’ di smussare una spigolosità nata da questioni in sospeso, forse sorte in virtù delle cattive abitudini che nel brano vengono definite metaforicamente “cibi insani”.

Ester sorvola dolcemente quella forma più virtuosa di amore materno nei versi: “La tua pelle come latte di perle, dentro a un cielo con le stelle, ed io povero come un dio, a cui non restano nemmeno quelle, tienimi forte, chiudi le porte.

Le nere geometrie paterne sono quelle della vita, accompagnate da un basso in primo piano, in cui Giardini spoglia la memoria del passato e sboccia in una liberazione di consapevolezza adulta che, nonostante le avversità incontrate, non gli ha impedito di vivere e guardare a una giusta prospettiva.

Spavaldo è forse la prova che la felicità esiste e passa anche per le immagini dei versi disillusi di questa canzone.

Sai mantenere un segreto? ci piacerebbe che raccogliesse l’eredità di quella stessa estate dell’83 in cui le buone speranze per il futuro erano ancora vive, invece questo brano così breve e veloce è soprattutto un modo lineare e sinuoso per confluire nella ricerca di intimità di chi non ha tempo e forze per prendersi cura di se stesso e ha un po’ perso di vista i colori della gioventù, sbiaditi mentre le serate scorrevano con le gambe sotto il tavolino del solito bar sotto casa.

Ancora ricordi distanti per Il mio tempo: “ogni ora lasciata è un diamante che brilla per terra, ogni libro che hai letto è una porta che hai aperto nell’universo”.

Tutte quelle cose che non ho fatto in tempo a dirti, invece rappresenta la dissolvenza in dark per questo disco senza ritorno, con una “follia che abitava abusiva in un appartamento della mente mia”. È una dichiarazione di sconfitta, quella dell’idea di una persona che poi invece non si è rivelata essere quella che credevamo, una dichiarazione che fa crescere il senso di colpa covato “su un letto di marmo” per non aver capito in tempo.

Se c’è una cosa che Giardini ha saputo mantenere negli anni, è stata la continuità e la coerenza con la sua cifra stilistica, merito che, ad esempio, si può riconoscere forzatamente ai rappresentanti del genere indie attuale. Oggi si comincia con tutte le buone intenzioni e poi si fugge da un certo tipo di sensibilità e maturità alla ricerca della hit estiva – senza fare nomi – dal sapore molto pop e poco introspettivo, composta da qualche duo di producers tra i più in voga. È chiaro che sulla spiaggia un brano ballabile sia più efficace di un ballata, ma è pur vero che proprio quest’ultima, come del resto la poesia in musica di Senza Eredità, saltata fuori fortunatamente dal fondo di chissà quale cassetto di Giardini, siano destinate a non estinguersi mai, molto più di qualsiasi ritornello orecchiabile.

Link al profilo FB di Moltheni: https://www.facebook.com/Moltheniofficial/

Link ascolto di Ieri: https://www.youtube.com/watch?v=iA0ts4ZfSiE

ILARIA SALVATORI

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