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Un’immersione nelle profondità umane con Plancton, “il Kid-A di Alessandro Fiori”

alessandrofioriplanctoncoverAlessandro Fiori dice che Plancton è il suo Kid-A, e un po’ ci sta. Il suo quarto album solista è un disco oscuro, ostico, perfino respingente. Ma una volta che hai preso coraggio e ti sei tuffato, è difficile poi riemergere indifferente. Più probabile essere risucchiato da questa materia magmatica di suoni liquidi che somigliano tanto ai più profondi abissi marini: puliti e insieme densi e neri, soffocanti e all’apparenza desolati, in realtà brulicanti di forme di vita aliene e misteriose. Si muovono in quest’atmosfera amniotica i protagonisti dei surreali e poetici racconti di Fiore, mentre un senso di morte fluttua tutt’intorno ma non fa paura, toccato attraverso questa materia onirica e ovattata è quasi consolatorio. Una morte raccontata non tanto come fine ma come abbandono alla corrente degli eventi, come cambiamento, flusso che conduce verso un altro luogo o un’altra dimensione, non necessariamente peggiori. Un posto dove c’è ancora luce, come nell’apertura dalla solarità inquietante alla Iosonouncane di Aaron, o in una Piazzale Michelangelo dove la bellezza arriva filtrata da un obiettivo che tiene fuori ogni minaccia. Si affaccia esplicita, la morte, in Ho paura, ma è esorcizzata attraverso la fantasia infantile che tutti sperimentiamo di essere presenti al momento della nostra stessa dipartita.

Uno humour acidulo e molto personale che torna in Mangia! e Madonna con bambino rubato, ma c’è posto anche per un’autentica tenerezza, quella che si respira nella commovente storia di amore e malattia Ivo e Maria. E senza nemmeno capire bene perché, ci si ritrova in questi testi solo apparentemente frammentari e astratti, in questi suoni ora pieni ora minimali, a sprazzi melodici, cupi e opprimenti ma illuminati da lampi di accecante vitalità, si scopre o riscopre qualcosa di sé proprio come se si fosse soli in un ambiente dove l’unica cosa da fare è lasciarsi andare al mistero dell’esistenza. Per poi, come suggerisce l’ultima e più ariosa traccia, tornare in superficie e ricominciare a respirare. Serenamente.

Il video di Mangia!: https://www.youtube.com/watch?v=IWRAvpENHzY

LETIZIA BOGNANNI

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