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“Benvenuti al Sud” e gli eccessivi stereotipi di un film che non premia le aspettative

benvenutialsudlocandinaÈ da poco uscito nei cinema italiani Benvenuti al Sud, remake del francese Giù al Nord, diretto da Luca Miniero e scritto da Massimo Gaudioso, autore della sceneggiatura del bellissimo Gomorra.

La storia, semplice e a dire il vero neanche troppo nuova all’interno del cinema nostrano (basta dare un’occhiata al ben più famoso Totò, Peppino e la Malafemmina per rendersi conto che, invertendo l’ordine degli addendi, il risultato non cambia se non in meglio) è quella del responsabile dell’ufficio postale di una cittadina della Brianza, disposto a tutto, perfino a fingersi disabile, per ottenere un trasferimento nell’amata Milano. L’unica cosa che riuscirà ad ottenere sarà una bella punizione e il trasferimento giù, nel profondo Sud, dove farà fatica ad adattarsi ma alla fine lascerà un pezzo di cuore.

Senza dilungarsi troppo sarà meglio dire subito che quella diretta da Luca Miniero è una pellicola che fa degli stereotipi la sua arma principale, ma è proprio in questo – incredibile a dirsi – che risiede la sua carta vincente, perché per quanto riguarda il resto siamo di fronte a poca, pochissima cosa.

Se non fosse per alcuni momenti della storia che mostrano usi e costumi di noi cosiddetti “terroni”, e che con il sorriso sulle labbra riescono a donare quell’attimo di riflessione che in più di un’occasione culmina in un “È proprio così!”, il film non esisterebbe nemmeno, sorretto da un filo così esile che sul serio si fa fatica a crederci.

Gaudioso è passato dalle grandi sceneggiature al guadagnarsi la pagnotta, ma è anche vero che, tanto per rimanere in tema, anche lui “ha da campa’”.

Unica vera nota positiva è Alessandro Siani, ma solo perché questa volta non tenta di scimmiottare Massimo Troisi. Meglio così, perché sul serio non se ne poteva più…

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