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I Love Shopping! PDF Stampa Email
Venerdì 03 Dicembre 2010 18:38
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Ogni giorno siamo bombardati da messaggi pubblicitari che ci incitano all’acquisto di un qualsiasi prodotto, dall’elettronica all’oggetto più in voga dell’anno, dal meno caro al più lussuoso, alimentando sempre di più desideri, aspettative e prospettive di vita sempre più vicine al benessere assoluto. Per questo, il servizio pubblicitario di turno cerca il più possibile di presentare una realtà distorta, mostrando un mondo fantasmagorico, perfetto e privo di sbavature: la famiglia felice, una ragazza statuaria che sale in un'automobile all’ultimo grido, il profumo che viene mostrato come una pozione magica che ci farà vivere una storia d’amore inimmaginabile... e via discorrendo.

Ogni pubblicità è studiata e valutata da un team di esperti, per renderla il più possibile incisiva nella mente della gente, che guarda passivamente e assorbe inconsciamente tutti quei messaggi subliminali che il cervello poi elabora.

Le interpretazioni psicologiche, per quanto concerne l’ossessione all’acquisto di materiali spesso non indispensabili, sono molteplici, ma quella più condivisa presuppone l’acquisto come una sorta di protezione dell’identità, quasi una regressione dell’Io alla fase intrauterina dove, avvolti dalla placenta eravamo sicuri e ci sentivamo protetti. Così il possesso di oggetti inutili a livello pratico, inconsciamente è una sicurezza per noi stessi, per via dell'apprezzamento da parte degli altri, dunque per attestare la propria presenza nel mondo. Non passa di certo inosservata, quindi, la loro eccentricità, ma anche il loro eclettismo: sono, infatti, individui camaleontici, flessibili, profondamente instabili, sempre alla ricerca di una identificazione.

di Alan Parker, decisamente di stampo lacaniano:

 
 

Viene in mente una frase del film The Life Of David Gayle

 
“Le fantasie non devono mai essere realistiche perché nel momento in cui otteniamo quello che cerchiamo, non lo vogliamo, non possiamo volerlo più. Per poter continuare ad esistere il desiderio deve avere i suoi oggetti eternamente assenti. Non è quella cosa che noi vogliamo, ma la fantasia di quella cosa.”
 

DONATELLO GIANNINO

 

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