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Il Primo Re: sangue, fango, urla e ossa rotte nell’efferato racconto della nascita di Roma

locandinailprimoreRomolo e Remo sono due fratelli molto uniti e il primo è sempre estremamente protettivo col secondo, ricordando la richiesta fattagli da sua madre, prima di essere catturata lasciandoli al loro destino, di prendersi cura del fratello a tutti costi. I due vengono rapiti dalla tribù di guerrieri di Albalonga, che usano gli schiavi per riti pagani facendoli combattere tra di loro fino alla morte. Ma i fratelli con uno stratagemma riescono a ribellarsi e a scappare con gli altri schiavi catturati. Da questo momento in poi dovranno fare di tutto per cercare di rimanere in vita e per trovare un posto sicuro dove stabilirsi.

Sappiamo tutti come va a finire per Romolo e per Remo, quindi di certo non è sulla suspense o sulla sorpresa che questo film vuole e può andare a parare. Sappiamo tutti quale sarà il destino, e la parola non è scelta a caso, che toccherà ai due fratelli, ma nonostante questo rimaniamo con gli occhi incollati allo schermo, catturati dall’efferatezza estrema delle lotte e dei combattimenti, dal rumore delle ossa che si rompono, dagli schizzi di sangue e fango che copiosamente ricoprono i corpi dei due protagonisti, ma anche di tutti i comprimari che arricchiscono questo vero e proprio survival movie dandogli un respiro internazionale e impressionando con la loro fisicità sporca e impetuosa e con le loro facce perfette per incarnare questi uomini che al di là delle convinzioni religiose e delle imposizioni “sovraniste” a cui sono sottoposti, hanno un unico vero obiettivo: sopravvivere, costi quel che costi.

ilprimore1Matteo Rovere racconta della nascita di Roma imbastendo un film di genere notevolissimo che non indugia nei sottotesti o nelle metafore di grana grossa, ma si sofferma sulla furia cieca e sulla potenza degli ambienti, con boschi e foreste straordinariamente fotografate al fine di trasmetterci la loro immane bellezza, ma anche i pericoli che vi si nascondono.

Ed è per questo che al di là delle sequenze di lotta estrema e all’ultimo sangue, che caratterizzano maggiormente la natura di questo prodotto, ce ne sono altre che rimangono altrettanto impresse perché descrivono senza troppi fronzoli questo rapporto con la natura da un lato e questa la lotta tra determinismo e libero arbitrio dall’altro, argomento trattato però in maniera tale che non ci siano assolutismi e non si propenda per un punto di vista piuttosto che per l’altro. C’è del sovrannaturale, del divino insomma, nelle pieghe di questo racconto e non si arriva mai a pensare che sia del tutto inventato dai protagonisti, piuttosto che totalmente inesistente.

A tal proposito due sono le sequenze più significative: quella in cui Remo per ristabilire il suo primato nei confronti degli schiavi liberati che vogliono lasciare indietro Romolo, ferito quasi mortalmente e quindi di impaccio alla loro fuga e alla loro ricerca di un posto in cui stabilirsi, va a caccia solo nella foresta riuscendo a catturare un cervo; e quella in cui la vestale che accompagna questi uomini nel loro viaggio, riesce a tenerli “magicamente” alla larga da Romolo, impaurendoli parlando della punizione divina che sicuramente si abbatterebbe su di loro.

ilprimore2Il finale inevitabile, quindi, pur non sorprendendo per forza di cose, ci restituisce l’importanza di entrambi i “punti di vista”: Remo è il personaggio che si ribella all’ordine prestabilito delle cose e alla sovranità di una presenza “superiore” che secondo lui non esiste, rivendicando la sua supremazia di uomo sulla natura e su Dio appunto; Romolo, invece, è l’uomo di fede con una visione pacifica di “governo” che rispetta il sacrificio altrui per arrivare a fondare un nuovo popolo.

La storia ci ha insegnato che gli assolutismi in un senso e nell’altro non portano sempre a ottimi risultati, ma i titoli di coda con la cartina geografica in cui ci viene mostrata la spropositata espansione dell’impero romano nel mondo, riescono a impressionare quasi quanto le violentissime battaglie mostrate precedentemente.

Trailer del film:

ALESSANDRA CAVISI

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