
| Psicologia dopo uno squillo |
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| Martedì 16 Agosto 2011 12:15 |
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Non appena la prima nota stimola il nostro primo nervo uditivo, nell’essere umano si scatena uno tsunami di emozioni, gioia, felicità, paura, sorpresa, noia, rabbia, che si mescolano e si miscelano, fino a quando non riusciamo a vedere sul display il nome di chi ci sta chiamando. A questo punto, a seconda del mittente, alcune emozioni si fanno più predominanti rispetto ad altre. Siamo felici se a chiamarci è il nostro caro amico, ci secchiamo se di sabato sera ci chiama papà, siamo sorpresi e curiosi se ci chiama il Sig.Numero Privato. Non è finita qui però! Così come papà può chiamarci per dire di aver prenotato una vacanza alle Maldive per tutta la famiglia, il nostro carissimo amico può telefonarci per dirci che la macchina che gli avevamo prestato è andata distrutta in un incidente, ed è così che emozioni che pensavamo di aver “scartato” riaffiorano e pervadono il nostro stato d’animo. E pensare che tutto questo parte da un semplice squillo, da una semplice combinazione di note riprodotte in sequenza. Lo “squillo”: l’elemento più cinico presente in natura! Sia si tratti di una bella notizia sia di una brutta, lui è sempre tale e quale, imperturbabile, immutabile, inesorabilmente ripetitivo, serioso anche se poco serio, rompe la monotonia del silenzio e ci avvisa che qualcosa sta per accadere. Dovessi provare a disegnarlo, lo rappresenterei come un uomo di mezz’età in abito scuro impeccabile elegante e preciso, con una mano fuma una pipa e con l’altra mantiene una valigetta ventiquattrore nera contenente il nostro messaggio. Come ogni buon ambasciatore, non porta pena ma… scusate vi devo lasciare: mi squilla il telefono.
VINCENZO CIRILLO |


























