Informativa breve sull' uso di cookie ai sensi del provv n 229/2014 Garante Privacy

Passione Tv (il cinema nel piccolo schermo) – 44 – The End Of The F***ing World

locandinatheendofthefuckingworld1The End Of The F***ing World: ironia nera, pulp e disagio adolescenziale nel teen drama che ha stupito tutti

Il 5 novembre è stata rilasciata sulla piattaforma Netflix la seconda e ultima stagione di questo teen drama molto poco teen e molto drama che ha puntato a descrivere il disagio adolescenziale dei due protagonisti, disfunzionali e un po’ “matti”, utilizzando come armi principali un’ironia nera irresistibile e una colonna sonora con brani scelti capillarmente e scrupolosamente per descrivere, più di ogni gesto o parola, quello che i due ragazzi provano in determinati momenti, scandagliando i loro pensieri e le loro interiorità, interrompendo a volte in maniera brusca e funzionalissima il flusso delle loro coscienze, sottolineando alla perfezione ciascuna situazione che li vede protagonisti.

Abbiamo James, un ragazzo con manie omicide a causa di un evento traumatico del passato che, dopo essersi esercitato per anni con dei poveri animali, decide di passare agli esseri umani, scegliendo proprio Alyssa, una compagna di scuola dai modi rudi e dall’atteggiamento ribelle, con alle spalle una famiglia disfunzionale e una grande voglia di ribellarsi al “sistema”. L’incontro tra i due, però, porterà entrambi su strade che mai avrebbero immaginato, iniziando una vera e propria fuga costellata da azioni decisamente fuori dal comune (basti vedere come Alyssa tratta le cameriere, finendo poi, ironia della sorte, nella seconda stagione a fare lei stessa quel lavoro), fino ad arrivare ad un incontro fortuito che li farà cadere, loro malgrado, in una spirale di sangue, morte e violenza da far rabbrividire anche il più scafato degli adulti.

La prima stagione lasciava in sospeso lo spettatore che non sapeva cosa aspettarsi, soprattutto circa la sorte di James, braccato dalla polizia e vittima di un colpo di pistola. La seconda stagione, in barba alle aspettative, si apre facendoci conoscere un terzo personaggio, Bonnie, altrettanto problematico e altrettanto disfunzionale, alla ricerca dei due ragazzi con un unico scopo nella testa: vendicarsi di un torto da loro subito. Senza fare troppi spoiler, inutile dire che i tre in qualche modo si riuniranno e le situazioni da humour nero, già presenti nella prima stagione, torneranno a farla da padrone, con questo nuovo personaggio che riesce a catalizzare l’attenzione su di sé, senza però spostare il focus sulle personalità dei due protagonisti alla folle ricerca di una stabilità emotiva e per questo decisi in qualche modo a fermare la loro fuga perenne, ricominciata ancora una volta, nonostante i buoni propositi che li avevano portati a separarsi e a condurre vite apparentemente “normali”.

theendofthefuckingworld11Senza svelare come i tre concluderanno il loro percorso, basti dire che un altro punto di forza di The End Of The F***ing World, la cui prima stagione è tratta dalla graphic novel omonima di Charles Forman, con la seconda che procede su binari propri, sta nelle intense interpretazioni dei protagonisti, in grado di farci entrare in totale empatia con questi adolescenti fuori dal mondo, alla ricerca di un loro posto e di una stabilità mai avuta in precedenza. Gli sguardi e le espressioni di Alex Lawther nei panni di James, così come gli occhi che si riempiono di lacrime di Jessica Barden nei panni di Alyssa, nonostante l’atteggiamento coriaceo mantenuto per tutto il tempo, contrappuntati dalle movenze particolari e dai gesti scattanti di Naomi Ackie nei panni di Bonnie, rendono questo teen drama molto più maturo e interessante degli altri prodotti appartenenti al genere, trascinandoci nelle sue atmosfere grottesche e surreali, raccontandoci con ironia, ma anche con intensità e comunicatività emotiva, il percorso di crescita e consapevolezza di se stessi e della vita compiuta dai protagonisti. Percorso che termina con un atto di estrema tenerezza che arriva a commuoverci in maniera totalizzante, ma che, in linea col carattere della serie, viene stemperato da una battuta che non lo fa cadere nella ruffianeria e nel patetismo, elementi totalmente assenti in questa serie che si fa guardare tutta d’un fiato e intrattiene piacevolmente senza mai un intoppo.

Trailer della serie:

ALESSANDRA CAVISI

 

Check Also

locandinaceraunavoltaahollywood

C’era Una Volta… A Hollywood e la “fissazione” tarantiniana per il western all’italiana

Hollywood, 1969: Rick Dalton, in passato celebre attore della serie televisiva western Bounty Law, non …

Lascia un commento