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Dall'11/03 al 14/04
- Mostra personale di Vito De Leo.
Nell'ambito di MODULAZIONI. Organizzazione Ce.S.A.Coo.P.Arte

Presso: Caffetteria De Nittis, Via L. De Nittis, 2 - BARLETTA
Per info: 0883 33 23 64


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RECENSIONE:

POLISH - AEDI (2009 - Jestrai)

Come chiudere gli occhi e trovarsi improvvisamente in un bosco dalla rigogliosa vegetazione che, fitta e intensa, non filtra completamente la luce del sole, anzi le dona quella sfumatura di pace e freschezza che normalmente manca al Grande Astro...

Come passeggiare fuori dal tempo, in questo bosco, è ascoltare la musica degli Aedi (e dal loro ascolto su disco si comprende e apprezza in pieno la scelta del nome: richiamo agli Aedi dell'antica grecia, saggi cantori di solito rappresentati come ciechi, in quanto senza il “fastidio” della vista potevano sviluppare le capacità visive e percettive dell'anima).

Polish, il loro ultimo EP, antipasto per un album che sarà sicuramente una perla preziosissima per l'underground italiano (e se ne accorta anche la Jestrai, che si è subito assicurata questo cimelio musicale), è composto da soli quattro brani, ma che già riescono a mostrare in pieno l'anima poeticamente indie-rock del gruppo.

Polish, prima traccia e brano che dà il nome all'intero disco, ci mostra da subito una band compatta e ispiratissima, che riesce a mescolare senza problemi la voce dolce e suadente di Celeste, il suo pianoforte sottile, tintinnante e delicato, con una massiccia dose di chitarre graffianti e una sezione ritmica che ti colpisce dritta allo stomaco, degne dell'indie-rock di maggior qualità.

L'ingannevole tranquillità medievale dell'intro piano e voce della successiva My Perfect Home si sviscera, nella seconda parte del brano, in una danza ipnotica (che dal vivo devasta e scuote fino all'ultimo granello di polvere), sostenuta e adrenalinica ma perfettamente impreziosita dalle melodie evanescenti e dalla voce che diviene completamente strumento tra gli strumenti.

 Se, con questi due brani, la perfezione degli arrangiamenti non fosse risultata ancora abbastanza chiara, giunge Flowermoondolls, con i suoi 7 minuti e mezzo di oniriche visioni, a sciogliere ogni dubbio: la perizia degli Aedi nella cura dei dettagli (che tanto dettagli poi non sono) e dei suoni, ricercati e ben selezionati, sembra chiaramente provenire dalle viscere dell'anima, perché la tecnica non può arrivare ad insegnare tanto.

La conclusiva Lake S Air è una ballata in crescendo: risente molto di atmosfere pop ed è fatta di quella sottile polvere luminosa di cui sono fatti i sogni.

Complessivamente, nella loro comunque palese originalità, gli Aedi suonano come se Elisa e i Cranberries, in gita scolastica in Irlanda, decidessero di coinvolgere tutti i folletti dei boschi irlandesi per fare insieme una festa meravigliosa e senza tempo in un luogo fuori dal mondo.

Ascoltare per credere...

DORIANA TOZZI

 

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