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Bird Box: basta non guardare per sopravvivere…

birdboxlocandinaAdattamento dell’omonimo romanzo di Josh Malerman del 2014, Bird Box è un post-apocalittico che racconta di un’umanità decimata dal fatto che nel mondo aleggiano delle presenze che, una volta incrociato lo sguardo delle persone, le portano al suicidio. Malorie, una delle superstiti, si ritrova a viaggiare da sola con due bambini in cerca di un posto sicuro dove ricominciare, ma riuscire a sopravvivere portando quasi perennemente una benda sugli occhi, non sarà cosa semplice…

L’Apocalisse vien guardando”: si potrebbe riassumere così il plot di questo film, distribuito da Netflix, che ha fatto e sta ancora facendo parlare molto di sé, nonostante non sia sicuramente da annoverare tra le pietre miliari del genere. Però qualcosa funziona e, così come in A Quiet Place, la doppia metafora che sta alla base della narrazione riesce ad arrivare allo spettatore, seppur con qualche retoricismo di troppo (soprattutto in questo Bird Box), trasmettendo una sana dose di inquietudine e un’equilibrata commozione.

Una delle due sottotrame, dicevamo, è il tema della genitorialità, argomento al quale Susanne Bier pare essere affezionata se andiamo ad esaminare la sua filmografia. In particolare, l’“orrore” che si può celare nella presa in carico totale di un altro essere umano indifeso e totalmente dipendente dalla figura genitoriale. La protagonista di questo film, così come i due del film “cugino” di John Krasinski, impara con amarezza, sofferenza ed estrema difficoltà cosa vuol dire essere madre e lo fa introiettando il valore del sacrificio, da un lato, e della fiducia, dall’altro. Non puoi essere un genitore, insomma, se non sei pronto a soffrire, ma anche a lasciarti andare.

Il secondo sottotesto, invece, allarga l’“orrore” della genitorialità all’“orrore” dell’umanità: viviamo in un mondo talmente terribile, ormai, che “guardarlo” (o “sentirlo” nel caso di A Quiet Place), può portare a desiderare di abbandonarlo. Ma se nel film di Krasinski eravamo spettatori di soluzioni narrative e stilistiche più particolari e dimesse, qui veniamo posti di fronte ad un classico “blockbusterone” con tutti i pro e i contro del caso.

Tutto sommato, comunque, Sandra Bullock regge bene tutto il peso dell’opera sulle sue spalle, il ritmo è sempre ben sostenuto da un alternarsi tra passato e presente ben rappresentato da un montaggio adeguato e, tralasciando macchiette e passaggi narrativi che sfiorano il ridicolo involontario e la banalità più assoluta, il finale ci sorprende, genitori o no, commuovendoci considerevolmente senza troppa stucchevolezza.

Tra i protagonisti, a parte un John Malkovich più gigione che mai in un ruolo inutilmente ambiguo, il rapper Machine Gun Kelly, irrilevante sia come personaggio che come interprete, che nella vita reale ha tentato il suicidio per overdose, cosa sicuramente ininfluente sotto tutti i fronti, ma curiosità di non poco conto, considerata la trama di questo film. Il mondo del rap, d’altra parte, presta spesso i suoi rappresentanti alla settima arte, sia con ruoli minori, come in questo caso, sia con ruoli da protagonisti: basti citare gli ormai navigati Will Smith e Mark Wahlberg, senza dimenticare 50 Cent, Eminem, Ice Cube, Snoop Dog, Ja Rule e addirittura i nostri J.Ax e Dj Jad, che hanno recitato in Senza Filtro, una pellicola dedicata alla loro storia. E si potrebbe continuare a lungo. Ma se nei primi due casi la fusione delle due carriere è riuscita decisamente bene, lo stesso non si può dire per gli altri colleghi, compreso Machine Gun Kelly, all’anagrafe Richard Colson Baker, che qui non solo ha un ruolo marginale, ma si prende anche il demerito di essere protagonista di una sottotrama che poi viene abbandonata un po’ a se stessa, anche se in realtà metaforizza in parte il sunto di fondo della pellicola, dal momento che, insieme alla sua ragazza, abbandona il gruppo di sopravvissuti per andare non si sa bene dove, dal momento che non lo rivedremo più. Della serie, insomma, che l’individualismo e l’egoismo, sono sicuramente tra i “mostri” che portano i protagonisti di questa storia apocalittica al suicidio.

Qui il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=INJ2bPFy108

ALESSANDRA CAVISI

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