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L’inganno: dopo le “vergini suicide” Sofia Coppola torna con un film tutto al femminile

lingannolocandinaSiamo nel sud degli Stati Uniti, durante la terribile Guerra di Secessione, e le protagoniste sono le abitanti di un collegio femminile che si ritrovano ad ospitare un soldato nemico, portato a casa da una di loro che, imbattutasi nell’uomo durante una passeggiata nei boschi, decide di portarlo in salvo per carità cristiana. L’equilibrio (apparente) della loro “comune” viene sconquassato dall’arrivo di un elemento esterno che causa eccitazioni, ma anche gelosie e invidie…

Tratto dal romanzo A Painted Devil di Thomas P. Cullinan e trasposto su grande schermo già nel 1971 da Don Siegel con il titolo La Notte Brava Del Soldato Jonathan, L’inganno di Sofia Coppola è un’opera apparentemente canonica e calligrafica, ma intimamente ricca di potenti sommovimenti che portano a riflessioni interessanti non tanto sulla guerra e sul senso di “nemico”, quanto sulla pace apparente che spesso contraddistingue determinate situazioni e che, invece, si dimostra solo in attesa di conflagrare, manifestandosi a volte anche in maniera talmente violenta da destabilizzare lo spirito più quieto o l’equilibrio più ferreo.

L’inganno che dà il titolo all’opera (per cui Sofia Coppola ha vinto il premio alla miglior regia all’ultimo Festival di Cannes), infatti, inizialmente può essere inteso, in maniera semplicistica, come quello perpetrato dalle donne nei confronti dell’intruso, dapprima “idolatrato” e poi temuto. Ma andando più a fondo e scavando nelle pieghe di questo thriller in costume, si rivela essere presente in molti aspetti di questa storia che può avere dell’universale e, quindi, riferirsi a qualsiasi periodo storico, gruppo di persone o situazione in generale. C’è l’inganno di un uomo apparentemente affabile e gentile, seppur attraversato da pulsioni (sessuali e di vanità in generale) comuni a quasi tutti gli uomini del resto, che però dimostra una prepotenza e un desiderio di sopraffazione nei confronti del genere femminile. C’è l’inganno di un gruppo di donne apparentemente indifese e timorate di Dio, che nascondono una lussuria fin troppo sopita e poi palesemente esposta, ma soprattutto una “cattiveria” e un “girl power” inaspettato. C’è l’inganno del luogo in cui si muovono queste pedine, apparentemente luogo sicuro in cui nascondersi e difendersi dai pericoli della guerra, ma in realtà prigione castrante e “abbrutente”. C’è l’inganno della natura stessa, in grado di fornire sostentamento con i suoi frutti, ma anche presagi di morte derivanti dagli stessi. C’è, infine, l’inganno dell’austerità e della compostezza, che anch’esse nascondono delle “voglie”, degli impulsi e degli isinti incontrollabili (in questo senso è straordinario, anche per come è interpretato algidamente e splendidamente da Nicole Kidman, il personaggio della direttrice del collegio).

Il film, quindi, oltre a farsi apprezzare soprattutto grazie ad una straordinaria fotografia caratterizzata dalla luce naturale negli esterni e dal bagliore delle candele negli interni, nonché dalla quasi lingannoframetotale assenza di colonna sonora, cosa che riesce a restituire in maniera magistrale il senso di incombenza del “pericolo” che viene dall’interno, nonosante fuori ci sia quello palesemente atteso per via della guerra, è un’opera stratificata cucita su una trama di inganni e di mistificanti convinzioni, siano esse etiche, sociali o di genere sessuale (non sempre, insomma, il sesso debole è quello femminile e, viceversa, non è detto che quello maschile sia necessariamente quello che incombe sull’altro).

Solo apparentemente femminista, infatti, L’Inganno gioca anche su quest’altra “trappola” interpretativa: non è di puro girl power che si parla, ma di un intricato gioco di parti che non condanna né salva totalmente nessuna delle due “formazioni” schierate in questa battaglia. Non è un caso, dunque, che in questo articolo sia stato utilizzato il termine “apparentemente” così spesso, proprio perché l’ultima fatica della Coppola è proprio sull’inganno dell’apparenza che fonda il suo significato più nascosto e contemporaneamente più apprezzabile.

ALESSANDRA CAVISI

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