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La simmetria degli Asymmetry conquista con “Tomorrow’s Inner Space”

asymmetrytomorrowinnerspacecoverGli Asymmetry sono un quartetto milanese alternative-prog-rock e Tomorrow’s Inner Space è il loro disco d’esordio uscito dopo quasi due anni rinchiusi in sala prove. E il risultato si sente: negli arrangiamenti, nelle melodie e nei cambi di tempo tutto sembra essere il frutto di un lavoro minuzioso e ricercato. Un concept album che racconta la giornata di un “paranoico” e che ne descrive i momenti passati in solitudine rinchiuso in casa deciso a vivere una vita passivamente da non protagonista.

L’album inizia con Moonset, breve brano minimale composto prevalentemente da un piano che suona ossessivamente, quasi ad indicare la “quiete prima della tempesta”…

Con Dunes inizia propriamente il viaggio. Il brano apre carico con un riff di batteria predominante e chitarre distorte che vanno man mano allungandosi diventando “noise” per poi spegnersi in un delizioso bridge che placa i ritmi e reintroduce il piano. Il finale vede sommare nuovamente tutti gli strumenti chiudendo in maniera orchestrale.

In Cave si fanno predominanti i controtempi e le distorsioni psichedeliche, che rievocano suoni alla Porcupine Tree. Ottima la parte finale con la batteria in doppia cassa.

Ice procede su ritmi più pacati con un sound malinconico ed una voce ripetitiva, quasi ad indicare un momento di alienazione del protagonista. E poi c’è Hive, sicuramente i cinque minuti migliori del disco. Dai primi ascolti salta all’orecchio la somiglianza con mostri sacri del genere quali i Tool (soprattutto dei tempi di Ænima). La voce compare solo a metà canzone ripetendo sempre la stessa frase e svolge, volutamente, solo il ruolo di comprimario nel brano senza mai sovrastare la splendida cavalcata creata dal connubio tra batteria e basso. Poi il pezzo termina quasi di colpo, così come era iniziato, e sembra comunicarci di ricominciare per farlo sembrare un unico infinito brano. Davvero un pezzo eccezionale che innalza il valore dell’intero disco.

Blades è più diretta e potente e strizza l’occhio a sonorità metal/stoner pur mantenendo la linearità del disco, mentre Waves viaggia malinconica basandosi sul contrasto creato da voce sussurrata, chitarre in delay ed un drumming portante ed imponente. Un pianoforte schizofrenico ed il gioco dei controtempi creano l’altra piccola gemma musicale chiamata Absinth.

Sunrise, infine, chiude il disco così con un pianoforte ossessivo accompagnato da una batteria in loop, e più che “asymmetry” sembra che invece in questo disco vi sia una perfetta simmetria disegnata dalla ciclicità che torna tanto nelle singole tracce quanto nell’intera tracklist.

Gli Asymmetry con questo loro lavoro dimostrano di essere una band già matura e con le idee chiare. Il progetto è ambizioso e anche se le ispirazioni si sentono tutte non è affatto un male, anzi. Un applauso in particolare alla sezione ritmica articolata ed ineccepibile.

La pagina facebook: https://www.facebook.com/asymmetry.mu/

Il videoclip di Waves: https://www.youtube.com/watch?v=Fy9YF0wf_7E

NICOLA LOTTI

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